La prima, della quale si parla nella delibera 834 del 2007, è quella relativa ai 55 indicatori di efficacia, la previsione dei quali - è doveroso innanzitutto precisare, sul piano tecnico - non è obbligatoria, men che meno per i piccoli Comuni. Sul piano politico, invece, individuare alcuni indicatori (nel caso di Pavia, ne sono stati indicati più di 250) non significa dare ulteriori pesi ai Comuni, né tanto meno dare sfogo al desiderio di un funzionario regionale di dedicarsi a qualche passatempo. Significa piuttosto indicare un percorso innovativo per la redazione dei piani urbanistici comunali che, una volta redatti secondo queste modalità, definire «trattati tecnico-sociologici» è a dir poco ridicolo e qualificante per chi ciò sostiene. Ridicolo e ingeneroso, se si pensa che tra gli indicatori ci sono anche alcune regole che, se applicate ai piani vigenti, avrebbero contribuito a scongiurare lemergenza rifiuti. Inoltre, va sottolineato che è stato erogato oltre il 50 per cento dei contributi ai Comuni per lelaborazione di Puc e che oltre 70 Comuni (alcuni uniti in consorzio) stanno lavorando ai loro piani urbanistici rapportandosi con il nostro ufficio regionale e servendosi di cartografia e dati in nostro possesso. Anche per quanto riguarda il secondo tema citato nellarticolo, quello della presunta avocazione da parte della Regione delle competenze in materia paesaggistica, occorre fornire qualche elemento che evidentemente è sfuggito allautore. Nel percorso che ha portato allelaborazione e che, ci auguriamo, porterà allapprovazione del Ptr, è sorto un problema che ha richiesto diversi adeguamenti in itinere. Quando fu fatta la legge 162004 era possibile affidare la valenza paesaggistica ai piani provinciali, e così fu previsto dalla nostra legge. Successivamente, il codice Urbani (d. lgs. 4204) assegnò la valenza paesaggistica ai piani territoriali regionali, permettendo alcune deroghe previa intesa con i ministeri. Fu così che la Regione Campania chiese con forza e ottenne un preliminare dintesa - stipulato a Ravello - con il ministero dei Beni culturali e con il ministero dellAmbiente per mantenere in capo alle Province la valenza paesaggistica. Il disegno di legge del Ptr licenziato dalla giunta regionale, dopo aver avuto lapprovazione unanime di tutti i soggetti istituzionali coinvolti, è stato quindi inviato con questa previsione al Consiglio per la definitiva approvazione. Nel maggio scorso, tuttavia, il decreto Rutelli ha ulteriormente modificato il d. lgs. 4204 escludendo, senza alcuna possibilità di deroga, il conferimento alle Province della delega sui beni sottoposti a vincolo (il nostro territorio, ancorché maltrattato, è quasi interamente vincolato). Come potrebbe, quindi, in presenza di questa disposizione normativa, «il fiacco assessorato» regionale garantire alle Province, e tra queste allottimo e solerte assessorato della Provincia di Napoli, che le competenze di un tempo gli siano conservate? Si voglia o no, il Consiglio regionale è lorgano deputato a emanare le leggi. Le sue decisioni sono autonome. In questo caso, il Consiglio non ha ritenuto di rischiare limpugnativa dello Stato per incostituzionalità (anche in considerazione delle due recenti sentenze della Corte costituzionale avverso alla delega agli enti locali della pianificazione paesaggistica fatta dalle Regioni Toscana e Piemonte) rispetto a un problema che di per sé è superabile mediante lorganizzazione delle attività della conferenza di pianificazione. Sarà proprio la conferenza di pianificazione prevista allart. 5 del ddl, vituperata e temuta da molti, a garantire il recupero del prezioso lavoro delle Province in tema di paesaggio, senza perciò che si crei alcuno «smisurato e improbabile piano paesistico su scala regionale», e a dare inoltre la possibilità alla nostra legge di mantenere i vincoli e nello stesso tempo consentire una lettura dinamica del territorio. Un territorio che è stato "maltrattato" proprio per mancanza di unadeguata pianificazione. Occorre oggi rinnovare gli strumenti di pianificazione. LUe pone quale presupposto per la realizzazione degli interventi di riqualificazione previsti dal Por 20072013 proprio lesistenza di una moderna pianificazione. Il dibattito, il confronto, il dialogo interistituzionale è utile e proficuo. È importante, però, che ciascuno capisca che è necessario mettere da parte le sterili contrapposizioni e lavorare, tutti, per consentire ai nostri territori di affrontare e vincere le sfide della competitività e dello sviluppo. Lautore è assessore regionale allUrbanistica -------------------- Lassessore Cundari non risolve i dubbi che il mio articolo sollevava. Per quanto riguarda i 55 indicatori di efficacia, non solo la delibera 8342007 ne prescrive lobbligo, non prevedendo nessuna opzione facoltativa per i Comuni, grandi o piccoli, ma secondo molte interpretazioni di giuristi qualificati, la mancata previsione di uno solo di questi indicatori può far ritenere nullo lintero piano comunale. Una seconda imprecisione riguarda limpossibilità di lasciare la materia paesaggistica in capo alle Province: il Piano territoriale della Regione Lombardia, forse lunico finora approvato, prevede lesatto contrario e non si hanno notizie di una sua presunta incostituzionalità. (g. g)