Il patrimonio storico cade a pezzi e lo Stato investe sempre di meno in cultura e paesaggio. Il leit motiv è sempre lo stesso, non ci sono risorse per assumere personale qualificato a gestire gli spropositati beni artistici di cui lItalia dispone. Ne sanno qualcosa gli archeologi a spasso con la laurea in tasca. E intanto i resti di Pompei vanno in malora. Se non bastasse, il colpo di grazia negli ultimi anni è venuto dalla mania dei governi di privatizzare tutto il possibile. Salvatore Settis, presidente del Consiglio superiore per i beni culturali (incarico per il quale è stato riconfermato dal nuovo governo), queste cose le va scrivendo da tempo. Contro la svendita del nostro patrimonio culturale sè pronunciato anche in un libro diventato noto, Italia Spa. E tornato a ribadirlo pochi giorni fa in un articolo sul Sole 24 ore. Settis ha denunciato la contraddizione stridente tra le proclamazioni di principio e i fatti. Vero che il neoministro Bondi ha lasciato intendere di voler tutelare il paesaggio, anzi di voler addirittura potenziare le Soprintendenze. Ma se poi si vanno a fare due conti si scopre che la politica economica del governo sfilerà dalle tasche del Ministero ben oltre un milardo di euro. La critica non è piaciuta allestablishment dei Beni culturali. O, almeno, non è piaciuta al sottosegretario Francesco Giro. Che non ha gradito il ritratto fatto da Settis del Ministero come di una struttura «in liquidazione» o «allo stato larvale». A sentire Giro il professore avrebbe peccato dingratitudine. «Meglio avrebbe fatto a proporre e sviluppare le sue critiche nellambito delle prerogative che gli sono state affidate e riconosciute nel momento in cui il ministro Bondi gli ha confermato la propria fiducia alla guida del Consiglio Superiore». Larticolo sul Sole non è andato proprio giù, «quando la critica viene esibita sui giornali da chi possiede precise responsabilità istituzionali con disinvoltura e gusto per la polemica, allora questa stessa critica diventa strumentale». La posizione del sottosegretario è inequivocabile. «A questo punto ha concluso nella sua nota Giro considero irrimediabilmente lacerato il rapporto fiduciario, che pure era stato ribadito, fra il Ministero dei Beni culturali e il prof. Settis». «Con rammarico ne prendiamo atto e ci auguriamo che ne tragga al più presto le dovute conseguenze». Epilogo scontato? Non sembrerebbe visto che il ministro in persona, Bondi, è stato invece più "aperturista". Ha annunciato un «colloquio di chiarimento» per stamattina, ha confermato «grande rispetto per lo studioso» e sè persino spinto a parlare di «speranza di continuare la collaborazione». Settis, ieri, ha volutamente scelto di non rilasciare altre dichiarazioni pubbliche. Anche lui aspetta di chiarirsi nellincontro di oggi col ministro. A questo punto cè da chiedersi se al Ministero ci sia semplicemente una diversità di vedute tra Bondi e il suo sottosegretario, oppure se dietro la discordanza delle opinioni si cammuffi una vera e propria dichiarazione di guerra contro Settis. Certo è che dalle parti di Forza Italia si levano voci non proprio amichevoli nei confronti del presidente del Consiglio superiore. Gabriella Carlucci ieri ha detto per esempio che «Salvatore Settis deve rimettere nelle mani del ministro Bondi il proprio mandato di presidente» perché ha criticato il governo «in sede impropria». E, soprattutto, «per aver palesemente dimostrato di non condividere la linea di rilancio delle attività culturali disegnata dal Ministro Bondi». Sennonché, agli occhi di Carlucci, Settis non capisce «la vera rivoluzione di Bondi»: «aprire ai privati la cultura e renderla un bene redditizio» (sic!). La faccenda è tutta qui. Si tagliano risorse per il paesaggio, larte e i prodotti intellettuali. Non cè ombra di un piano di investimenti pubblici nella cosiddetta sfera immateriale. E in cambio? La risposta è quella, trasformare la cultura in una merce, investire sulla quale diventerebbe un puro problema di valutazione dei guadagni che potrebbero derivarne. Non la qualità dei beni culturali, non la tutela del paesaggio, non la difesa del patrimonio artistico, non la rilevanza pubblica della cultura: nulla di tutto questo sarebbe la bussola della "rivoluzione" bondiana (come la chiama Carlucci). Se spendere o meno soldi per la cultura ci penseranno i privati a seconda della convenienza per le loro tasche. A essere maligni verrebbe da dire che Salvatore Settis diventa a questo punto un ostacolo. Come conciliare un assertore del carattere pubblico e vincolante del paesaggio e dei beni culturali con una politica di mercificazione? Forse, però, la maggioranza di governo non ha le idee del tutto chiare. Oltre a quella di Carlucci ci sono pure altre voci decisamente più propizie a Settis. Quella del capogruppo del Pdl in Commissione cultura alla Camera, Fabio Granata, responsabile culturale di An. «Salvatore Settis è insostituibile. La sua critica alla decurtazione dei fondi del Ministero e allazzeramento del fondo per il ripristino del Paesaggio sono assolutamente condivisibili e rappresentano un punto di forza per il Ministero, non un attacco. Su questo nel Pdl occorre avere le idee chiare». A sostenerlo il capogruppo del Pdl in commissione cultura alla Camera dei deputati e responsabile culturale di An, Fabio Granata. «Se il paesaggio culturale è la più grande infrastruttura della nazione dobbiamo fare ogni sforzo perchè il Governo dimostri coerenza con le sue enunciazioni programmatiche ed il mondo della cultura, Settis in testa, dobbiamo averlo al nostro fianco». Più "scontate", invece, le prese di posizione a difesa di Settis che arrivano dalle sigle militanti che lavorano per la tutela del paesaggio, da Italia Nostra al Fai, il Fondo per lambiente italiano. Come andrà a finire lo sapremo oggi, al termine dellincontro tra il ministro Bondi e lo stesso Salvatore Settis a Roma, al Senato.
MINISTERO - SETTIS - La cultura è una merce Se Settis non lo capisce si dimetta.
Il presidente del Consiglio superiore per i beni culturali, Salvatore Settis, ha denunciato la contraddizione tra le proclamazioni di principio del governo e i fatti, in particolare la mancanza di risorse per la tutela del patrimonio culturale e del paesaggio. Settis ha criticato la politica economica del governo, che ha privato il Ministero dei Beni culturali di risorse per assumere personale qualificato e per finanziare progetti culturali. Il sottosegretario Francesco Giro ha risposto criticando Settis per aver "dingeratitudine" e ha chiesto di non proporre critiche in sede impropria. Il ministro Bondi ha annunciato un colloquio di chiarimento con Settis e ha espresso il suo rispetto per lo studioso.
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