Che non si possa cavare sangue dalle rape è fatto non solo accertato ma certificato dalla cultura popolare. Si potrà invece cavare denaro dalla cultura? La domanda pare inevitabile parlando di gratuità dei musei: potranno mai questi essere redditizi se non si paga il biglietto? «Quello della redditività delle i-stituzioni culturali era un mito degli anni Ottanta- taglia corto Guido Guerzoni, docente di management dei beni culturali alla Bocconi -. Negli Stati Uniti, dove sono molto attenti all'aspetto economico, dai biglietti un museo riesce a ricavare il 18-20 per cento delle spese di gestione; con altri servizi (merchandising, audioguide, punti ristoro, ecc.) arrivano a coprire un 35-40 per cento o poco più, in casi assolutamente eccezionali si tocca il 70 per cento: sono dati che emergono da un recente sondaggio a cui, su 6mila musei hanno risposto in 800. Il resto è finanziato dai fondi di dotazione o da contributi pubblici o privati. In Italia quelli meglio organizzati incassano l'8 per cento del bilancio. E stiamo parlando dei musei di dimensioni cospicue, perché al di sotto di una certa soglia di flusso alcuni servizi (quali quelli attinenti alla ristorazione o il bookshop) non raggiungono il break-even. Per fare un esempio, il Met di New York ha 140 addetti al merchandising: una struttura enorme». Ma allora anche sotto il profilo economico la gratuità ha senso, se comunque si incassa così poco... «C'è chi ritiene che togliendo i biglietti si massimizza il numero di visitatori e questo ha ricadute positive sugli introiti da servizi. Da quando sono passati alla gratuità i musei inglesi hanno aumentato le visite del 60-70 per cento. Ma per compiere tale operazione occorre una struttura capace di offrire servizi di qualità e svolgere attività che suscitano interesse, quali mostre antologiche a pagamento ben pubblicizzate. E questo funziona solo dove c'è un forte bacino di utenza, come in una grande città. In Italia però la gratuità non funziona: se si paga l'ingresso è dimostrato che qui il numero di visitatori aumenta, non diminuisce. Evidentemente si pensa che quanto è gratuito non ha valore». La cultura sembra non avere un valore monetizzabile... «Lo ha come indotto: quante attività alberghiere, di ristorazione e di altri servizi per turisti sono possibili proprio grazie alla presenza sul territorio di importanti musei e di altre testimonianze storico culturali? Vi sono Paesi in cui i gestori di tali attività finanziano le istituzioni culturali perché ne riconoscono la funzione di catalizzatori del flusso turistico. Ma in Italia questo non avviene...».