La zona della bonifica pullula di fattorie che cadono a pezzi. E il centro non si salva: il Cinema Modernissimo è chiuso da decenni MASSAROSA. Ci si passa davanti, ormai, senza farci più caso. Quasi fossero parte del paesaggio naturale, elementi immutabili del panorama. Ma i meno giovani ricordano ancora i tempi in cui avevano un significato, quando erano pieni di gente al lavoro. Segni di un tempo in cui le attività manifatturiere avevano la loro importanza, prima di essere spazzate via dalla modernità e dal progresso. O, in altri casi, simboli di spensieratezza e di svago. Oggi tutto questo è dietro l'angolo del tempo e della memoria: sono rimasti solo strutture abbandonate, edifici diroccati e in rovina. Su molti di essi esistono già piani di recupero, approvati o da approvare. Lasceranno il posto, se non l'hanno già fatto, a case e cemento. Fornacione. Si può considerare il vero e proprio biglietto da visita del Comune, posto sulla Sarzanese, a pochi metri dall'uscita dell'autostrada. Fino agli anni '70 era un'importante fabbrica di mattoni e laterizi, dove lavoravano centinaia di persone, quasi tutti residenti a Massarosa. Poi i costi di produzione divennero troppo alti e la fabbrica chiuse. E il tempo, piano piano, ha fatto il resto: i muri e i soffitti in parte sono crollati, l'erba ha cominciato a nascondere la sua caratteristica struttura. Ma la sua ciminiera centrale non può passare inosservata, anche per chi, distratto, passa in auto. Numerosi le idee e i progetti che nel tempo si sono accavallati uno sull'altro, senza mai sfociare in qualcosa di concreto. Ora, col regolamento urbanistico in fase di approvazione, potrebbe finalmente trovare una nuova destinazione d'uso che però andrà a stravolgere quasi completamente il fabbricato. In quell'area infatti dovrebbe sorgere un mega-albergo con un centro benessere per la cura della persona. Oltre ad una quindicina di appartamenti, alcune attività commerciali e un piccolo lago artificiale. Del Fornacione rimarrà solo la ciminiera centrale, il resto sarà demolito e ricostruito per far posto ad una struttura capace, nelle speranze dell'amministrazione, di richiamare numerosi turisti. Sais. Non è ben visibile ad un passante distratto come il Fornacione, perché l'ex Sais si trova nascosta all'interno della frazione di Stiava, nei pressi della Gora. Si tratta di un'altra grande struttura un tempo fonte di lavoro per centinaia di persone: è stata una raffineria d'olio, fino agli anni '80, quando fu chiusa e abbandonata a se stessa. Per anni i residenti si sono battuti perché la zona fosse bonificata: sia dall'amianto che ricopriva tutti i tetti, sia dagli olii e dai solventi che, con gli anni, si erano riversati nel terreno. Anche l'ex Sais sarà abbattuta e, al suo posto, sorgeranno case e negozi. 29 alloggi per la precisione e 5 attività commerciali-direzionali. Rimarrà solo il lavatoio, posto tra i due grandi capannoni dell'ex Sais che, almeno, sarà ristrutturato e donato di nuovo alla comunità stiavese. Tropicana. Forse non dava lavoro a tante persone, ma nel cuore degli abitanti di Bozzano l'ex Tropicana ha un significato tutto particolare. In tanti hanno passato lì la loro giovinezza, quando l'edificio ospitava ancora un cinema. Poi, anni dopo, la struttura fu trasformata in discoteca non proprio per giovanissimi: ballo liscio e balli di gruppo. Quest'anno è iniziata la sua demolizione: anche al posto del Tropicana sorgeranno appartamenti, tra i 12 e i 14, più un negozio e un locale che sarà donato al Comune che ci farà un ufficio distaccato. A pochi metri, sempre lungo via Vittorio Veneto, c'è invece il salumificio Lucchesi. Neanche a dirlo sarà abbattuto e, al suo posto, troveranno spazio altre 19 case. E anche in questo caso alla comunità resterà il lavatoio posto tra le due strutture. Antico truciolo. Si trova di fronte ad uno dei bar più noti di Massarosa, il bar Argentona, in via Porto Vecchio. Un tempo era una falegnameria, poi divenne uno spazio espositivo per mobili (cambiando nome in Mobilo) finché sopraggiunse, una decina di anni fa, il fallimento. Oggi è un grosso capannone abbandonato. Che fine farà? Case, ancora case: in questo caso 20 per la precisione, una delle quali sarà donata al Comune che la userà come alloggio popolare. Di fronte invece sorgerà un piccolo parcheggio, con 6-7 posti auto. Cinema Modernissimo. Uno degli edifici di maggior pregio architettonico dell'intero Comune, dotato di un'ampia e lussuosa platea, il cinema della centrale via Roma ha chiuso ormai i battenti dagli anni '80. Luogo di ritrovo di giovani e meno giovani oggi ospita un bar. Apice. Era la fabbrica che forse più di altre ha sfamato centinaia di famiglie del massarosese. Era un calzaturificio, specializzato in lavorazioni in gomma: stivali, scarpe e ciabatte che venivano vendute non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Al suo interno lavoravano almeno 1.000-1.500 dipendenti. Ma dava modo di lavorare anche a tutto il reparto dell'indotto, come il famoso negozio Vignali che, anni dopo, si è trasferito a Viareggio. Un tempo occupava una vasta area a Bozzano a ridosso della via Sarzanese, di fronte alla centrale via Rontani. Poi, tra il 1978 e il 1979, arrivò il fallimento. Sul finire degli anni'80 fu al centro di un grande piano di recupero finanziato dalla Regione. Oggi l'area è occupata da una serie di attività commerciali e produttive. Ma dell'antica ex Apice restano ancora due edifici di medie dimensioni: l'asilo e la villa che si trovano nell'area dove oggi si svolge, ogni estate, la sagra della Pupporina. Le Fattorie. Ne esistono numerose in zona bonifica, dietro l'abitato e la zona produttiva di Piano del Quercione. Fino a qualche decennio fa erano pienamente attive: alcune erano abitate da famiglie dedite all'agricoltura, altre da famiglie dedite all'allevamento. Altre ancora dedite all'una e all'altra cosa. Oggi invece la maggior parte di esse cade a pezzi, sotto il peso degli anni: tetti crollati, mura pericolanti. Sono tutte di proprietà privata, immerse ancora in ettari e ettari di terreno brullo. Il regolamento urbanistico ne permetterà la trasformazione in case-vacanza, bedbreakfast e affitta camere. La Baccanella. Non si tratta, in questo caso, di alcun edificio storico. Una volta era una splendida collina ricoperta di olivi, oggi per i residenti di Quiesa è "il mostro". È un immenso cantiere in pendenza, avviato circa due anni fa, per la costruzione di una ventina di appartamenti. Al centro di due esposti e di numerose proteste dei cittadini il cantiere è fermo da oltre un anno. Ma qualcuno, ormai, comincia a pensare che l'opera sia completa e che si tratti di uno strano monumento futurista.
Il Tirreno
6 Luglio 2008
MASSAROSA. Fornacione e i suoi fratelli Il degrado fra lago e città
MA
Marco Pomella
Il Tirreno
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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