Comunque andranno le cose, resta il fatto che il vulnus cè stato, anche ripetutamente, e ancora non è stato sanato. Dopo gli idilli e i successi elettorali che hanno prodotto una omogeneità politica verticale dei governi, Lombardo è stato costretto a difendere le prerogative della Regione dagli attacchi del governo centrale di cui il Mpa fa parte. Centrodestra contro centrodestra, dunque. Uno scenario imprevedibile che si verifica - ironizza Gianfranco Micciché - anche perché manca o difetta lavversario istituzionale. Daltra parte, per una coalizione come quella del centrodestra siciliano (allargato allUdc) con una consistenza numerica oscillante fra il 70 e l80 per cento dei suffragi diventa quasi inevitabile introiettare il contrasto, le spinte competitive, le bramosie di potere personali e di gruppo. Specie quando dellopposizione si hanno rare notizie. A parte le sconfortanti cronache del braccio di ferro tra Faraone e Terminelli che paralizza, e ridicolizza, il Pd palermitano. Allorizzonte del nostro futuro si profila, dunque, una conflittualità inedita, politicamente illogica, allinterno del blocco di centrodestra che potrebbe sottoporre il governo a prove dure e defatiganti. I primi segni si possono cogliere già in questi giorni. Basta osservare quello che avviene tra Roma e Palermo a proposito dei provvedimenti «anti-autonomistici» deliberati dal governo Berlusconi che pure ha fra i suoi obiettivi prioritari la riforma federalista dello Stato. Come dire: in attesa che si vari il progetto federalista dissolutorio di Bossi, si calpestano i diritti costituzionali della Sicilia. Materia delicata, complessa attorno alla quale si sta svolgendo un gioco ingannevole, fatto dimperizia e di furbizie, con un ministro (Calderoli, quello del "porcellum") che prima taglia e poi promette di rattoppare, con un presidente del Senato sempre più laudativo e rassicurante che fa da pompiere e un ex presidente di Regione (Cuffaro) che da Roma, nelle vesti delloppositore, incalza il suo successore sul terreno del vittimismo piagnone (magari sperando di coglierlo in fallo) mentre a Palermo è nella maggioranza di governo e ne incassa i dividendi. E così Lombardo, seppure a denti stretti, ha dovuto reiterare la minaccia del ricorso alla Corte costituzionale contro alcuni provvedimenti varati dal governo Berlusconi di cui il suo partito, il Mpa, è parte integrante. Ricorso legittimo, ma non può essere un espediente per saltare il confronto politico. Prima di ricorrere alla carta bollata, la gente vuol sapere - per esempio - cosa hanno fatto e faranno i parlamentari siciliani del centrodestra per impedire che lo sgravio dellIci (alle famiglie facoltose) venga finanziato coi fondi, stanziati da Prodi, per realizzare importanti infrastrutture in Sicilia. Ma sulla strada accidentata del governo Lombardo non cè solo il contenzioso Stato-Regione. Le cose sembrano ingarbugliarsi anche sul versante delle problematiche siciliane. Sono giunti al pettine nodi vecchi e insoluti (spesa sanitaria, riforma dellamministrazione, gestione dei beni culturali) che rischiano di compromettere la capacità operativa e propositiva, il futuro stesso della Regione. Settori difficili per i quali si richiedono decisioni anche drastiche. Non a caso la responsabilità di conduzione dei relativi assessorati è stata affidata a due stimati magistrati. Strano. Fino a ieri, lassessorato alla Sanità era il più ambito, faceva gola a tutti, oggi nessun politico lo ha rivendicato. Forse perché ci sono tagli da operare e quindi proteste da fronteggiare come quelle dei titolari e dei dipendenti delle strutture convenzionate della sanità privata? Insomma, quando cè un «lavoro pesante» da fare il politico se ne sta alla larga e lascia il posto al tecnico. Tanto se le cose dovessero mettersi male, lo si può sempre scaricare e così rabbonire le schiere di clientes inviperiti. Non sarebbe questa la prima volta che si offre alle «vittime» del risanamento la testa del risanatore. Uneventualità, forse, già messa in conto dai due tecnici che non sembrano intenzionati a esporsi più dello stretto necessario. Vedremo. Tuttavia, in questo settore il conflitto potrebbe provocare una ferita profonda nel corpo dellelettorato più elitario del centrodestra che da un governo amico certo non saspettava un trattamento così severo. Erano così sicuri del contrario da rifiutare, altezzosamente, lincontro con la candidata del centrosinistra durante la recente campagna elettorale regionale. In Sicilia per fare le riforme ci vorrebbe ben altro governo. Qui ogni accenno di riforma suona come una minaccia per il sistema di potere dominante. Il programma del governo non è chiaro, in taluni tratti ambiguo, titubante. Nellindeterminatezza, cominciano a serpeggiare inquietudini e disagi anche in altri ambienti sociali che hanno votato a valanga Lombardo presidente. Certo è prematuro trarre conclusioni, tuttavia da questi primi passi si ha la sensazione che la navigazione del governo non sarà agevole e potrà riservare sorprese sul terreno dei rapporti politici.