Lassessore probabilmente non ha avuto il tempo di riflettere bene sugli argomenti che ha lanciato e non è stato assistito in maniera adeguata dal suo staff. Sembra opportuno quindi ricordargli che a partire dal 1999, anno in cui furono approvate le linee guida del Piano paesistico regionale, che costituì il primo lodevole screening delle risorse culturali (in senso lato) del territorio regionale, lamministrazione regionale (assessorati Territorio e Beni Culturali) commissionò allUniversità di Palermo una serie di studi e analisi per approfondire le linee guida, che dovevano confluire nel Piano territoriale urbanistico regionale. LUniversità consegnò gli studi nel 2001 ma il governo Cuffaro lasciò decadere ogni iniziativa. Lassessore Antinoro è informato di questi precedenti? La Sicilia è dotata naturalmente di uno straordinario patrimonio storico, architettonico, naturalistico, paesaggistico, archeologico, geologico, vulcanico, termale, artistico, al quale bisogna aggiungere il sistema costiero, il clima eccellente e il fascino dei centri storici, anche quelli più piccoli e semi abbandonati. A questo proposito è il caso di ricordare che anche in Italia sono in corso esperimenti di trasformazione di piccoli centri storici in «paesi albergo», come sta avvenendo a Santo Stefano di Sessanio in Abruzzo, a Colletta di Castelbianco in Liguria e in altre regioni. Alcune delle risorse territoriali di cui sopra sono note, conclamate e introdotte tra i siti Unesco. Alcune dovrebbero essere ulteriormente censite, comunicate e valorizzate. Il problema di fondo è che tali risorse non si trasformano da sole in «risorse turistiche»; esse costituiscono in genere unofferta turistica potenziale, che per diventare effettiva ha bisogno di politiche e di strategie appropriate, in cui il privato può avere un ruolo, come prevede il Codice dei beni culturali e come avviene in alcune realtà regionali, nazionali e internazionali. È a tutti noto che nonostante lesistenza di tale patrimonio, le economie derivanti dal turismo regionale sono di poca entità se si confrontano con quelle della sola Rimini, in Emilia Romagna. Per rimanere nel campo delle risorse di conclamato valore internazionale come la Valle dei templi, dove peraltro una serie di servizi aggiuntivi sono già effettuati da una società privata, il problema, anche questo noto a tutti e ampiamente documentato, è che i turisti si fermano troppo poco dormendo ad Agrigento, ben che vada, una sola notte. Bisognerebbe quindi ampliare lofferta inserendo nei pacchetti turistici altre risorse come il centro storico, il turismo balneare, il diportismo nautico, le zone di interesse ambientale che ricadono nei comuni confinanti come la Scala dei turchi, la riserva di Torre salsa, le Maccalube di Aragona e così via. Una città che vuole attrarre maggiori risorse dal turismo deve progettare sé stessa in maniera adeguata e offrire servizi pensando a diverse tipologie di turisti e non solo a quelli che arrivano nei pullman dei viaggi organizzati. Ci riferiamo al turismo individuale, al turismo giovanile, al turismo naturalistico, al turismo gastronomico per i quali bisogna prevedere carte turistiche, trasporto pubblico, cartellonistica, itinerari, visitor center, siti archeologici, musei e monumenti aperti tutta la settimana, biglietti unici, ostelli della gioventù, campeggi, alberghi e quantaltro insegnano le numerose esperienze derivanti da una efficace politica del turismo riscontrabili in Italia e allestero. Se ad Agrigento si manifestano le criticità prima accennate, figuriamoci quelle riscontrabili in altre realtà meno prestigiose a cominciare da Palermo e Piazza Armerina. Le proposte dellassessore, ribadite dal presidente, denotano un deficit di conoscenza dei problemi che si vorrebbero affrontare. Le richieste a casaccio di eliporti, strade, alberghi e nuovi musei, sono una scorciatoia inaccettabile di fronte alle potenzialità del territorio regionale e alle disfunzioni rilevabili, spesso ascrivibili allamministrazione regionale e agli enti locali. Il buon senso vorrebbe che le proposte scaturissero da analisi appropriate, di cui, come accennato prima, la Regione dispone e che dovrebbero essere solo aggiornate. Si tratta di trasformare le risorse territoriali in risorse turistiche, a partire da una seria politica regionale del turismo da condividere con gli enti locali, nellambito di un progetto complessivo di sviluppo nel quale i privati possono essere collocati, con ruoli circoscritti, specificati dagli enti pubblici che governano il territorio alle varie scale. Lautrice è docente di Urbanistica e vicepresidente dellEnte Parco della Valle dei Templi di Agrigento
SICILIA - un assessore impreparato sulla gestione dei monumenti
L'assessore Antinoro è stato criticato per le sue proposte sulla politica del turismo regionale. La Sicilia ha un patrimonio culturale e naturale unico, ma le economie derivanti dal turismo sono di poca entità. È necessario ampliare l'offerta turistica con servizi aggiuntivi come il turismo balneare, il diportismo nautico e le zone di interesse ambientale. La città deve progettarsi in maniera adeguata per offrire servizi pensando a diverse tipologie di turisti. È necessario una politica del turismo efficace e una serie di azioni per trasformare le risorse territoriali in risorse turistiche.
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