«II caso biomasse di Schieppe di Orciano è indicativo: a presentare la centrale, in realtà un grande Camino, come un inceneritore che crea diossina e genera cambiamenti genetici nella riproduzione animale, credo che ci voglia veramente una mente perversa, che non comprende quelle che sono le esigenze di sviluppo del nostro territorio. Occorre, invece, un grande senso di responsabilità». Il presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca, lo ha detto agli Industriali della provincia di Pesaro e Urbino, parlando del deficit energetico di cui soffre la regione e riferendosi a uno dei progetti per la produzione di energia da fonti alternative più innovativi e più contestati del momento. Il futuro della centrale a biomasse di Schieppe è condizionato dal braccio di ferro, in corso praticamente da 4 anni, che vede coinvolti da un lato la società che lo vuole costruire, la Wafer Zoo Sri, e parte della Regione Marche che lo ritiene coerente con il Pear, e, dall'altro, Provincia, Comuni e piccoli gruppi organizzati di cittadini. Proprio la Regione ha concesso, a fine 2006, il nulla osta di valutazione di impatto ambientale (Via), ora, per la parte architettonica, nuovamente bloccato dalla Sovrintendenza delle Marche. Già un anno fa, il sovrintendente aveva negato l'autorizzazione paesaggistica, rilevando nel progetto architettonico elementi da modificare. «Nel nuovo progetto, avevamo recepito tutte le osservazioni. La decisione - spiega Patrizio Paci, amministratore dell'azienda, che trasforma 3oomila tonnellate di sottoprodotti vegetali - ci ha sorpreso: eravamo andati oltre rispetto alle osservazioni dopo il primo no, predisponendo percorsi didattici, interni ed esterni al sito. Vogliamo essere trasparenti e far vedere a tutti come si produce energia solo da biomasse vegetali»: Parlando del progetto pesarese, Vito Pignatelli, responsabile dell'Unità tecnico scientifica di Enea che si occupa di biotecnologie, protezione della salute e degli ecosistemi, dice che si tratta «del primo a livello nazionale, che ripropone esperienze di successo europee a elevata innovazione tecnologica». Un programma «imitabile in Italia», ma che è fermò. «In 18 mesi - ha fatto notare Nicola Chinaglia, consulente ambientale di Wafer Zoo - l'Emilia-Romagna ha concesso tutte le autorizzazioni per centrali a biomasse vegetali per la produzione di energia elettrica e termica di potenza fino a 300 Mw. Per l'impianto di Schieppe stiamo parlando al massimo di 18 Mw». «Bisogna lavorare tutti insieme - ha detto Palmiro Ucchielli, presidente della Giunta provinciale - per realizzare ciò che è scritto nel piano energetico regionale, che come Consiglio abbiamo approvato circa tre anni fa. Le biomasse possono essere una soluzione ma la si deve costruire nel territorio e condividere, anche prevedendo forme di partecipazione nuova che coinvolgono i cittadini. Il progetto di Schieppe, invece, è nato male e rischia di finire peggio se non si pone fine alle polemiche».