DA oggi la collezione Amelio nella Reggia di Caserta sarà di nuovo visitabile: ma le cattive condizioni di preservazione della collezione Amelio nella Reggia di Caserta sono motivo di amare riflessioni. Che lo Stato non sia un solerte custode dellimmenso patrimonio darte che possiede è ben noto; che questo medesimo trattamento venga riservato a opere donate da un mecenate del nostro tempo è ancora più grave, perché i mecenati in Italia bisogna cercarli con la lanterna di Diogene: se ne vedono pochissimi in giro e i potenziali donatori non sono certo incentivati da condizioni di grave disagio che purtroppo non si limitano alla Campania. Ogni semplice osservatore sa quali le traversie negli anni delle donazioni a Brera o quella di Panza di Biumo, tutta darte contemporanea come quella del generoso Lucio Amelio. E questo per dire che lItalia è purtroppo simile, in merito a tali comportamenti, dalle cime delle Alpi alle palme della Sicilia. Basti ricordare lannuale denuncia del Fai sui beni da salvare in tutto il paese affidata alla segnalazione di cittadini e opinion leader. Poiché il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi ha promesso di venire a breve a visitare la collezione Amelio è bene che non si limiti a essa. Perché quella della collezione Amelio è la classica pagliuzza se non ci si rende conto della trave che è infissa nellocchio della Reggia. Negli anni in cui fu donata la collezione la Reggia fu afflitta da gravi incendi e in seguito a questi delittuosi infortuni lallora ministro Giovanna Melandri sentì lurgenza ed ebbe la sensibilità culturale di nominare la commissione nazionale per il recupero e il rilancio della Reggia di Caserta. Ebbi lonore e lonere di presiederla. In circa otto mesi di lavoro a titolo gratuito con dodici illustri colleghi redigemmo un rapporto molto circostanziato e posso dire ricco di indicazioni operative per la tutela e il migliore uso di questo straordinario capolavoro dellarchitettura del Settecento: non solo la più vasta ma la più solenne e magnifica residenza del secolo in Europa. In seguito alla redazione di quel rapporto la Regione Campania stipulò con il ministero dei Beni culturali una convenzione. La Regione si impegnava a versare circa 400 milioni per un accordo di programma per il rilancio della Reggia. Laccordo, firmato da Giovanna Melandri e Antonio Bassolino, a cui fui presente, era lesito concreto del lavoro svolto. Quale risultato ebbe la convenzione non lo so, ma il ministero del Beni culturali stampò il rapporto e io negli anni seguenti mi sono preso la briga di segnalarlo a tutti i ministri che si sono succeduti. Debbo dire che tutti lhanno ignorato, come se quel rapporto fosse una mia personale mania di studioso della Reggia e di Luigi Vanvitelli. Che la mia sia una mania (sempre che la passione per il patrimonio darte del Paese possa così essere giudicata) potrà anche essere vero, ma quel rapporto è un documento ufficiale elaborato per commessa di un ministro della Repubblica nellesercizio della sua funzione. Anzi nella mia veste di membro del Consiglio superiore dei lavori pubblici naturalmente lo segnalai con energia, ripetutamente, a Francesco Rutelli che mi aveva nominato: ma il risultato fu il medesimo. Ora al ministro Sandro Bondi, al quale ho rimesso il mio mandato quando fu nominato e che mi ha confermato giorni fa la sua fiducia, mi permetto di segnalare quel rapporto e di leggerlo prima di venire a Caserta. Il suo capo di gabinetto Salvatore Nastasi e il solerte soprintendente di Caserta Enrico Guglielmo gli potranno essere di guida competente per introdurlo in una matassa complessa e non affatto agevole da sgrovigliare. Un consiglio, da consigliere, mi permetto di rivolgere al ministro: prima o dopo aver visitato gli ambulacri destinati alla collezione Amelio, faccia una visita sistematica alla metà del piano reale della Reggia, contigua allappartamento destinato a museo, e si renda conto con i suoi occhi in quale stato la Scuola superiore di pubblica amministrazione ha ridotto questa eminente parte del monumento. Lo Stato arreca danno a sé stesso con un cupio dissolvi che non merita commento. Il rapporto di cui ho detto tra i primi interventi urgenti chiedeva che questo importantissimo istituto formativo dello Stato liberasse la parte occupata del piano reale perché fosse restaurata, e legandola allaltra divenisse parte integrante del percorso museale. Indicammo anche i locali dove dislocare la scuola nel medesimo complesso: nellampia ala delle Cavallerizze dove, assai giudiziosamente, verrà trasferita la collezione Amelio. Perché gli spazi monumentali della Reggia non hanno bisogno di Warhol o Beuys perché siano più belli. Lo sono questi spazi per la genialità di Vanvitelli e per le splendide tele di Hackert che il sovrano volle in quelle maestose sale. Ma la Scuola superiore dipende direttamente dalla presidenza del Consiglio e nessun presidente (di destra e di sinistra) ha mai osato affrontare il problema: anche Prodi, che riunì a Caserta un summit europeo, non ritenne di buttare uno sguardo negli spazi occupati che da lui direttamente dipendevano. Aggiungo che se il signor ministro Bondi ne avesse il tempo sarebbe utile sfogliasse il mio ultimo libro Bella Italia nel quale troverà gli articoli dedicati nei decenni anche alle vicende della Reggia di Caserta. Dunque lo stato riprovevole della collezione Amelio è ai miei occhi una pagliuzza da rimuovere facilmente, ben più importante e difficile a mio avviso è occuparsi della trave.
CAMPANIA - Caserta, la Reggia dimenticata. Da oggi è di nuovo visitabile la collezione Amelio. Ma il ministero ignora un rapporto decisivo
Il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi ha promesso di visitare la collezione Amelio nella Reggia di Caserta. La collezione è stata donata dal mecenate Lucio Amelio, ma le cattive condizioni di preservazione della collezione sono motivo di preoccupazione. Il rapporto di un commissione nazionale per il recupero e il rilancio della Reggia di Caserta, redatto nel 2004, ha proposto interventi urgenti per la tutela e il rilancio della Reggia, ma questi sono stati ignorati dai ministri successivi. Il rapporto proponeva di liberare la parte del piano reale occupata dalla Scuola superiore di pubblica amministrazione per restaurarla e legarla allaltra parte della Reggia.
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