Cattedrali romaniche, castelli normanno svevi, masserie fortificate sono le punte di diamante di un patrimonio culturale che fa della Puglia un tassello di quell'Italia definita "museo diffuso". Un patrimonio che, insieme al mare garganico e salentino, rappresenta certamente una forte attrattiva turistica, ma l'integrazione fra le due facce della stessa medaglia è ancora di là da venire. Può quindi e in quale modo l'offerta turisticoculturale diventare una vera e propria industria per la regione? Ne parliamo con Ruggero Martines, direttore regionale dei Beni culturali. «Sicuramente la cultura può diventare un'industria per la Puglia, iniziando da una migliore articolazione del turismo. La regione si è proposta negli ultimi anni come luogo di mare di particolare qualità ma non è possibile ignorare che, accanto a zone di eccellenza, ce ne sono molte altre dagli standard ancora modesti e quindi da migliorare per incrementare l'offerta». Quali sono i progetti dei Beni culturali per favorire la crescita? «L'idea che stiamo sviluppando insieme alle Soprintendenze e al Politecnico di Bari riguarda la creazione di un unico grande polo museale d'eccellenza fra Brindisi e Taranto, che potrebbe diventare un circuito speciale del turismo in Puglia. Nel capoluogo ionico il pezzo forte sarà l'incrociatore Vittorio Veneto destinato a divenire Museo del mare. Fra il castello e l'Arsenale militare potrebbe trovare posto il Museo della marineria post unitaria con pezzi di artiglieria e ricca documentazione». A Brindisi, invece? «Il castello sarebbe la sede idonea del Museo della marineria pre unitaria, con la realizzazione di una sezioni di navi, dalla triremi di Azzio alla galea di Lepanto. La struttura potrebbe ospitare anche una sorta di polo della nautica sia per le manifestazioni veliche come la regata BrindisiCorfù, sia per una mostra permanente dedicata al mare. Sfruttando le potenzialità del porto, poi, l'idea è di creare due terminal: uno per megayacht e grandi navi da crociera, l'altro per l'aeroporto poco distante». Per arrivare a quest'ambizioso obiettivo ci vorrà del tempo. Nel futuro più prossimo ci sono altre iniziative in cantiere? «Abbiamo un progetto speciale per il parco archeologico di Egnazia con l'eliminazione della strada che attualmente attraversa il sito; a Lecce invece vorremmo fare del castello il polo dell'arte della cartapesta». Il suo ufficio però sta lavorando anche su progetti mirati a creare nuova occupazione e all'utilizzo di nuove tecnologie. «Qui si entra nel campo delle attività strategiche, non limitate cioè alla semplice offerta. Stiamo lavorando ad un progetto sperimentale sull'Uomo di Altamura, lo scheletro fossile scoperto nel '93: saremo i primi a fare in Italia quello che già esiste in Francia, un connubio fra virtuale e reale. Analogamente, stiamo portando avanti un progetto per la valorizzazione delle cave storiche pugliesi, prima fra tutte quella dei dinosauri, sempre nei dintorni di Altamura, dove nel '99 sono state scoperte 4 mila impronte di oltre cento esemplari vissuti 70 milioni di anni fa. Insieme alle altre cave individuate, contiamo di realizzare una Gardaland scientifica con parchi e percorsi tematici».