Svolta sulla lettera-appello pubblicata ieri dal Mattino sull'utilizzo della Certosa di Padula. Infatti il ministro del Beni Culturali Bondi ha annunciato «l'immediata costituzione di un organo consultivo di altissimo profilo, con il compito specifico di esprimere al ministro le proprie valutazioni in merito alla compatibilità delle manifestazioni che si svolgano all'interno dei più importanti siti culturali dello Stato». Lo ha annunciato lo stesso ministro Bondi, recependo così l'appello sottoscritto ieri sul Mattino da intellettuali e personalità della cultura tra cui Mogol. Lettera-appello in cui si erano espresse «forti preoccupazioni» per lo svolgimento di manifestazioni artistiche a dir poco incongruenti con la struttura, all'interno del complesso architettonico della Certosa di Padula. Una decisione che affronta il centro di una polemica frequente sull'utilizzo di complessi architettonici in particolare per mostre di arte contemporanea. Come conferma Francesco Sisinni: «Sono stato il primo, a suo tempo, a levare una voce di indignazione contro questa profanazione di un luogo doppiamente sacro, dal punto di vista religioso e culturale. E devo constatare che lo scandalo continua». Così l'ex direttore generale del ministero dei Beni culturali, che contribuì alla rinascita della Certosa di Padula, torna a lanciare strali contro la presenza di installazioni moderne nel complesso di San Lorenzo. Lo «scandalo» è stato risollevato dall'appello firmato tra gli altri da Mogol e otto inviati di guerra - Mimmo Candito (La Stampa), Toni Capuozzo (Tg5), Daniele Mastrogiacomo (La Repubblica), Ettore Mo (Corriere della Sera), Vittorio Dell'Uva (Il Mattino), Tiziana Ferrario (Rai Tg1), Giovanni Porzio (Panorama) e Ugo Tramballi (Il sole 24ore) - e inviato al ministro Bondi in occasione del premio giornalistico «Lamberti Sorrentino», dopo la visita alla Certosa. Le opere della discordia, disseminate nel parco e nelle celle dell'ex monastero, fanno parte della collezione che nasce dalla triennale 2002-2004 «Le opere e i giorni», e dal successivo happening «Fresco bosco», ideati e curati da Achille Bonito Oliva. «Non ho nulla contro la Transavanguardia - sottolinea Sisinni - il problema è la contestualizzazione. C'è una sacralità laica, oltre che religiosa, che va rispettata». A intervenire nella polemica è anche Angelo Paladino, assessore alle Politiche ambientali della Provincia di Salerno: «Ho già espresso in passato le mie perplessità sulla valenza delle iniziative curate da Bonito Oliva - dice. Avremmo preferito che i tanti soldi spesi per realizzarle fossero stati utilizzati per assicurare le visite guidate all'interno della Certosa e un servizio turistico adeguato. È necessario trovare una soluzione che faccia vivere la Certosa 365 giorni all'anno, perché questo monumento patrimonio dell'Unesco merita meno spot, meno effimero e più interventi fisiologici, duraturi» E se l'assessore regionale Claudio Velardi non vuole entrare nella polemica perché non conosce le opere nella Certosa, pur sottolineando la necessità di dare più attenzione al complesso, a spezzare una lancia a favore dell'arte contemporanea è il critico d'arte e star della tv Philippe Daverio, che taccia di «misoneismo», ovvero di avversione per il nuovo, i firmatari dell'appello e gli italiani in generale. «Ma è ora che ci si svegli: i più importanti musei del mondo praticano questo tipo di contaminazioni - avverte Daverio - Al Louvre è in corso una mostra che ha messo insieme gli scarafaggi di Jan Fabre e la pittura fiamminga. Qualche benpensante ha alzato la voce ma l'autorevolezza della cultura parigina li ha fatti tacere. È vero che Napoli sta attraversando un momento psichicamente difficile, ma è un motivo in più per essere più chiari in materia di autorevolezza, per affermare l'importanza del dialogo tra passato e presente». E lui, l'artefice dello scandalo, il critico Achille Bonito Oliva, che ne pensa? «Non so che dire - risponde, sorpreso - Credo che l'architettura della Certosa sia così monumentale e generosa da poter ospitare anche l'arte contemporanea. Del resto, non si può parlare nemmeno di contaminazione, ma semmai di sfioramenti tra antico e moderno, perché nessuno ha manomesso le strutture del monumento, che tra l'altro ha incrementato anche i visitatori in questi anni. L'arte contemporanea sviluppa sempre aggressività, ma questa mi sembra una polemica antiquariale, una reazione di illiberalità culturale che denota anche una mentalità scolastica».
CAMPANIA - Certosa di Padula, indagine del ministro
Il ministro del Beni Culturali, Bondi, ha annunciato l'immediata costituzione di un organo consultivo per valutare la compatibilità delle manifestazioni artistiche con i siti culturali dello Stato. La decisione è stata ricevuta dall'appello di intellettuali e personalità della cultura, che si erano espresse preoccupazioni per lo svolgimento di manifestazioni artistiche a dir poco incongruenti con la struttura della Certosa di Padula. Il critico d'arte e star della tv Philippe Daverio ha difeso l'arte contemporanea e ha criticato i firmatari dell'appello, definendoli "misoni".
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