PADOVA. L'arte come business trasversale. Il Veneto ha testato per primo questa formula che sta ora trovando più di un tentativo di replica. Il caso da manuale è quello di Treviso, che ha quasi cambiato pelle da quando, nel 1998, ha cominciato ad ospitare un ciclo di mostre sull'impressionismo: centinaia di migliala di visitatori e ricadute pesanti soprattutto su turismo e servizi. Ma se le mostre sono la "fabbrica" di questo business, dietro c'è una nuova figura di imprenditore. Marco Goldin, autore del miracolo trevigiano, rifiuta questa etichetta sottolineando di essere un critico che ha da sempre coniugato base scientifica a capacità organizzative. Certo è che la sua azienda, la Linea d'ombra, è ormai diventata una piccola holding. Sui bilanci, ovviamente attivi, Goldin tace, ma ha investito in proprio oltre 4 milioni di euro anche per la mostra di quest'anno, più della metà del costo totale. Gli affari vanno talmente bene che Goldin, anche per dissapori con Dino De Poli, presidente della Fondazione Cassamarca, storico sponsor degli eventi, ha deciso di delocalizzare. Fra un anno inaugurerà a Torino una mostra sull'impressionismo e la neve con oltre 160 opere che farà da anticipazione culturale alle Olimpiadi invernali del 2006. Ma sarà a Brescia la sua nuova base operativa con un programma quadriennale di mostre in collaborazione con Brescia Musei. Non delocalizza, ma certamente rilancia, Federico Bano, imprenditore che a Padova ha fatto quasi il percorso inverso trasformando l'arte da passione a business. Dieci anni fa ha acquistato Palazzo Zabarella, lo ha restaurato ed ha cominciato ad operare come Fondazione nel 1997 con una mostra su Utrillo. L'anno scorso la rassegna dedicata all'ultimo Picasso ha richiamato 150.000 visitatori ma quest'anno si punta a superare quota 200.000 con la mostra dedicata ai macchiaioli. «La nostra dice è una onlus che reinveste gli utili nell'attività culturale. Io ho portato un'organizzazione manageriale e il know how di imprenditore. Padova ringrazia ed incassa in termini di accresciuto appeal turistico e qualche decina chilometri lontano Bassano del Grappa, unitamente ad Asolo, rilancia nel nome di Canova. C'è il sospetto che il Veneto, frugando fra i suoi tesori, stia inventando un nuovo modello di business, immateriale ma non troppo.