«Se fossi in Settis, non mi preoccuperei delle parole di un sottosegretario», risponde secco Cesare De Seta, commentando le parole del sottosegretario ai Beni Culturali Francesco Giro, che ha accusato il direttore della Normale di Pisa di avere esibito sul Sole 24 Ore «una critica dura e sferzante che è legittima e benvenuta», ma che, sulle pagine di un giornale, «si tinge di intenzioni e di propositi che non aiutano a porre e a risolvere i problemi che sono tanti e che sono gravi, come dimostra il recente commissariamento dellarea archeologica di Pompei». Cesare De Seta, professore di Storia dellarchitettura delluniversità di Napoli, è uno dei membri del Consiglio Superiore dei Beni Culturali; la sua carica, come quella dello stesso presidente, Salvatore Settis, è stata confermata nelle scorse settimane dal ministro Bondi. De Seta ricorda lappuntamento previsto per il 16 luglio prossimo, quando il Consiglio si riunirà per la prima volta dallinsediamento del nuovo ministero: «Aspettiamo per quel giorno anche il ministro - precisa -. È prematuro alzare gli scudi. Daltronde, già quando il dicastero era retto da Giuliano Urbani abbiamo vissuto momenti del genere: con sottosegretari che rilasciavano dichiarazioni contrarie alla linea dettata dal ministro». Intanto, lex soprintendente ai Beni Archeologici di Roma, Adriano La Regina, si dice solidale con Settis e lancia lallarme sullo stato di salute del ministero dei Beni culturali: «Credo che sia utile per tutti che una figura come la sua, di uomo impegnato nella salvaguardia del patrimonio artistico e di storico dellarte a tutto tondo, continui a guidare il Consiglio. Il ministero dei Beni culturali vive un momento di autoaffondamento. Il governo precedente ha messo su un apparato di direttori generali, eliminando i soprintendenti. Questa vera e propria operazione di liquidazione sta continuando adesso senza che nessuno si preoccupi di cambiare la rotta».