Gli spazi medicei sono bellissimi ma solo da poco i giardinieri sono tornati a curarli Villa Strozzi, in via Pisana, vince una gara ideale per fresco, comodità, poco affollamento Villa Strozzi, Giardino dellOrticoltura, Area Pettini e Parco Stibbert battono per cura e manutenzione il verde delle Ville medicee di Castello e Petraia. Un giro di ricognizione alla ricerca dellombra e del fresco in alcuni giardini della città, così utili a chi non va in vacanza, evidenzia le carenze dei parchi statali, penalizzati da mancanza di personale e ritardi negli appalti ai giardinieri. Ore 12.35, ingresso dal cancello su via di Soffiano-Boschetto a Villa Strozzi. I percorsi naturalistici annunciati da un cartello, tra olivi, bagolari, edere e tassi, tra voli e frulli di merli sono una promessa mantenuta. La bella collina nel quartiere 4 è unarea verde attrezzata con giochi per bambini, accoglie il fiato corto di un ciclista che si inerpica sul viale, due operai in siesta che lavorano al cantiere in una zona del parco in restauro e una mamma frettolosa con bambino sul triciclo. Grandi alberi, prati verdi, profumo derba appena tagliata. Un Eden con musica scandita dal frinire delle cicale. Che non disturbano il piccolo Mattia di appena dieci giorni, allattato dalla giovane mamma seduta su una panchina. Laria è fresca grazie al vento che da due giorni allevia la calura fiorentina. In mezzo al prato, spunta un solarium: asciugamani coloratissimi per due ragazze e due bambini, tutti in costume da bagno. Il resto del parco è vuoto. Vicino alla limonaia, un cartello annuncia le serate di danza dall1 al 13 luglio con "Estate a Villa Strozzi". A sera la scena si anima, grazie agli spettacoli e al bar (attenzione, di giorno è chiuso) allestito con tavoli e tendoni. In più, chiunque può parcheggiare nello spazio antistante la villa sede del Polimoda. «Già - sbotta la portiera- lottiamo da anni, anche con i vigili, ma qui si parcheggia liberamente. Niente regole, il Comune non pone limiti. E a volte laltro ingresso, da via Pisana 77, resta aperto tutta la notte». Giardino dellOrticoltura (ingresso da via Bolognese e via Vittorio Emanuele). Ore 13.30, panchine allombra tutte occupate intorno alle due fontane: 4 ragazze in pausa pranzo dai negozi, con panino e coca-cola in mano; più in là 4 impiegati che discutono di calcio mentre mangiano un primo dalle vaschette di stagnola, un signore che dorme disteso, una coppietta, due anziani in lettura. Vento fresco e spruzzi dacqua dalla fontana. Se non fossero i treni che saettano lungo il confine del giardino, potremmo essere in unoasi surreale tra il tempietto ottocentesco e il grande Tepidarium in vetro, chiuso e luminescente come un fantasma. Un giardino frequentato, che offre ombra ospitale tra pini, magnolie, melograni e tigli, su prati ben tenuti, corredati di cestini, arredi con sculture di animaletti in bronzo, larea giochi ora occupata solo da due bambini in altalena. Non cè un bar se non fuori dai cancelli, per il polmone verde dellOrticoltura aperto dalle 8 alle 20. Ore 13, Villa Petraia, al cancello di via S. Michele ad accogliere il viaggiatore in visita al parco della residenza Medicea cè un cantiere per i lavori di ristrutturazione al vecchio ricovero delle carrozze e una quindicina di posti auto. Ingresso libero e orario dapertura dalle 8.15 alle 18, con quattro fasce per le visite guidate. La rete del giardino passata per i Lorena e i Savoia è scossa dal vento. Un cartello vieta di raccogliere fiori e sradicare ortaggi che non ci sono o sono rinsecchiti dal sole. Aiuole riarse, erba bruciacchiata, nei vivai e nelle due fontane - che non funzionano - ristagna acqua verde, limacciosa, sui prati del belvedere lerba cresce. Reggono solo il bosso delle siepi, i limoni nei grandi vasi, ma languono le fioriture. A Deman Laurence, venuta dalla Francia con figlio