Riuniti tutti gli scritti dì Giuseppe Galasso, autore della legge 431 per la salvaguardia dei paradisi naturali Il paesaggio è trovarsi davanti a una grande offerta, a un immenso donativo, che corrisponde all'ampiezza dell'orizzonte. È come il respiro stesso della psiche, che imploderebbe in se stessa se non avesse questo riscontro». Sono parole di Andrea Zanzotto in un'intervista di pochi anni fa. Ma in una sua pagina più recente (Andrea Zanzotto tra Soligo eLaguna di Venezia, Olschki editore) leggiamo : «Un bel paesaggio una volta distrutto non torna più, e se durante la guerra c'erano i campi di sterminio, adesso siamo arrivati allo sterminio dei campi: fatti che, apparentemente distanti fra loro, dipendono tuttavia dalla stessa mentalità». Il drammatico cambiamento d'accento dalla prima alla seconda citazione non riflette solo la sensibilità di un nostro grande poeta, ma anche la crescente devastazione del paesaggio italiano. Nonostante il moltiplicarsi di norme declamatorie, l'implacabile avanzata del cemento su colline, dune e boschi è sotto gli occhi di tutti. L"'immenso donativo" dei nostri padri viene sperperato, la nostra identità sta per implodere. Nessuno quanto Giuseppe Galasso può aver voce su questo tema. A lui, nella veste di Sottosegretario ai Beni Culturali, si de ve infatti la Legge 431 (1985), che opportunamente estese il vincolo paesaggistico della Legge Bottai (14971939) a nuove e più vaste porzioni di territorio (coste, fiumi, boschi, cime dei monti, parchi, vulcani, aree archeologiche). La Legge Galasso imponeva alle Regioni la redazione di piani paesistici e il controllo sulla gestione delle aree vincolate, lasciando al Ministero non solo la possibilità di annullare le autorizzazioni rilasciate da Regioni e Comuni, ma anche l'obbligo di sostituirsi alla pianificazione delle Regioni in caso di loro inadempienza. Di fatto, nessuna Regione rispettò il termine della Legge Galasso per la redazione dei piani (31 dicembre 1986), ma altrettanto inadempiente fu il Ministero, che non intervenne in via sostitutiva; carente fu anche il controllo statale sulle autorizzazioni rilasciate dalle Regioni, anzi spesso dai Comuni, con un meccanismo di subdelega i cui tristi effetti son venuti a galla grazie al "Caso Monticchiello". Il volume di Galasso, La tutela del paesaggio in Italia, raccoglie scritti e discorsi degli anni Ottanta e Novanta, in una sequenza innervata da questa straordinaria esperienza del suo autore. Da storico, egli sa ben ripercorrere la normativa italiana sul paesaggio, dalle discussioni di inizio Novecento alla Legge Croce (1922) alla Legge Bottai del 1939, fino alla genesi della Legge Galasso, nella quale ebbe un ruolo significativo un magistrato di alta competenza, Paolo Maddalena (ora giudice alla Corte costituzionale). Di speciale interesse è la strategia seguita allora da Galasso: prima un decreto ministeriale, seguito da un decreto legge, poi convertito in legge di riforma economica e sociale della Repubblica: il dibattito parlamentare e sui giornali che accompagnò questo iter finì per solidificare l'ipotesi di partenza. Giustamente, Galasso osserva che il Codice dei Beni culturali (versione Urbani) ha indebolito il potere d'intervento del Ministero (peraltro esercitato assai raramente), ma su questo punto le ultime correzioni al Codice (versione Rutelli), posteriori alla stampa del libro, hanno pienamente reintegrato la disciplina Galasso. Con lucidità e onestà, Galasso dichiara i "punti deboli" di quella legge pur così meritevole: fra l'altro, il mancato coordinamento fra normativa paesistica e legge urbanistica (un peccato d'origine che risale all'assenza di raccordo fra Legge Bottai del 1939 e legge urbanistica del 1942), e l'irragionevole dispersione delle competenze fra ministero dei Beni culturali e ministero dell'Ambiente. Il «contenzioso amplissimo e selvaggio» che la Legge Galasso non è riuscita a frenare prova, è vero, «che essa toccava un nervo scoperto», ma anche che non è stata applicata «con la necessaria energia e costanza dagli uffici competenti», mentre intanto il suo contenuto veniva «alterato o addirittura svuotato dalla legislazione successiva». È perciò più che mai necessario, in presenza di un Codice che recepisce la Legge Galasso, «tenere alta la pressione contro ogni condono o sanatoria»; «tenere attivissima l'amministrazione dei beni culturali nel vigilare che la normativa paesistica venga rispettata»; «curare il raccordo con la materia urbanistica», e soprattutto procedere a una seria pianificazione paesistica che rispetti le competenze di Stato e Regioni. Nella memorabile Sentenza 367 del 24 ottobre 2007, la Corte costituzionale ha ribadito che il paesaggio è un «valore primario e assoluto» e che «l'oggetto tutelato non è il concetto astratto delle "bellezze naturali", ma l'insieme delle cose, beni materiali, o loro composizioni, che presentano valore paesaggistico». Ha inoltre stabilito che «la tutela ambientale e paesaggistica precede e comunque costituisce un limite agli altri interessi pubblici», in particolare al governo del territorio; la tutela è pertanto di esclusiva competenza dello Stato. Ma quale Stato? Il Codice, e con esso le battaglie e la passione di uomini come Galasso, cadrà nel vuoto se il Ministero vedrà svuotarsi le sue casse (le cifre dei prossimi tagli, tratte dalla «Gazzetta Ufficiale», sono nel mio articolo su «II Sole 24 Ore» del 4 luglio), esaurirsi il personale invecchiato e demoralizzato, se mancherà il necessario raccordo fra Codice e legislazioni regionali, ancora di là da venire. Lo spirito della Costituzione, con la civiltà istituzionale che essa incarna, è davvero oggi (diciamolo con Zanzotto) a rischio di sterminio, come lo è il paesaggio col suo carico di storia, di valori etici e culturali. Per intendere questo punto cruciale occorre, oggi come nel 1985, mobilitare competenze storiche oltre che giuridiche, e Giuseppe Galasso ne è un esempio ora come allora. Occorre l'attenzione (oggi assai carente) della politica, ma anche l'estendersi della coscienza civile: una strada su cui, temo, dobbiamo ancora compiere i primi passi. Questo libro, con le riflessioni che innesca, può contribuirvi. Giuseppe Galasso, «La tutela del paesaggio in Italia, 1984-2005», Editoriale scientifica, Napoli, pagg. 208, 12,50.