Positivo il giudizio da parte dei rappresentati del Governo La proposta di dotare il paese di un nuovo Codice dei Beni culturali per consentire una loro adeguata gestione, tutela e valorizzazione è subito parsa un'occasione propizia per chiarire una situazione confusa, per risolvere i conflitti di competenza e aprire una nuova fase di collaborazione fra Stato, Regioni ed enti locali in questa materia, offrendo loro un riconoscimento determinante al ruolo complementare esercitato. Le motivazioni che hanno portato alla decisione di redigere, a meno di quattro anni dall'adozione del Testo unico, un "nuovo" codice dei beni culturali sono formalmente espresse dall'art. 10 della L. 137 del 2002. Un'occasione importante per riconsiderare la legislazione statale sui Beni culturali, dando il via all'applicazione del nuovo dettato costituzionale, risolvendo insieme quegli aspetti "problematici", che avevano generato indiscutibili difficoltà e si erano rivelati fonte di contenzioso fra Stato e Regioni. Sulle finalità del nuovo codice dei Beni culturali, Regioni e Autonomie locali sono state ascoltate dalla Commissione Cultura della Camera. I rappresentanti del governo hanno confermato il loro giudizio positivo, ribadendo un sì condizionato alla nuova carta dei Beni Culturali. Le Regioni, su iniziativa del Presidente della Conferenza, Enzo Ghigo, e con il consenso di Anci e Upi, e grazie alla concertazione con i ministri Urbani e La Loggia, hanno approfondito l'esame del provvedimento predisposto da Urbani, dando il loro parere favorevole. "Nel Codice - ha detto Gian Piero Leo, assessore della Regione Piemonte e coordinatore degli assessori ai Beni culturali per la Conferenza delle Regioni - è certamente importante aver previsto anche la promozione e il sostegno agli atti di conservazione tra le funzioni connesse alla valorizzazione, consentendo così alle Regioni di legiferare in tale campo". L'Assessore ha osservato come "per la prima volta si introduce, grazie alla forte iniziativa di Regioni, Province e Comuni, il concetto di Istituto culturale come 'luogo della cultura', definendo musei, biblioteche, archivi, complessi monumentali, parchi ed aree archeologiche, e qualificandoli come servizi pubblici, in tal modo, si supera una concezione puramente patrimonialistica dei beni culturali''. Una critica è stato espressa da Leo: la permanenza di una eccessiva regolamentazione dell'attività di tutela negli oltre 90 articoli, riflesso di una concezione paternalistica, fondata su una mancanza di fiducia nelle istituzioni pubbliche, regionali e locali, per la salvaguardia del loro patrimonio. Il rappresentante delle Province, Vincenzo Vita, assessore alla Cultura a Palazzo Valentini, soffermandosi sull'importanza di assegnare al sistema delle istituzioni nel suo complesso la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali, ha rilevato come il Codice ''rischi di abbassare il livello di tutela: le procedure di alienazione sono semplificate, così come l'affidamento della gestione ai privati; il vincolo è reso molto più difficile e sottratto alla competenza tecnico-scientifica''. Per questo l'Upi ha dato un parere favorevole, ma condizionato da determinanti garanzie, prima fra tutte, la gestione della tutela, valorizzazione e conservazione dei Beni Culturali, che deve essere affidata alla pluralità delle istituzioni. Edizione n. 280 del 13012004