E proponeva candidamente, per risanare gli esausti bilanci del suo assessorato, di trasferire ai privati la gestione dei beni culturali esistenti nellIsola. Per di più il governatore Lombardo rincarava la dose. Ipotizzando - certo con involontaria ironia - la «cessione» dei siti archeologici in Val di Noto alla compagnia petrolifera russa Lukoil e laffidamento della Venere di Morgantina (il cui ritorno in Sicilia è previsto per il 2010, dopo un contenzioso durato anni) al Paul Getty Museum: cioè allistituzione pescata con le mani nel sacco per averla acquistata da un ricettatore. Il Paul Getty, nel vaneggiamento estivo di Lombardo, dovrebbe costruire un museo ad Aidone. Una mera coincidenza, ma le due notizie messe insieme sono rivelatrici di una tendenza politica portata avanti dalla classe dirigente isolana con lucidità suicida. A fronte di una spesa pubblica che cresce in modo incontrollato (è salita a 15 miliardi di euro) e con un «parco impiegati» che ha raggiunto la modica cifra di 21.104 persone di cui 2.245 dirigenti, lamministrazione regionale pensa non a tagli drastici, non a una gestione finalmente rigorosa, ma a nuove risorse da cercare e da bruciare con la faciloneria di sempre. E così, dopo aver contribuito a privatizzare le coste, desertificare i boschi, abbandonare lagricoltura e inquinare parti rilevanti del territorio, la Regione vuole adesso liberarsi dei Templi di Agrigento, del Teatro greco di Siracusa, dei vari siti archeologici sparsi per la Sicilia, dei musei e delle città darte, cioè liberarsi dei beni rimasti. Non ci vuole molto a comprendere che privatizzare significa entrare nella sfera delle leggi di mercato, passare dalla cooperazione alla competizione, dalla fruizione al profitto. Una forma particolarmente significativa della mercatizzazione - sostiene Giorgio Ruffolo - è il declino dei beni collettivi rispetto si beni privati. Il mercato tende a favorire nettamente la produzione e il consumo di beni competitivi rispetto a quelli collettivi anche perché la loro gestione incontra un aumento insostenibile di costi molto prima di raggiungere un grado diffuso di soddisfazione. «Ben vengano i mecenati - ha sostenuto il presidente Raffaele Lombardo daccordo col suo assessore - non vedo nulla di straordinario se un privato, con i propri soldi, vuole valorizzare una parte del nostro patrimonio culturale che oggi è sottoutilizzato». In giro, però, più che mecenati disposti ad impegnare risorse si vedono speculatori alla ricerca di profitti. «Limportante è intendersi - aggiunge Lombardo per nulla turbato - su quello che si deve fare e su come farlo. Tutto è chiaro deve avvenire sotto il controllo del pubblico, cioè della Regione». Il presidente si ferma qui, non spiega a esempio come la Regione, che non riesce a governare neppure la sua struttura interna, possa domani controllare il rispetto dei contratti di beni culturali dati in concessione. Le reazioni a queste proposte e non solo da parte dellopposizione non si sono fatte attendere. Speriamo bene. Si sono intanto concluse, purtroppo nellindifferenza generale, le ultime procedure elettorali. Tra le poche novità emerse dalle urne, va sottolineata la elezione a sindaco di Salemi di Vittorio Sgarbi. Una scelta interessante, il paese potrebbe ricavare da questa nomina indubbi vantaggi e non solo sul piano dellimmagine. Sgarbi ha esperienza amministrativa e unottima preparazione artistica. Le sue prime dichiarazioni, tuttavia, ci hanno sorpreso. Egli ha detto: «Il nome del paese dora in poi non sarà più associato alla mafia o al terremoto del 1968. Grazie a me, Salemi uscirà dallisolamento». Gli ricordiamo che nellIsola, per antica consuetudine, non si è mai creduto ai salvatori della patria. I siciliani, come tutti sanno, hanno molti difetti, ma non sono creduloni. Lo sanno bene: o si salvano da soli o non si salveranno mai. A Sgarbi consigliamo di guardare, andando in giro per lIsola, le bellezze artistiche e naturali, ma anche le croci numerose che segnano il nostro impegno civile.