Nel mirino della Procura una tettoia edificata sul passo a mare Quegli interventi edilizi erano abusivi. Questa la decisione del giudice monocratico Gerardo Boragine, che l'altra mattina in Tribunale ha condannato i due titolari del bagno Bruno di Forte dei Marmi, Vittorio e Pina Polacci, alla pena di quindici giorni di arresto e quattromila euro di ammenda. Il caso riguardava una tettoia della casa di guardianaggio che sarebbe stata costruita su un varco considerato «corridoio di visuale» e quindi non ricadente nella concessione della superficie demaniale. Ascoltato come testimone davanti al giudice Gerardo Boragine, il comandante Di Fazio della Capitaneria ha raccontato come al momento del sopralluogo, nel giugno del 2005, la tettoia non era coperta da alcuna autorizzazione paesaggistica o della capitaneria e non erano state rispettate le prescrizioni della variante per la ristrutturazione della casa di guardianaggio che prevedevano, appunto la rimozione dell'opera. Da parte sua, la difesa ha fatto notare come - a suo avviso - il varco in questione sia in concessione allo stabilimento. E come, in ogni caso, la concessione parlasse di opere fisse, mentre la tettoia, in profilati metallici e tenda, sarebbe stata rimovibile nel giro di poche ore. Una teoria difensiva che alla fine, nel corso del dibattimento, ha avuto la peggio.
FORTE DEI MARMI. Abusi edilizi, condannati i titolari del Bruno
Un giudice ha condannato due proprietari di un bagno a 15 giorni di arresto e 4.000 euro di multa per aver costruito una tettoia su un varco di visuale senza autorizzazione. La tettoia era stata costruita su una casa di guardianaggio e non rispettava le prescrizioni per la ristrutturazione. La difesa ha affermato che il varco era in concessione allo stabilimento e che la tettoia era rimovibile, ma la teoria è stata respinta. Il caso è stato ascoltato come testimonianza davanti al giudice Gerardo Boragine.
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