Gli storici Gentile, Margiotta Broglio e Graziosi contro la proposta del ministro di allargare lorganismo a studiosi di destra: "Non siamo ideologici" ROMA - È destino che le feste nazionali siano momento di conflitto tra gli italiani. Specie le celebrazioni per lUnità dItalia, fonte originaria di eterne divisioni. Accade nel 1911, quando lo Stato festeggiò i primi cinquantanni, tra le proteste di cattolici, socialisti e repubblicani contro lItalia monarchica. E ancora nel 1961, festa del centenario: contro la benedizione del pontefice, che attribuiva lunificazione a un disegno della provvidenza, alte si levarono le voci degli italiani laici. Minacce di guerra risuonano anche oggi, pur dietro gli ovattati toni del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi. La sua lettera pubblicata ieri su Repubblica desta perplessità nel comitato incaricato per i festeggiamenti del centocinquantesimo anniversario. Un gruppo assai eterogeneo che, sotto la presidenza di Carlo Azeglio Ciampi, include il pianista Giovanni Allevi e il ballerino Roberto Bolle, gli scrittori Claudio Magris, Dacia Maraini e Roberto Saviano, giuristi eminenti quali Gustavo Zagrebelsky e Giovanni Conso. Eterogeneo nelle competenze, ma anche nella geografia politica e culturale, essendovi inclusi Pietrangelo Buttafuoco e Gianni Letta ed essendo al di sopra di partigianerie politiche i due unici storici presenti, lapprezzato risorgimentista Giuseppe Talamo e lautorevole studioso di diritto ecclesiastico Francesco Margiotta Broglio. Non dunque un pericoloso comitato di sinistrorsi, propinatori di luoghi comuni ideologici, ad arginare i quali il ministro ritiene necessario chiedere «lautorevole contributo» di Giano Accame (ex repubblichino) e Francesco Perfetti (direttore della rivista-fucina del neorevisionismo ed ex collaboratore dellOrdine nuovo), Ettore Albertoni ed Ernesto Galli della Loggia, Elena Aga Rossi e Piero Melograni. Il documento di Bondi è esplicito: finora è prevalsa una lettura ideologica del Risorgimento e della storia successiva, da oggi si cambia. In realtà - è lobiezione di alcuni - accade proprio il contrario: il ministro ha immesso nel comitato una componente ideologica che prima non cera, non perché annidasse unanima di sinistra estrema e dunque occorresse equilibrare, ma perché mancava lideologia tout court, essendo tutti studiosi senza etichetta. Per Margiotta Broglio si tratta di un grande equivoco. «Il nostro comitato non deve occuparsi di storia, ma deve monitorare le scelte politiche del governo. È un comitato di garanti, che infatti include le personalità più diverse. Non capisco perché Bondi si sia prodotto in questa rilettura della storia dItalia». Molti dubbi vengono poi formulati da studiosi estranei al comitato sul metodo usato da Bondi. Può la politica imporre una sua agenda agli storici? «Mi sembra espressione di uno statalismo ingenuo e anacronistico», dice Andrea Graziosi, presidente della Sissco, la società degli storici contemporaneisti. «Un modello che consideravamo fortunatamente liquidato». Quella auspicata da Bondi è una "storia pacificata", che mescola il diavolo e lacqua santa, Quintino Sella con Vincenzo Gioberti. «Ma che vuol dire storia pacificata?», replica Emilio Gentile. «La storia condivisa sarebbe possibile solo con una rimozione collettiva delle differenze fra i valori, i principi e gli ideali che hanno diviso gli italiani. Come dire: i combattenti per la libertà e i combattenti contro la libertà sono accomunati dal valore del combattimento, e questo basta a riconoscere la pari dignità dei loro ideali. Una storia così scritta sacrificherebbe la verità storica sullaltare della memoria comune».
"Bondi lottizza il comitato dellUnità dItalia"
Il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi ha proposto di allargare l'organismo incaricato dei festeggiamenti del centocinquantesimo anniversario dellUnità dItalia, includendo studiosi di destra. Il comitato incaricato, composto da personalità diverse, ha espresso perplessità e ha richiesto la rimozione di questi membri. I due storici presenti, Francesco Margiotta Broglio e Giuseppe Talamo, hanno criticato la proposta di Bondi, che considerano un grande equivoco. Secondo Margiotta Broglio, il comitato non deve occuparsi di storia, ma di monitorare le scelte politiche del governo.
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