Vino e coccole all'ombra del Fuenti per ritrovare in allegria la forma perduta. Già, perchè all'interno del giardino mediterraneo che ricucirà l'enorme ferita inferta dalla demolizione dell'Amalfitana hotel, un angolino sarà destinato ad un centro benessere d'eccellenza in cui la vinoterapia, disciplina estetica importata dalla Francia, farà la parte del leone. Non è l'ennesimo sogno dei Mazzitelli, proprietari del promontorio-cerniera fra Vietri sul Mare e Cetara. Bensì un progetto più che reale, che dovrebbe prendere forma e anima martedì prossimo nel corso della conferenza di servizi, la conclusiva, indetta a Napoli dall'assessore regionale Marco Di Lello. Seduti ad unico tavolo rappresentanti delle istituzioni, ambientalisti, tecnici e, ovviamente, i titolari della Turismo internazionale srl, gruppo Mazzitelli. «Sarà sicuramente l'ultimo incontro - dice Di Lello - Il progetto di riqualificazione dell'area è condivisibile da tutti, va nella giusta direzione di recupero di un luogo paesaggisticamente rilevante con uno sguardo allo sviluppo del territorio. Credo che sia stato fatto un buon lavoro, sono state pienamente recepite le osservazioni pervenute da enti e ambientalisti, il progetto attuale è indiscutibilmente conforme al Piano urbanistico territoriale della Penisola sorrentino-amalfitana». Gli fa eco il sindaco di Vietri sul Mare, Cesare Marciano, che conferma la conclusione del travagliato iter procedurale durato ben quattro anni. Da quando, cioè, caduto giù il mega albergo, battezzato da Cederna col nome di «mostro del Fuenti», si incominciò a pensare alla riqualificazione del promontorio. Gongola il primo cittadino, pensando ai prossimi cinquanta nuovi posti di lavoro: abbiamo lanciato un messaggio all'intera Italia, quello che da un'azione intelligente di tutela può nascere economia ed occupazione. Recupero e non ripristino, precisa Guido Ferrara, prof plurititolato: ordinario di Architettura del paesaggio, direttore del Master di paesaggistica e della Scuola di specializzazione in Architettura dei giardini e Progettazione del paesaggio all'Università di Firenze, nonchè past president dell'associazione italiana di architettura del paesaggio. Il superesperto, leader del pool di tecnici che ha disegnato il futuro «Parco del Fuenti», è tassativo: «È assurdo continuare a chiedere la restituzione di un equilibrio paesaggistico lì dove sono purtroppo visibili le tracce dei traumi succedutisi in più fasi: la cava prima, poi l'albergo, infine il cratere odierno, quell'orrido buco il cui impatto da chi lo guarda dal mare è violentissimo. La nostra ipotesi, l'unica fattibile, è quella di costruire un paesaggio moderno che affondi, però, le sue radici nel passato». Ed ecco, quindi, la fuga di terrazzamenti, in alto la macchia mediterranea, più giù, fino a lambire la spiaggia, vigneti ed agrumeti. Ecco, mimetizzati nel nuovo Giardino delle Esperidi, un parcheggio interrato (massimo 140 posti), la beauty farm, il ristorantino panoramico, la cantina per la degustazione di vino e prodotti tipici della Costiera. Ecco, infine, l'approdo minimale e il lido esclusivo dove occhieggeranno pochissime cabine. In legno dipinto con le cromie tradizionali della Costa d'Amalfi. A snocciolare le chicche del Parco è l'ingegnere Massimo Adinolfi, che ha avuto il difficile compito di districarsi nel guazzabuglio di richieste di ordine strutturale, geologico e di inquinamento acustico e ambientale. «Abbiamo risposto a tutte le sollecitazioni che ci sono sembrate giuste - dichiara con orgoglio - Non ci dovrebbero essere più problemi, perfino Legambiente è soddisfatta». Sì, perchè è stato compiuto un vero e proprio miracolo di maquillage. «Abbiamo ridotto di oltre il 30 per cento l'uso del calcestruzzo per la necessaria armatura a copertura del cratere, quella che dovrà sostenere l'impianto a verde - spiega Adinolfi - La struttura superstite dell'albergo, non abbattuta per evitare i prevedibili cedimenti della roccia, sarà rimodellata a mo' di antica fortezza, per intenderci sulla falsariga del castello di Ischia, con un porticato che rievoca alla memoria il belvedere dei Cappuccini di Amalfi. Ma la sorpresa più bella sarà quella del torrente Bonomatto il cui corso, intubato in passato, sarà riportato in gran parte alla luce. Lungo le rive si snoderà, poi, un percorso naturalistico di odori e colori, costellato come sarà da essenze mediterranee».