Il grado di civiltà di un popolo si misura dalla considerazione che esso ha del suo patrimonio culturale. Infatti i cosiddetti beni culturali oggi non possono essere considerati soltanto testimonianza di un passato, a volte persino ingombrante, ma risorsa per lo sviluppo del territorio e simbolo di appartenenza e di identità. Ed è per questo motivo che essi vanno recuperati, mediante azioni di ristrutturazione e restauro, conservati e tutelati, mediante leggi appropriate e ad hoc, valorizzati, attraverso una politica di ottimizzazione degli interventi che punti sia alla progettualità che alla pianificazione e passi attraverso un monitoraggio continuo. In questo senso ormai si deve interpretare l'istituzione della Commissione per i beni e le attività culturali, istituita sulla base degli articoli 154 e 155 della legge n. 112 del 1998 (Bassanini 2), prevista per tutte le regioni, per dare seguito all'accordo di programma tra Regione e Stato. In base a questa legge tutte le regioni devono dotarsi della suddetta commissione che, a sua volta, ha tre mesi di tempo per darsi un regolamento e diventare operativa. La Commissione prevede tre rappresentanti del ministero per i Beni culturali, due del ministero per la ricerca scientifica, due per la Regione, due dell'Associazione regionale dei Comuni, due dell'Associazione regionale delle Province, uno della Conferenza episcopale regionale e due del Cnel. I componenti sono individuati dagli enti, restano in carica tre anni e possono essere riconfermati. Presidente della commissione per la Puglia, scelto dai componenti della commissione e dal presidente della giunta regionale, d'intesa con il ministro per i Beni culturali e ambientali, è il professor Gino Rizzo, docente ordinario di Letteratura italiana presso la facoltà di Beni culturali dell'università di Lecce e per tre anni preside della facoltà di Beni culturali, unica nella regione. Professor Rizzo, quali sono le funzioni della commissione di cui è presidente? «I compiti principali della commissione sono quelli di formulare un piano annuale e pluriennale di intervento con lo scopo di armonizzazione e coordinamento sul territorio nazionale delle iniziative dello Stato, della regione e degli enti locali; di monitorare l'attuazione del piano pluriennale e annuale; di esprimere su iniziative dell'amministrazione statale e regionale pareri in ordine a interventi di tutela e valorizzazione dei beni culturali e ambientali. La Commissione diventa, quindi, il punto di riferimento della politica regionale, intesa come politica di tutti gli enti territoriali, riguardo ai beni culturali. Insomma dovrà assumere un ruolo fondamentale nelle proposte progettuali e nell'indicazione di scelte strategiche. D'altronde la stessa commissione è invocata per esprimere pareri dalla legge del 9 marzo del 2001, quella riguardante le norme per il restauro, la tutela e la conservazione del patrimonio urbanistico, architettonico e artistico barocco della città di Lecce». Quando si è insediata fai commissione e quali sono stati i suoi primi atti? «Il 9 gennaio scorso la commissione, dopo le nomine dei vari componenti da parte di tutti gli enti preposti, si è riunita ed ha dato inizio ai lavori con l'obiettivo primario di dotarsi di un regolamento, che dovrebbe essere approvato nella riunione successiva, a febbraio. In un secondo momento si passerà alla formulazione di un piano pluriennale e annuale di intervento». Quindi i comuni, le province e la regione dovranno rivolgersi alla commissione per la propria politica culturale sul territorio? «La commissione, oltre che monitorare continuamente l'attuazione del piano, potrà esprimere pareri su sollecitazione degli enti territoriali». In che modo si concilia la volontà del governo, da un lato, di disfarsi di alcuni "gioielli di famiglia", mediante dismissioni, dall'altro invece di costituire una commissione per la valorizzazione di tali beni. «Questo particolare sarà valutato di volta in volta. E' chiaro che una dismissione dei beni culturali da parte degli enti territoriali è un fatto condannabile. Ma, nel contempo, esistono anche proprietà nelle istituzioni che possono essere utilizzate con il contributo dei privati. E vorrei sottolineare anche il fatto che alcuni beni vanno valorizzati con una politica culturale consapevole. A Lecce, per esempio, abbiamo il problema dell'apertura delle chiese. Sarebbe necessario non soltanto tenere aperte le chiese, ma valorizzarle grazie anche all'utilizzazione di personale competente, magari preparato e formato dalla facoltà di beni culturali, che possa far conoscere il monumento non solo dal punto di vista storico-artistico ma anche delle radici e dell'identità culturale che esso esprime».
Beni culturali, un tesoro da tutelare
La Commissione per i beni e le attività culturali è stata istituita per tutelare e valorizzare i beni culturali e ambientali. La commissione è composta da rappresentanti del ministero per i Beni culturali, della Regione, degli enti locali e di altre organizzazioni. Il presidente della commissione è il professor Gino Rizzo. La commissione ha il compito di formulare un piano annuale e pluriennale di intervento per la valorizzazione e la tutela dei beni culturali e ambientali. La commissione monitorerà l'attuazione del piano e esprimerà pareri su iniziative dell'amministrazione statale e regionale. La commissione diventerà il punto di riferimento della politica regionale per i beni culturali.
Artista / Persona
Bene culturale
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