È proprio questa la caratteristica del museo moderno: educare le plebi per trasformarle in cittadini: un obiettivo che si propose la borghesia illuminata tra la fine del 700 e 800. E per realizzarlo istituì le scuole e aprì i musei». Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, è uno dei maggiori esperti italiani in materia, e non ha dubbi in merito alla gratuità: «Come le biblioteche, anche i musei dovrebbero esserlo. Ma questo principio è stato tenuto valido solo nel mondo anglosassone: né si paga al British Museum, né alla National Gallery di Washington. Qui da noi invece sì, un po' come per andare al cinema. Perché s'è fatta strada l'idea che visitare un museo è un modo per occupare il tempo libero: è infatti difficile che uno si chiuda in biblioteca il fine settimana, ma è plausibile che vada al museo. A me tutto questo dispiace: sogno un mondo diverso, dove si vada a studiare collezioni d'arte permanenti per scopi educativi, e ci si vada gratuitamente, come parte dell'attività di formazione della persona, come si va a scuola e all'università. .. Nel '900 dei fascismi e dei comunismi il prezzo dei musei era puramente simbolico. Ma negli ultimi decenni si è diffusa l'idea che queste istituzioni divengano aziende ed è nata l'economia della cultura. Che è un'endiadi e un ossimoro: la seconda ha bisogno della prima, la prima solo raramente comprende di aver bisogno della seconda. Spesso si trovano su versanti contrapposti; ma che la seconda debba generare profitti è tutto da dimostrare». Alcuni musei adottano un sistema "misto": gratuiti solo in certi giorni... «I Musei Vaticani per esempio: gratuiti l'ultima domenica di ogni mese. A Firenze c'è gratuità durante la Settimana dei beni culturali ma, quando ero direttore del Polo museale fiorentino, ho sperimentato che in tali circostanze il flusso non aumentava: la variazione più cospicua avveniva a vantaggio delle agenzie tu-ristiche, che dai clienti continuavano a incassare la stessa cifra per le visite, ma a loro volta non dovevano versare nulla ai musei». C'è chi fa entrare gratis i cittadini e a pagamento gli stranieri: così era un tempo per il Prado... «Qui c'è il problema del vincolo tra museo e territorio. Vi sono istituzioni, come il Louvrc, delle quali i cittadini si sentono espropriati: come se appartenessero a un altro mondo. Vi sono musei che hanno assunto una dimensione universale. Credo che molti fiorentini non siano mai entrati agli Uffizi, ma in compenso vanno al museo Horne, al convento di San Marco, al Museo Bandini di Fiesole: gioielli, ma quasi ignoti ai turisti. D museo come luogo dell'identità è diverso dal museo come fenomeno massmediale. Ai grandi musei nazionali manca forse la capacità di farsi carico dell'aspetto identitario. Così questo si riduce alla scala locale...»