ROMA - La nuova legge sul cinema? E' solo l'inizio, dice Giuliano Urbani. «Stiamo lavorando a una serie di provvedimenti straordinari per aiutare il settore, dal rifinanziamento del Fondo unico all'introduzione del tax shelter, dallo sviluppo delle società d'investimento nello spettacolo allo sfruttamento di nuove risorse come l'Arcus, fino ai rapporti sempre più stretti con gli istituti di credito...E mentre pensiamo a cambiare la ccnsura, abbiamo già pronto un decreto contro la pirateria». La Biennale di Venezia? «L'abbiamo riformata perché realizzi progetti ambiziosissimi per i quali sarà anche più facile trovare sponsor». Nelle prossime ore, Urbani varerà due riforme cruciali per il mondo dello spettacolo e della cultura. Oggi, sulla Gazzetta Ufficiale, verrà pubblicato il decreto sulla Biennale che diventa una Fondazione. Solo domani però, come prescrive la legge, il ministro comunicherà il nome del nuovo presidente: Davide Croff, ex amministratore delegato della Bnl, veneziano, un personaggio capace di mettere d'accordo un po' tutti. E venerdì, il titolare dei Beni Culturali presenterà al Consiglio dei Ministri il decreto legislativo sul cinema che, tra oggi e domani, opportunamente modificato con il contributo delle categorie, dovrebbe ottenere il parere favorevole della commissione Cultura della Camera. Entrambe le riforme sono attese con trepidazione, qualche nervosismo e, nel caso dell'istituzione veneziana, sono state precedute da accese polemiche. Urbani si dice sooddisfatto: «II cinema italiano attraversa un momento felice. La quota di mercato è quasi raddoppiata, sfiora il 25 per cento», dice il ministro, «E la presenza dei privati potenzierà la Biennale sotto tutti i punti di vista». Cominciamo dal cinema: se il momento creativo è buono, non altrettanto si può dire delle risorse... «Le difficoltà finanziarie del cinema vengono da lontano, dal governo di centrosinistra. E hanno cause precise. Innanzitutto il raddoppio del tetto di finanziabilità di ogni singolo film, introdotto nel '97 dal decreto Veltroni. Poi l'aumento dei fondi alla distribuzione, che sono stati assegnati senza troppi controlli. Infine il numero di film finanziati: tra il 2001 e l'estate del 2002 hanno preso soldi pubblici 110 progetti, una cifra che non ha eguali nel resto d'Europa. Questa politica ha fallo sì che lo stanziamento per il cinema si esaurisse, passando dai 350 milioni del '95 ai 215 del 2003». E la nuova legge? «Invertirà la tendenza. Un film otterrà dallo Stato non più l'80 per cento del costo ma il 50. Il finanziamento alle distribuzioni sarà legato a un meccanismo più trasparente, alla francese. Ci sarà un'unica commissione e il reference system privilegerà le imprese più solide e affidabili, mentre il ministero farà di tutto per sensibilizzare le banche e convogliare nuovi capitali, anche privati, sul cinema», Quando, in pratica, la riforma entrerà in vigore? «I decreti attuativi verranno approvati a razzo. E, lo ripeto, la nuova legge non esaurirà gli aiuti per il cinema. Presto arriveranno i provvedimenti straordinari». E nel frattempo? Gli 80 Film che hanno già ottenuto il diritto al finanziamento dovranno essere riesaminati? «Non posso rispondere oggi, ma chi ha presentato buoni progetti alle vecchie commissioni non ha ragione di preoccuparsi». E come risponde a chi paventa lo strapotere di Cinecittà, che tra l'altro gestirà la "banca-dati" dei produttori? «Che non è uno strapotere ma un servizio. Un giorno Suso Cecchi D'Amico mi disse: a che servono i finanziamenti se poi i nostri film non li vede nessuno? Bene, per parlare di servizio, nelle sale Mediaport la programmazione italiana è salita dall'8 al 40 per cento. E' una bella soddisfazione, è il mio personale omaggio alla grande sceneggiatrice...». Parliamo di Venezia. Non crede che la cronica instabilità della Biennale danneggi il cinema e l'immagine stessa dell'Italia? «Ho pensato la riforma proprio per mettere fine a questa instabilità che è anche il frutto della mancanza di fondi. Ora la presenza dei privati, con i quali la Biennale potrà costituire società per azioni a patto di mantenere il 51 per cento, aiuterà l'istituzione a tornare agli antichi splendori, a realizzare progetti di altissima qualità». E la Mostra? Caccerete De Hadeln? «Non sta a me nominare il direttore ma al cda della Biennale, in totale autonomia. Ovviamente ho delle idee sul festival, ma non interferirò. Apprezzo il lavoro svolto da De Hadeln e Bernabé (che tra l'altro mi ha chiesto di non essere riconfermato), ma il nuovo progetto ha bisogno di risorse umane fresche». E' vero che Cinecittà avrà un ruolo di primo piano nell'organizzazione della Mostra? «Solo nel mercato, come partner della nuova società di promozione del cinema Aip». Dopo le riforme, che programmi ha? «Un periodo di grande lavoro per il cinema, che attraversa un momento buono ma va aiutato. I film non li fa il ministero, ma i servizi è felicissimo di darli». Fino al 50 del costo di un film dallo Stato Reference System: i finanziamenti verranno dati non più sulla base del copione ma secondo l'affidabilità imprenditoriale dei produttori Un'unica commissione ministeriale deciderà l'assegnazione dei finanziamenti L'albo dei produttori, database sul mondo del cinema, sarà pubblico e verrà gestito da Cinecittà Oltre alla Bnl, anche le altre banche potranno fornire il credito al cinema Sarà il film stesso la garanzia data alle banche I finanziamenti saranno concessi prima della lavorazione e non più a film finito Un singolo film potrà ottenere dallo Stato fino al 50 per cento del costo Da società di cultura a fondazione Al posto della "società di cultura" la Biennale diventa fondazione Nel cda della fondazione entreranno anche due privati. Di diritto, ne faranno parte oltre al sindaco di Venezia, il presidente della provincia Venezia e della Regione Veneto La nuova Biennale potrà costituire società per azioni con soggetti privati, a condizione di mantenere il 51 percento II presidente proposto dal ministro dovrà essere approvato dalle commissioni parlamentari Alla Mostra di Venezia è previsto un potenziamento del mercato, grazie al contributo della società AIP, appena creata in joint venture con il Mifed.