ISCHIA. La memoria antica è sotto sfratto. I due terzi dei reperti archeologici di Pithecusa, la più antica colonia greca d'Occidente fondata nell'ottavo secolo avanti Cristo, custoditi nel grande deposito della Soprintendenza a Lacco Ameno, devono essere trasferiti al più presto. Lo stabile dove si trovano da anni è fatiscente, ormai inagibile, come stabilito da una perizia tecnica dei vigili del fuoco: sono urgentissimi i lavori di ristrutturazione che dovranno essere eseguiti dai proprietari privati dell'immobile Si tratta di lavori di lungo corso: se non si trova una nuova sistemazione, entro l'estate quelle formidabili testimonianze - che vanno dall'Età del Bronzo al secondo secolo avanti Cristo - lasceranno l'isola per finire nei capienti fondaci istituzionali del museo nazionale di Napoli. Diecimila cassette colme di oggetti, frammenti di ceramica, corredi di oltre 500 tombe e grandi vasi d'uso commerciale alti un metro e mezzo; un'infinità di materiali che sono un tesoro, ancora solo parzialmente catalogato, ma puntualmente studiato da scienziati di tutto il mondo, rischiano di vedere spezzato il filo millenario che li lega alla loro terra in mezzo al mare che fu un crocevia delle civiltà mediterranee. Un tesoro al quale Ischia dovrà rinunciare per colpa di un sfratto non più prorogabile. Il countdown è partito. A lanciare l'allarme, ieri, l'associazione «Pithecusa è memoria», coordinata da Franco Napoleone, che ha promosso un vertice per la ricerca di una soluzione concreta. Ma non è semplice. A trecento metri dal deposito inutilizzabile che va in pezzi, c'è la casa madre, il Museo di Villa Arbusto che ospita solo una parte dei rinvenimenti straordinari di Giorgio Buchner, il grande maestro dell'archeologia della Magna Grecia che, nel 1952, aveva cominciato a scavare la vallata sul mare di San Montano. A Villa Arbusto non c'è posto per altri reperti, del resto vi è già ospitata una serie di collezioni uniche. Ne fanno parte la tazza di Rodi più famosa in assoluto, la cosiddetta Coppa di Nestore, che reca incisa, in alfabeto euboico, una poesia che inneggia ad Afrodite, il più antico esempio di scrittura conosciuto contemporaneo all'Iliade; poi, il vaso del Naufragio, splendido; e, ancora, per ricordare un oggetto caro agli specialisti, un frammento di cratere tardo geometrico con una iscrizione dipinta che è la firma del vasaio: «Inos m'epoiese», ovvero «mi fece Inos». Non c'è una firma d'artigiano più vetusta di questa in nessun altro museo del mondo. Il meraviglioso patrimonio riportato alla luce da Buchner rappresenta la memoria visibile, appunto visitabile nelle sale di Villa Arbusto, il complesso costruito nel 1785 dal duca d'Atri, don Carlo Aquaviva, divenuto buen retiro per le vacanze di Angelo Rizzoli e infine acquistato dal Comune di Lacco Ameno per adibirlo a museo archeologico. Ma non meno importante è la memoria ancora nascosta, quella accolta nel deposito che deve essere abbandonato ad horas. Qui ci sono i risultati degli scavi condotti da Buchner dopo gli anni Sessanta, a San Montano; il fondo Gosetti, noto anche come scarico di Monte Vico, scoperto nel 1965, con i pezzi dell'acropoli. Molti di questi reperti fanno parte della prossima, ponderosa pubblicazione curata dalla Soprintendenza ai Beni archeologici di Napoli dal titolo «Pithekoussai II», un volume che studiosi da ogni parte attendono da tempo come sostegno essenziale alle proprie ricerche.
CAMPANIA -Reperti in pericolo, Ischia sfratta la storia
La memoria antica di Pithecusa, la più antica colonia greca d'Occidente, è in pericolo. I due terzi dei reperti archeologici custoditi nel deposito della Soprintendenza a Lacco Ameno devono essere trasferiti al più presto a causa dello stato fatiscente dello stabile. I lavori di ristrutturazione sono urgenti, altrimenti i reperti rischiano di essere trasferiti al museo nazionale di Napoli. I reperti includono oggetti dell'Età del Bronzo al secondo secolo avanti Cristo, come frammenti di ceramica, corredi di tombe e grandi vasi. La situazione è critica, poiché Ischia dovrà rinunciare al tesoro archeologico a causa di un sfratto non più prorogabile.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo