La Biblioteca Nazionale di Napoli compie proprio oggi duecento anni. E, in fondo, se li porta bene. Pure, sono stati per lei due secoli di vita difficile. Il primo problema fu quello endemico dello spazio e della convivenza con un museo, risolto con un trasferimento epocale di libri dall'originaria sede del Palazzo degli Studi, l'attuale Museo Archeologico, a Palazzo Reale, voluto da Benedetto Croce e concluso nel 1927. Poi ci fu la guerra e lo sfollamento. Anche gran parte dei libri fu "sfollata" a Montevergine, a Teano, a Calvi Risorta, a San Giorgio del Sannio ad Aversa; rimasero in un ricovero approntato in sede quelli che non era stato possibile trasferire. Poi subì il disastroso bombardamento del 4 agosto del '44 e i lavori di restauro che finirono solo nel '57. Poi, ancora, il terremoto dell"80, i suoi danni non irrilevanti e, di nuovo, lavori di restauro. Poi infine, negli anni Novanta, la minaccia di un trasferimento all'Albergo dei Poveri - quello che a Napoli abbiamo sempre chiamato Serraglio - in un imprecisato futuro, ovviamente dopo un ciclopico restauro del complesso: un attimo di paura e niente più. E mentre sulle pagine dei quotidiani si almanaccava utopisticamente su questo spostamento, la Biblioteca allargava il suo corpo in Palazzo Reale, negli ambienti lasciati liberi dal Consiglio regionale, grazie anche all'aiuto degli amici che la Biblioteca ha, per fortuna, sempre avuto, come, per citarne solo alcuni, Gerardo Marotta e Alda Croce. E allora io, direttore della Biblioteca, voglio rivolgermi qui soprattutto ai suoi frequentatori: la vostra Biblioteca, lo sapete bene, perché la frequentate ogni giorno, è come una bellissima donna d'età avanzata, che non ha perso fascino, né le è venuto meno il desiderio di aggiornarsi accettando docile e paziente gli interventi chirurgici, qualche volta dolorosi, che attraversano il suo corpo, per rinnovare i suoi fasci nervosi con le linee dei nuovi impianti tecnologici e di sicurezza: una pazienza che è pari alla vostra che avete con noi vissuto anche i disagi di queste operazioni "a cuore aperto". E se la frequentate non solo per studiare e ricercare, ma anche per incontrarvi, a Lei sta bene lo stesso, perché, probabilmente, l'unico modo per sottrarsi alla prepotenza del computer, che rischia di far prevalere la comodità di studiare, consultare e fare tutto comodamente da casa e da soli, è forse quello di trovare nei suoi spazi anche un'occasione di aggregazione umana. I libri ce l'hanno fatta a superare e a vincere l'azione del tempo, della guerra, degli sconvolgimenti naturali, dei viaggi e degli spostamenti che hanno vissuto e della mano dell'uomo che non sempre è stata la meno traumatica. E rimangono qui a vostra disposizione gli erbari e i libri d'ore miniati, i breviari, gli stupefacenti cimeli dei fondi Farnese e Aragonese, le collezioni di incunaboli e di cinquecentine, gli archivi di Gherardo Marone e di Riccardo Ricciardi e gli autografi: l'indecifrabile stenografia di San Tommaso, le scritture eleganti dei nostri umanisti, la grafia nevrotica e disordinata di Tasso, l'ordine geometrico delle lettere di Giambattista Vico, la misurata calligrafia, tutta misura e proporzione, di Leopardi, la scrittura sbrigativa e veloce di Benedetto Croce, le grafie di Raffaele Viviani e di Salvatore Di Giacomo. Sono 200 anni di vita dal momento di una nascita, sofferta e ritardata rispetto ai programmi e alla generosità di Carlo di Borbone, che già nel 1740 sognava una biblioteca pubblica da collocare in una sopraelevazione di Palazzo Reale. Duecento anni di vita intensissimi. Duecento anni nel corso dei quali è accaduto quello che un tempo era ritenuto impossibile, come recuperare le scritture invisibili di alcuni papiri e quelle cancellate dei palinsesti. Duecento anni nei quali il patrimonio ha superato i due milioni di libri, dal più antico papiro al più recente dischetto, con un valore complessivo da capogiro. Proprio in questi giorni di adempimenti amministrativi abbiamo concluso uno dei nostri tanti modelli da compilare annualmente, tirando la somma totale a chiusura del 2003: qualche volta, vi assicuro, anche la burocrazia può dare emozioni. Duecento anni di vita che, siamo tutti certi, sono poca cosa rispetto al futuro che la attende, qualunque sia il vincitore nel duello in atto tra il corpo del libro gutenberghiano e la virtualità del libro elettronico, finché voi, cari lettori, continuerete a sentire il piacere di leggere, studiare e aggirarvi nelle sue stanze, mantenendola con la vostra presenza una biblioteca vera, non ridotta al solo ruolo d'agenzia di circolazione in rete dell'informazione.