Settanta installazioni interattive ci raccontano le storie di uomini e donne della civiltà romana di Pompei, Stabia, Capri e dintorni. I l 24 agosto del 79 dopo Cristo, quando il Vesuvio eruttava cenere e lapilli sulle teste dei pompeiani, pioveva a dirotto. La vicina città sul mare di Ercolano venne sepolta da un'enorme ondata di fango, detriti e lava bollente che, una volta raffreddata, s'indurì come la più dura delle pietre. Dopo un rinvenimento casuale nel 1738, i Borboni o chi per loro, spesso per abbellire le proprie case, iniziarono a cercare e restituire alla luce quelle vestigia, i decumani e i cardi che formavano la rete viaria con tanto di fogne, le dimore a due piani. Oggi Ercolano, con la sua pianta greco-romana a scacchiera, con le sue dimore affrescate, con la casa del magnifico mosaico di Nettuno e Anfitrite, ma con la villa dei papiri chiusa (in corso un recupero sponsorizzato dall'impresa tecnologica statunitense Packard, dovrebbe riaprire fra 3 anni) e porzioni delle terme maschili off limits per lavori, è un sito archeologico frequentato oltre 250mila turisti l'anno. Incassato sotto scarpate di 16 metri dal livello stradale, la città fondata da Eracle vive quasi soffocata da quella moderna, dalle abitazioni gialle e altre grigio-fatiscente protese sullo scavo, che sovrasta oltre due terzi della superficie antica, teatro incluso,ma non si può certo buttar giù cacciando gli abitanti. Ora, l'Ercolano moderna tenta la carta tecnologica. Con un occhio rivolto alle nuove generazioni cresciute a pane, tv e computer, attraverso un percorso tra pareti di lava posticcia nel buio, tra suoni e odori, la cittadina apre il Museo archeologico virtuale, o Mav: qui dispiega un viaggio virtuale attraverso oltre 70 installazioni interattive e plurisensoriali sulla civiltà di Pompei, Ercolano, Stabia, Capri... Un viaggio in una società eclettica, pronta ad adorare sia l'egizia Iside sia l'eroe Ercole, propensa ai piaceri della carne senza tanti confini di genere sessuale. Un percorso di immagini fluttuanti per raccontare la vita al primo impero: invece case con il fango di 2mila anni fa, pareti affrescate a color cadmio o nero, nel Mav fluttuano i led di parole che sfiorandosi fermano per ricomporre massime filosofiche sul dolore, la giustizia, la felicità e il male; fluttuano immagini, acqua vaporizzata, voci, rumori, per un'esperienza virtuale benché, insegnava il film Matrix, il confine tra materiale e virtuale può svanire e il virtuale può diventare reale quasi quanto gli scheletri dei poveracci che nel 79 d.C. cercarono scampo nel mare, in spiaggia li uccise un gas mortale esalato dalle onde e le cui ossa sono fuori portata dei visitatori. A poche centinaia dimetri dagli scavi, in un edificio che è stato prima casa del fascio, poi scuola, in una via trafficata come sono trafficate le vie nello sconfinato e ininterrotto territorio urbanizzato intorno a Napoli,con10milioni di euro di spesa e 3 anni di lavoro, da un'idea di GaetanoCapasso della società Capware, il Comune, la Provincia di Napoli, la Regione (amministrati tutti dal centro sinistra) hanno aperto ieri il, dicono, «primo museo archeologico virtuale al mondo»: «primo» perché qualcosa di simile, non di uguale, esiste solo a Parigi, con il recente museo sulla vita di Charles De Gaulle. Il Mav vuole instaurare rapporti particolari con chi entra. In queste stanze sotterranee sfiorando con un dito uno schermo sulla parete scorrono le riproduzioni degli affreschi erotici di Pompei, quelli del Lupanare contanto di cunnilingus, rapporti a due, a tre... Al cui proposito c'è una cautela interattiva: un badge (elemento con dati) all'ingresso identifica età, sesso, lingua (per ora italiano e inglese) del visitatore di turno. Perciò le installazioni «parlano » in italiano o inglese a seconda di chi hanno davanti, e con una bambinoa sfumano in immagini con bambini le esplicite scene sessuali. Il decollo della struttura campana segue un accordo da 30milioni di euro stilato l'altro giorno da Regione e Comune per riqualificare il patrimonio culturale e il paesaggio urbano di Ercolano. Se e come funzionerà il Mav è presto per dirlo. Lo diranno la risposta del pubblico (dovrà puntare molto sulle scuole), se e quale interessamento scientifico smuoverà, il tempo, e purché niente vada a scapito della situazione urbana intorno agli scavi (che sono statali). Corre però l'obbligo di annotare, all'apertura, l'assenza del soprintendente competente di questo e altri luoghi vesuviani come Oplontis o Stabia, l'archeologo Pietro Giovanni Guzzo: avrà avuto altro da fare, preso in questi giorni dalle complicate faccende pompeiane laddove il ministro Bondi sta per fare un sopralluogo il 25 luglio e spedire un commissario per riaggiustare la situazione di degrado intorno al sito. Mav: orario 9-17, chiuso lunedì, ingresso 7 euro, tel. 081 19806511, www.museomav.com
ERCOLANO È il primo Museo archeologico virtuale d'Italia
Il Museo archeologico virtuale (Mav) di Ercolano, in Campania, è stato inaugurato con oltre 70 installazioni interattive che raccontano la civiltà romana di Pompei, Ercolano, Stabia e Capri. Il museo è stato realizzato con un investimento di 10 milioni di euro e 3 anni di lavoro. Il Mav offre un viaggio virtuale attraverso la storia della civiltà romana, con immagini fluttuanti, suoni e odori che raccontano la vita al primo impero. Le installazioni parlano in italiano o inglese a seconda dell'età e del sesso del visitatore. Il museo è stato aperto al pubblico e l'ingresso costa 7 euro.
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