e marito, il menu per il pranzo offre snack e bibite di tre distributori automatici. Nella sala cè posto: sono gli unici visitatori. E inaccessibile lombra di lecci e querce che coronano le rotonde, circondate da nastro bianco e rosso: due ragazze della soprintendenza restaurano le panchine in pietra serena. «Scaduta la precedente convenzione, si è dovuto aspettare per lappalto e lassegnazione dei lavori di manutenzione. Ora i giardinieri ci sono ma in ritardo sulle previsioni stagionali», spiega unaddetta alla sorveglianza. Sul quaderno delle visite dilaga lindignazione italiana: «Vergogna, con tutte le tasse che paghiamo!» scrive Caterina. Per gli stranieri il parco è comunque da sindrome di Stendhal: «This villa is wonderful», annota Luda. Dopo unora, nel parco della Villa reale di Castello laria è ancora mossa. «E se così non fosse, non si riuscirebbe a camminare per le zanzare», confessa una custode che ci fa da guida. Le geometrie di ibiscus, pampaleoni e lavanda del giardino allitaliana alle spalle della Crusca sono impeccabili, ma si aspetta ancora linstallazione della copia di Ercole e Anteo, e il restauro della vasca della fontana centrale, che è adagiata scoperta su un aiuola sul retro delledificio. Sui viali si sale su tappeti di foglie secche, il vivaio col «Gennaio» dellAmmannati fa pendant con quelli della Petraia, il ramo di un leccio secolare è spezzato. Niente fontanelle o caffetterie, quindi monetina sempre in tasca, premuniti per i distributori. Lingresso, anche qui, è gratuito, ma nelle ultime settimane chi va in cerca dellArcadia o di ristoro dallafa potrebbe trovare cancelli sbarrati nonostante gli orari siano dalle 8.40 alle 19. «Per carenza di personale è capitato spesso, anche di domenica, di tenere chiuso. Le agenzie se ne sono accorte e ci lasciano fuori dai circuiti dei turisti, così vengono pochissime persone». Ne incontriamo due, una donna e una ragazza che passeggiano. Altre presenze, gli operai che lavorano a una delle limonaie, mentre sono fermi i lavori di restauro alla grotta degli animali, e lassenza di umidità rischia di rovinare la volta di spugna disseminata di conchiglie. In via Fantina, nel quartiere delle Cure, i posti allombra dellarea Pettini-Burresi sono quasi tutti occupati. Ore 15, due signore conversano, zia Angela lascia che la piccola Alessandra gattoni con Emma nel tunnel del castello in legno del parco giochi. Più in là, su una panchina, Stefano legge «Non è un paese per vecchi». Ettari di verde pubblico arroventato dal sole con qualche cerchio dombra iscritto fra gli alberi e due fontanelle. Lorario dapertura durante lanno va dalle 7.30 alle 19.30, ma in estate prosegue fino a mezzanotte. I prati si popolano di nonni, mamme e bambini, ma anche di giovani, che hanno a disposizione un circolo e un piccolo palco per i concerti rock di «Estatifresche». Sopra la ferrovia, poi, larea riservata ai cani. «Ora cè solo Rufo - spiega la padrona - ma dalle 18 si riunisce tutto il quartiere a quattro zampe». Ultima tappa, Parco Stibbert, ore 16. La selva di tigli, lecci pini e ippocastani è un santuario per sensibilità romantiche. Sui viali delle balze si disegna unombra perpetua. Sul quello principale che taglia la prima terrazza sotto il belvedere un signore tedesco è venuto per un po di jogging. Incontriamo solo lui. Fra i giochi dacqua dei laghi e i tempietti, non ci sono altri visitatori: «Vengono single, coppiette, anziani, ma soprattutto nella prima mattinata e nel tardo pomeriggio», dice una funzionaria del museo. Non ci sono fontanelle per bere, ma cè una caffetteria aperta negli stessi orari del museo, più stretti rispetto a quelli del giardino, che apre i cancelli alle 8 e li richiude alle 20 con ingresso gratuito. Laccesso per una pace scenografica che alcuni vandali hanno violato qualche notte fa, spezzando una panchina e una balaustra.