Firenze e Ferrara hanno un «piano di gestione» per i rispettivi centri storici riconosciuti dall'Unesco, quindi una manutenzione e una programmazione supplementari finanziate dal ministero, il Mibac (3,5 milioni annui per il 2006, 2007 e 2008). Napoli, come Ferrara nella lista del patrimonio mondiale dall'anno 1995, invece, non ha neppure la bozza di un piano, dello strumento di tutela imposto dalla legge italiana (la 77 del 20 febbraio 2006). Ed è in alto mare anche il cosiddetto Grande Progetto Centro Storico di Napoli, annunciato con un'intesa Curia-Enti locali l'altra estate, che avrebbe potuto attingere a fondi europei fino a 200 milioni per rimettere in sesto palazzi, monumenti e cardines. Ma la possibilità sfumerà entro questo autunno allo scadere dei termini per la presentazione dei progetti. In altre parole: che benefici ha prodotto, sino ad ora, il riconoscimento dell'Unesco al centro storico napoletano che intanto, lamentano i comitati, difetta anche della vigilanza e della tutela basilari (vedi i graffiti dei Mastiffs su San Lorenzo e piazza Bellini mai rimossi, ndr) e della manutenzione ordinaria? La redazione del piano di gestione spetta al Comune. Anche Roma c'è arrivata in forte ritardo, ricorda l'architetto Pasquale Belfiore, presidente dell'Istituto nazionale di Architettura, tra i promotori (con Napoligg e Città Antica) delle proteste per il degrado del centro storico partenopeo che hanno raggiunto Unesco di Parigi: «Ma ciò che a Roma è un peccato veniale, perché la manutenzione dei monumenti Roma la fa, a Napoli diventa mortale», spiega Belfiore. Il centro storico napoletano rischia la cancellazione dalla lista del Whc proprio per opera dell'Inarch e dei comitati che hanno raggiunto, con denunce e dossier sul degrado, l'ufficio parigino del direttore dell'Unesco Bandarin? «Assolutamente improbabile, prima di tutto perché il centro storico partenopeo non è in agenda alla riunione del Whc in corso a Quebec City», spiega il professor Maurizio Iaccarino, che è stato, dal '96 al 2000, vicedirettore generale per le Scienze all'Unesco, con qualche merito anche per i parchi del Cilento e del Vesuvio riserve di biosfera. «Né mai è stato cancellato un sito storico dalla lista del Whc per iniziativa del comitato degli Stati membri della convenzione del patrimonio -continua. L'anno scorso ne è stato cancellato uno per la prima volta, ma su richiesta dello Stato dell'Oman intenzionato ad aprire pozzi petroliferi in un deserto. Anche la lista dei siti in pericolo, una trentina, per la maggior parte dell'Afghanistan e del Congo, indica regioni di guerre, monumenti che abbisognano di maggiore tutela, non la volontà di cancellarli. Piuttosto Bandarin indica il piano di gestione fiorentino come esemplare, Napoli cosa aspetta? Attribuire invece alle proteste dei comitati la mancata presentazione della candidatura dell'area flegrea all'inclusione nella lista Unesco è segno di una sostanziale ignoranza in materia». Antonio Pariante del comitato di Portosalvo per il recupero della chiesa dei marinai, che ha censito, con lo storico Vincenzo Rizzo, oltre 200 monumenti religiosi partenopei in rovina, chiede inoltre «per quale motivo, se a Milano il Comune chiude contratti con la pubblicitaria Impredcost che assicura il restauro gratuito di monumenti in cambio di spazi per affissioni (Corsero Milano del 4 luglio, ndr) la stessa cosa non la si attivi a Napoli che ne avrebbe certamente più bisogno». Pariante fa riferimento ad una convenzione del 2006 tra Comune, soprintendenza e Impredcost per la manutenzione di 12 monumenti napoletani compresa la chiesa di Portosalvo, secondo una formula che ha già funzionato a Venezia per il monumento a Gol-doni di piazza San Bartolomeo, a Milano per la statua di Vittorio Emanuele in piazza del Duomo ed a Bologna per la fontana del Nettuno. Ma l'operazione non convince l'assessore Laudadio, che per Portosalvo ed i Decumani preferisce i fondi europei e interventi più costumati, ammesso che i progetti siano pronti entro la scadenza di autunno. Ed anche Belfiore (Inarch) sembra titubante: «Per una volta l'amministrazione sembra fare bene, i monumenti vanno venduti con una certa cautela». A ripulirli, intanto, ci pensa la pioggia.
NAPOLI - Decumani in rovina e nessun progetto. A rischio i fondi Ue
Napoli, nonostante sia stata riconosciuta dall'Unesco nel 1995, non ha un piano di gestione per il suo centro storico. Il ministero del Mibac ha finanziato la manutenzione e la programmazione per Firenze e Ferrara, ma non per Napoli. Il Grande Progetto Centro Storico di Napoli, annunciato l'estate scorsa, non ha prodotto benefici e la possibilità di ottenere fondi europei è scaduta. I comitati napoletani lamentano la mancanza di vigilanza e tutela basilari, nonché la manutenzione ordinaria. Roma ha avuto un ritardo nella presentazione del piano di gestione, ma il centro storico è ancora in buone condizioni.
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