Giornate decisive al Senato per uno dei provvedimenti più devastanti, dal punto di vista etico, legislativo e paesaggistico: il tristemente noto comma 32 dell'articolo 1 della legge-delega al governo per la «riforma» dell'Ambiente. Con esso si depenalizza il reato di abusivismo per chi costruisca: 1) anche «in assenza della autorizzazione»; 2) con tipologie e materiali «anche se diversi» dalla concessione; 3) persino in area protetta e vincolata. Il peggio del peggio. E finalmente si sono mossi per protestare contro questo autentico «crimine ambientale e paesistico» anche personaggi del mondo dell'editoria, della musica, della moda, ecc. Oltre alle associazioni per la tutela. In realtà è soltanto l'ultimo attentato (per ora), certo il più grave, il più micidiale, contro la salvaguardia paesaggistica. La già oscena legge sul condono edilizio - partita in questi giorni in pieno caos, con alcune Regioni decise a respingerla con ricorsi e leggi ad hoc - prevede che almeno nelle aree protette (parchi, siti archeologici, ecc.) venga esclusa ogni forma di sanatoria. Anche se, per la prima volta nella storia d'Italia, essa ammette il condono anche per costruzioni parzialmente edificate su suoli demaniali. Con l'emendamento n. 32 alla legge sull'Ambiente, introdotto alla Camera dal relatore on. Adriano Paroli (Forza Italia), si va oltre ogni immaginazione: chi costruirà abusivamente anche in zona protetta da vincoli vedrà depenalizzato il suo reato. Un'autentica follia che incoraggia e premia l'abusivismo «alla moda» il quale insidia le aree più pregiate. Per comprendere sino in fondo la barbarie di un simile provvedimento, provo a ricostruirne il percorso: nell'ottobre 2001 il governo presenta una legge-delega di quattro articoli per la riforma dell'Ambiente; alla Camera diventa una legge con la quale si modificano tanti punti della legislazione sui beni ambientali e paesistici (si peggiora pure il Testo Unico sui Beni Culturali del '99). Per poter porre la solita fiducia, il governo lo trasforma in un solo maxi-articolo con tanti emendamenti. Il Senato lo riceve e mette alcuni paletti. Torna alla Camera dove il relatore Paroli (FI) li toglie e inserisce l'emendamento-assolvitutti n. 32. Ora il Senato si ritrova, con questa e altre modifiche, la patata bollente. Il mondo della cultura denuncia e protesta. Qualcuno dice che il Codice Urbani per i Beni culturali (scadenza della delega il 23 prossimo) contiene norme di segno opposto. È vero soltanto in parte. Non prevede cioè questa barbarie e però abbassa anch'esso il livello di salvaguardia smontando, di fatto, la legge Galasso per i piani paesistici, col Ministero che rinuncia al potere di annullamento delle autorizzazioni comunali e regionali. Una regressione mai vista.