L'uso illecito è punito con pene troppo basse II Codice dei beni culturali da rivedere. È questo il parere dei giuristi che si sono ritrovati ieri a Roma al seminario promosso dal Consiglio nazionale forense e dalle Università di Genova, Roma La Sapienza, Firenze, Macerata e Molise, che si stanno occupando di un progetto di ricerca sui codici legislativi di settore. Sotto la lente di ingrandimento il Testo unico Urbani approvato quattro anni fa che, secondo gli esperti, presenta alcuni punti da revisionare a partire dal sistema sanzionatorio fino alle procedure amministrative, oltre alla semplificazione del rapporto tra proprietà privata dei beni e funzione pubblica. Nella scorsa legislatura, invece, la commissione istituita dall'ex ministro Francesco Rutelli e presieduta da Stefano Rodotà aveva lavorato a una riforma del libro terzo del codice civile sulla proprietà. «Quella dei codici di settore», ha spiegato il presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa, «è una nuova tecnica legislativa che sta modificando il sistema delle fonti del diritto. Per quanto riguarda il Codice Urbani il testo nasce vecchio perché non considera la nuova visione dei beni di interesse pubblico, che tende a renderli più fruibili dalla collettività nel rispetto dei diritti della proprietà privata». Dal punto di vista penale il Codice presenta diversi punti da rivedere. «Per l'uso illecito dei beni culturali», ha fatto notare l'avvocato Giovanna Corrias Lucente, «sono previste pene infime rispetto al valore dell'oggetto culturale». La carenza di fondi crea non pochi problemi per la conservazione del patrimonio culturale. «In Italia operano centri di eccellenza», ha commentato Louis Godart, consigliere per la conservazione del patrimonio artistico della presidenza della repubblica, «come l'Istituto centrale di restauro, che portano avanti progetti importantissimi in tutto il mondo ma che da noi non sono coinvolti proprio per mancanza di risorse. Nel nostro paese ci sono numerosi furti di opere d'arte. Secondo il nucleo speciale dei carabinieri il denaro che ruota intorno ai predatori d'arte è superiore a quello del traffico di droga. E questo perché il sistema delle pene è irrisorio». Una revisione dei concetti espressi dal Codice viene suggerita da Raffaele Di Ramio, ordinario di diritto privato, «perché il concetto di proprietà ottocentesco basato sul dominio non va bene. È facile vincolare il bene quando è già pubblico, che non quando è privato».
Beni culturali, da rivedere il Testo unico di Urbani
Il Consiglio nazionale forense e le università di Genova, Roma, La Sapienza, Firenze, Macerata e Molise hanno promosso un seminario per discutere del Testo unico Urbani, approvato quattro anni fa. Gli esperti hanno criticato il sistema sanzionatorio per l'uso illecito dei beni culturali, che considerano troppo basso. La commissione istituita dall'ex ministro Francesco Rutelli aveva lavorato a una riforma del libro terzo del codice civile sulla proprietà. Il presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa, ha spiegato che il Testo unico Urbani non considera la nuova visione dei beni di interesse pubblico.
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