MILANO. Qualità e originalità. Il mercato dell'arte in Italia nel 2003 ha premiato le opere di alto valore artistico, gli oggetti particolari, ciò che era inconsueto e diverso dalla norma. E se la crisi ha penalizzato diversi settori dell'economia e della finanza, il mercato dell'arte nel 2003 ha invece tenuto e in molti casi evidenziato segni di vivacità inattesi. Che hanno riguardato perlopiù il collezionismo privato di "alto livello" e di ampia disponibilità finanziaria. Mentre gli investitori "medi", i più colpiti dalla crisi economica, lo scorso anno sembra abbiano disertato aste e gallerie. È lo scenario italiano, ma anche internazionale, disegnato dagli esperti delle principali case d'asta operanti nel Paese. A cominciare da Sotheby's Italia che nel 2003 ha registrato un giro d'affari di circa 31 milioni di euro, con un incremento del 14,4 rispetto al 2002. «Soprattutto nel secondo semestre dello scorso anno spiega l'amministratore delegato Filippo Lotti abbiamo registrato un'accelerazione del mercato grazie a tre importanti collezioni (Gianetti, Bonomi Bolchini, Romana) battute rispettivamente in marzo, ottobre e novembre. Il mercato conferma Lotti ha premiato la qualità e ciò che era diverso dalla norma. Un atteggiamento che abbiamo intuito da tempo, tanto che la casa madre ha dato indicazione di ridurre la quantità di opere offerte a vantaggio della qualità. Questo è avvenuto anche a Parigi, Londra, Amsterdam, New York». Tra i settori più vivaci per Sotheby's quello dell'arte moderna e contemporanea che nel 2003 è cresciuto del 27,8 per cento. Sviluppi dello stesso tenore anche per i dipinti antichi e per quelli del XX secolo. E se i grandi collezionisti hanno risposto molto bene continuando a comprare, la crisi si è sentita ai livelli medio-bassi. Praticamente scomparse quelle fasce di clientela molto presenti sul mercato italiano dell'arte. Il notaio, l'avvocato, il farmacista sono praticamente assenti da qualche anno. «Ma il privato resta ancora molto importante» spiega il Presidente di Christie's Italia Stéphane Bloch Saloz. Nel 2003 le vendite hanno totalizzato oltre 30 milioni di euro pari a circa il 78 dei lotti offerti. Rispetto al 2002 si è registrato un calo del 13. «Una battuta d'arresto apparente» per Bloch che va letta alla luce della crescita registrata negli anni precedenti. «Siamo soddisfatti dei risultati raggiunti in un anno che sapevamo essere difficile e di assestamento. Per il 2004 sono ottimista prosegue e posso anticipare che riserveremo un'attenzione crescente al locale». Quanto alle aree: il settore collezionistico che ha realizzato il fatturato più alto per Christie's è stato quello dell'arte moderna è contemporanea con 9,4 milioni di euro (11). In frenata invece i dipinti dell'800, l'arte antica e i gioielli. Diverse le tendenze segnalate dalla casa d'aste Finarte-Semenzato. Grande vivacità nel 2003 per i dipinti antichi e il settore dei libri e delle incisioni. Stabili i comparti dei mobili e degli oggetti d'arte e quello dei gioielli e degli argenti. Quanto ai prezzi, nell'antico si assiste ad un'esplosione relativa ai beni di particolare valore artistico, (tra le aggiudicazioni più alte il Tiziano battuto a Venezia per 3 milioni e 382mila euro) mentre si affievolisce la richiesta per pezzi di medio mercato e cresce l'interesse per prodotti "low cost". Ma veniamo ai bilanci: 56 i milioni di euro fatturati da Finarte nel 2003, con un calo del 12,6 rispetto al 2002. «Si tratta in realtà di un calo del 5 afferma Marco Semenzato perché nel bilancio 2002 è stata contabilizzata anche la vendita (fatta fuori asta) di un De Chirico del valore di 4,4 milioni di euro. Puntiamo molto sul 2004. In particolare, posso anticipare, su un'importante asta prevista in maggio a Venezia. Su cui non posso al momento aggiungere altro».