Le visite da venerdì. La Regione: "Impossibile mantenere le vecchie tariffe" Il monumento è stato restaurato con i fondi del magnate tedesco Reinhold Würth La Cappella Palatina torna a splendere, dopo tre anni di restauri, iniziati il 21 marzo 2005. Ottocento giorni di lavori per sanare i danni del terremoto del 6 settembre 2002 e portare a termine, con soli due mesi di ritardo, un restyling completo della cappella voluta da Ruggero II nel 1132, perla del turismo cittadino, che il mecenate tedesco Reinhold Würth ha finanziato per 2 milioni 300 mila euro (ma limporto netto, con un cui sono stati appaltati alla Martino Solito, è 1 milione e 450 mila euro). Al pubblico riaprirà l11 luglio, secondo i vecchi orari, e almeno per la stagione estiva, col biglietto dingresso bloccato a 4 euro. «Un gioiello come la Palatina non può essere fruito ai prezzi che aveva prima del restauro - annuncia lassessore regionale ai Beni culturali Antonello Antinoro, che ha anche ribadito la bontà del modello Wurth per future collaborazioni con i privati in merito alla gestione dei beni culturali - ma stiamo già pensando a un aumento progressivo del biglietto, che partirà più avanti, perché non possiamo danneggiare i tour operator che hanno già acquistato i pacchetti ai vecchi prezzi». Frutto della sinergia tra il gruppo Würth, lArs e lassessorato regionale ai Beni culturali, il restauro, diretto da Lina Bellanca della Soprintendenza, dal direttore del Centro regionale restauro Guido Meli e dalla direttrice della galleria di Palazzo Abatellis Giulia Davì, è stato presentato ieri alla presenza di Reinhold Würth. Allinterno del monumento, dai soffitti lignei a muqarnas, dai mosaici ai pavimenti, non cè un centimetro quadrato che non sia stato interessato da interventi. Sul soffitto della navata centrale sono tornate le luci e i colori del ricchissimo repertorio di immagini di vita orientale racchiuso tra alveoli, nicchie e stalattiti delle muqarnas, che le maestranze islamiche realizzarono con tempere ricavate da colori a base di terre. Il restauro ha interessato le tarsie marmoree dei pavimenti, i mosaici delle pareti e del presbiterio, con le tessere vitree di color oro, blu, rosso e verde che hanno ritrovato lucentezza, reintegrate con malta neutra e poi trattate con acquarelli speciali e lucidate. E ancora, le volte e le vetrate, ma anche i paramenti murari esterni: sono stati consolidati i solai e i soffitti danneggiati dal terremoto, con una particolare attenzione ai legni originari, ed è stata sostituita una parte del tetto in policarbonato, con un sistema di tetto ventilato e rivestito in lastre di rame, che garantirà un più adeguato microclima ambientale. E poiché il maggior nemico delle superfici restaurate è il calore, lumidità dellaria che crea un effetto condensa, i vetri delle finestre della cupola sono stati modificati per creare una ventilazione minima permanente e anche le cupolette delle muqarnas, collegate al sottotetto, rimarranno appena sollevate per far uscire laria calda. Dall11 luglio, inoltre, per proteggere i pavimenti, il pubblico seguirà un percorso obbligato su passerelle di legno ricoperte di stoffa. Tra le prossime iniziative promosse dal gruppo Würth, inserite nellaccordo siglato con lArs nel 2003, cè la mostra dedicata ai capolavori di Picasso proveniente dalla collezione del museo Würth di Künzelsau: arriverà a ottobre, ultima in ordine di tempo a essere ospitata nella sala Duca di Montalto del Palazzo. E il presidente dellArs Francesco Cascio ha annunciato la sua intenzione di rilanciare il ruolo della fondazione Federico II, che finora ha gestito la fruizione del complesso monumentale del Palazzo Reale, insieme alla Palatina, ma che ora versa in pessime acque: «Pensiamo di ampliare il circuito di visita inserendo al più presto anche il Tesoro della Cappella, il Tesoro del Palazzo Reale, conservato per ora in un centinaio di casse nei sotterranei, ma anche un percorso tra i giardini reali e quello che coinvolge la chiesa inferiore della Palatina. E a ottobre, la Palazzina cinese restaurata potrebbe essere gestita dalla Federico II, in accordo col Comune di Palermo».