La deliberazione del Comune di consentire nello scorcio del mandato ben 11 milioni di nuovi metri cubi residenziali e molti altri milioni di mc di dubbi edifici per servizi tutto quanto residua del gigantesco PRG Quaroni approvato nel 1976, in epoca culturale e ambientale diversissima dalla nostra non può che allarmare chi tiene alle sorti della città. Per lincombente colata di cemento, destinata a aggravare ancor più ambiente e qualità di vita in una città cresciuta assai male negli ultimi anni, si pensi che: a) si tratta di edifici per ulteriori 110mila e passa abitanti rispetto agli attuali 320mila e di ultimare (ma il programma elettorale del Sindaco non andava in altra direzione?) una manovra edificatoria del PRG degli anni 1960 orientata a una mai inveratasi città di 650mila abitanti; b) il recentissimo PRG di Roma, città grande dieci volte Bari, ha previsto per i prossimi venti anni nuovi edifici residenziali per circa 70 milioni di metri cubi facendosi criticare per il devastante impatto ambientale già evidente in quellagro unico al mondo per vestigia storico-culturali. Pare si dica, a Bari, che volendo rifare il Piano Regolatore convenga ridar fiato alleconomia sfruttando tutto il residuo potenziale edificatorio dellambiziosa Città-Regione pensata negli anni 1960 del grande sviluppo sociale e economico. Ma tutti sanno oggi, a Sud e a Nord del pianeta, che un durevole sviluppo sociale e economico si costruisce valorizzando e rispettando lambiente e si pregiudica con le colate di cemento tipiche di una crescita povera e di rapina. Ieri su Repubblica Giovanni Ancona ricordando Vittore Fiore e la tradizione di una coscienza critica rara a Bari citava il freno qui posto tuttora dalleconomia del cemento a una più avanzata economia industriale, dei servizi, e della conoscenza, e con esso laggravarsi della qualità della vita e dellambiente e delle vecchie e nuove povertà. La variante deliberata alle Norme Tecniche di Attuazione del vigente PRG forse per inaugurare alla grande, facendo tabula rasa del paesaggio-ambiente di una metropoli non priva di ambizioni internazionali, la più saggia stagione urbanistica possibile con la revisione del vecchio piano? consentirà dunque ulteriore cementificazione, questa volta nelle aree per servizi trentanni fa riservate alla popolazione dei quartieri e della città, spazzando via da una Bari sfortunata ogni frammento di spazio e spirito pubblico. Essa avanza allapparenza con la distratta testimonianza di una Regione Puglia che per altri versi dice di voler mirare a una nuova stagione di qualità e rigenerazione urbana e di lotta alla povertà. Ci si deve chiedere se oltre al Comune di Bari anche RP abbia sottostimato i prevedibili impatti sulla società e lambiente di questa variante di piano: a) sostituzione di servizi privati di quartiere e urbani ai servizi pubblici originariamente previsti per rispettare una legge nazionale a parer di chi scrive non aggirabile almeno negli anni di esercizio consentito del potere pubblico (quali conseguenze sul costo della vita e la 'città pubblica?); b) frammentazione degli interventi privati e dunque di nuovo peggiore qualità della città per eliminazione sia di ogni misura minima delle lottizzazioni che del piano dei servizi; c) mano libera senza limiti di volume a "spazi liberi e porticati a piano terra" che rischiano di riaccendere furbesche pratiche di chiusure posticce e condoni; d) riconoscimento del diritto edificatorio sulle strisce larghe 300 metri accanto alle "lame" e 150 metri accanto al mare dichiarate fin dal 1985 aree non edificabili minime a rispetto di quegli ecosistemi con trasferimento dei futuri edifici nei pochi campi attigui residui in ossequio a una "urbanistica perequativa" sconosciuta in Europa. Se la ripresa del vecchio modello di crescita quantitativa e labbandono della più aggiornata via della qualità sorientano come pare a incentivare attività e consensi del variegato milieu sociale da sempre in Bari orbitante sulle costruzioni, non sarebbe meglio ricostruire le tante cattive aree centrali e periferiche ostili alla vita di cui la città è purtroppo ormai fatta? Si può solo sperare che le Comunità della Metropoli Terra di Bari, oggi impegnate in un difficile piano strategico per il loro sviluppo futuro agiscano per scongiurare linquietante prospettiva.
PUGLIA - Urbanistica i sogni sepolti da una colata
Il Comune di Bari ha deliberato di consentire la costruzione di oltre 11 milioni di metri cubi di nuovi edifici residenziali e molti altri milioni di metri cubi di edifici per servizi, in un piano che potrebbe aggravare l'ambiente e la qualità di vita della città. Questo piano è stato criticato per la sua mancanza di una pianificazione urbanistica avanzata e per il suo impatto negativo sull'ambiente e sulla società. La variante del piano prevede la sostituzione di servizi pubblici con servizi privati, la frammentazione degli interventi privati e la mancanza di limiti di volume per gli edifici.
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