«Abbiamo convocato un summit per lunedì nella sede dello Yacht club di Ischia porto, con i rappresentati dei sei Comuni, alla presenza di Costanza Gialanella della Soprintendenza per i beni archeologici, responsabile del museo di Villa Arbusto». Lo annuncia il dottore Franco Napoleone, coordinatore dell'associazione «Pithecusa è memoria», che ha portato alla ribalta la vicenda dei reperti. «Nel frattempo - aggiunge Napoleone - stiamo valutando tutte le disponibilità di spazi utili: occorre uno stabile di almeno 300 metri quadrati, per ricevere i tantissimi materiali del deposito che è sotto sfratto. Finora le istituzioni locali sono apparse distratte rispetto al problema, ma ora c'è l'opportunità di ospitare, a rotazione, mostre con i pezzi catalogati arricchendo l'offerta turistica». Ogni singolo pezzo, tra decine di migliaia, racconta l'estesissima rete di scambi culturali e commerciali che gli abitanti di Pithecusa riuscirono a tessere con il Vicino Oriente, con Cartagine, con la Grecia e la Spagna; e ancora, con l'Etruria meridionale, la Puglia, la Calabria ionica, fino alla Sardegna. Un mondo antico ricco di fascino che può riemergere dai depositi. «Occorre una mobilitazione maggiore non solo della società civile - sottolinea Franco Napoleone - ma anche delle categorie produttive: ci aspettiamo sostegno da albergatori e termalisti». Intanto si lavora alle ipotesi di trasloco. Uno dei luoghi emblematici è il cosiddetto Palazzo Reale di Ischia, da anni sede dello Stabilimento balneo-termale militare. Una soluzione suggestiva, da molti ritenuta ideale anche per la sicurezza, che dovrà essere valutata però in dettaglio. ci. cen.