Ieri Alain Elkann, consulente del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, ha visitato la Pinacoteca e lAccademia di Brera. «Servono interventi urgenti di manutenzione - ha spiegato Elkann -. Lobiettivo è migliorare lofferta per i turisti e le aree espositive». Il ministero - impegnato nel futuro progetto della Grande Brera e del trasferimento dellAccademia - lancia un appello ai milanesi: «Prendetevi cura dei capolavori, non abbandonate il museo che il mondo ci invidia». Intanto il ministro Bondi ha deciso di aprire un ufficio «distaccato» a Palazzo Litta: «Segno dellinteresse per Milano». I ponteggi eterni ad avvolgere lingresso, le sale con i pavimenti da rifare e gli impianti di illuminazione degni semmai di una pro loco. Milano ha dimenticato Brera, la Pinacoteca di Mantegna, di Piero della Francesca, di Raffaello, di Tiziano, del Tintoretto. Una cassaforte di capolavori, in perenne attesa del riscatto definitivo. Quello, forse verrà con via al progetto «Grande Brera», ma il presente è in attesa del trasloco dellAccademia (verso via Mascheroni) e della riqualificazione delle sale espositive. Ieri Alain Elkann, emissario del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, ha visitato i meandri del complesso di Brera, frugando tra sale espositive e depositi impolverati. Lobiettivo? Fare il punto sullo stato (poco confortante) del museo e stabilire una serie di interventi urgenti in vista dei 2009, anno del bicentenario della Pinacoteca. La tappa milanese è arrivata al termine di un tour tra le sale degli Uffizi fiorentini, dell Accademia di belle arti di Venezia e del complesso museale di Napoli. Come sta Brera? «Non benissimo». Insieme alla soprintendente Sandrina Bandera, Elkann (presidente della Fondazione del museo egizio di Torino), ha stilato una diagnosi approfondita dei mali della più importante pinacoteca nazionale. Primo fra tutti, la questione del personale: i 140 inservienti e custodi dei Musei non conoscono linglese, non hanno conoscenze specifiche nel campo artistico e, a ben guardare, non hanno neppure una divisa: «Mancano i soldi». Secondo, le aree espositive: vanno ridipinte, gli impianti di illuminazione non sono adeguati, alcune parti di pavimento sono da rifare. Terzo, la promozione: poche indicazioni in città, niente cartelli in doppia lingua e niente punti di ristoro e accoglienza per i turisti. «Non è un quadro disastroso. Basterebbero poche migliaia di euro», spiega la sovrintendenza. Il Ministero già ha preso limpegno economico per la «Grande Brera», e ora dovrà «spremere» per trovare nuovi fondi. Lantidoto al degrado è chiaro: «I milanesi adottino Brera». Non una semplice boutade, ma il progetto di una fondazione con la partecipazione delle famiglie della borghesia e dellimprenditoria milanese. Un esempio? «La questione delle divise - spiega Alain Elkann -. Siamo nella città della moda, no? Le grandi firme potrebbero disegnarle e realizzarle con pochissimi costi». Allo stesso modo si potrebbero trovare i fondi mancanti (già pronto un finanziamento privato per la tinteggiatura delle sale), per tamponare gli interventi più urgenti. Come la questione degli spazi: «Troppi capolavori soffocati, palazzo Citterio è vuoto: usiamolo». Lappuntamento con il bicentenario non può essere fallito e in gioco cè pure il ruolo nellExpo. «Il sindaco Moratti è sensibile, ci darà una mano», si augura Elkann. Nel frattempo il ministro Bondi ha «preso casa» a Palazzo Litta: entro fine anno ne farà una succursale del suo ufficio ministeriale romano. «Un segnale che Milano è tenuta in grande considerazione: ora ci pensino anche i milanesi».