Sicilia, coro di proteste dopo l'idea dell'assessore di darla in gestione. Il Fai: no a logiche di profitto su un Bene dell'Umanità Palermo IN PRINCIPIO fu uno studente assai sveglio della California in vacanza in Sicilia nel 2000: nel marzo scorso su Ebay, il sito più diffuso di aste, piazzò l'annuncio della vendita di due pezzi del tempio di Ercole, uno dei tre gioielli della Valle dei Templi di Agrigento. Pezzi infinitesimali, è vero, 9,3 centimetri per 6,4 e 6,4 centimetri per 6,3, ma pur sempre, se autentici, frammento di storia millenaria messi all'asta al prezzo di 99centesimi ciascuno più sette dollari di spese di spedizione. Prove tecniche su Internet di una privatizzazione artigianale e minuscola di un patrimonio dell'Umanità, assediato dalla speculazione edilizia e adesso in svendita gestionale al miglior offerente, visto che l'assessore siciliano ai Beni Culturali Antonello Antinoro vuole affidare la Valle ai privati, per «rendere il più possibile redditizia la gestione dei beni culturali ». Antinoro pensa ad un'istituzione culturale di prestigio internazionale, da individuare dopo un'attenta ricerca di mercato, e da Salemi Vittorio Sgarbi le dà un nome: il Fai, che però ringrazia e rinuncia, per bocca del suo presidente, Giulia Mozzoni Crespi: «Apparirebbe come una rinuncia definitiva dell'Ente Pubblico a uno dei suoi compiti primari » perché beni di tale importanza «per la loro vastità e il loro immenso valore culturale, non possono essere ceduti a privati perché necessitano di una gestione che va ben oltre le logiche del profitto, inevitabili e corrette per un soggetto privato ». E se quella dello studente californiano fu giudicata una «bufala » dal direttore dell'ente parco della Valle, Pietro Meli, servì però per verificare l'efficienza della sorveglianza della area archeologica greca più vasta d'Italia, affidata con una convenzione all'associazione volontari dei carabinieri insieme a vigilantes privati. «Controllare un'area vastissima come quella della Valle dei Templi è praticamente impossibile - ha detto Meli - anche se rispetto al 2000 abbiamo fatto molti passi in avanti in materia di sorveglianza». Molti di meno, invece, di quelli percorsi sul terreno della accoglienza e dell'ospitalità, affidate, anche in questo caso, ad una società privata che si occupa di controllare gli ingressi staccando i relativi biglietti. In molti ricordano ancora il divieto di ingresso, opposto due anni fa, a 38 alunni (dai 6 ai 12 anni) di colore svantaggiati, alcuni figli di extracomunitari, abitanti nel quartiere palermitano di Ballarò. Ligia ai regolamenti, che limitano il bonus gratuito previsto dalla regione ai soli cittadini comunitari, l'addetta al botteghino pretese, per consentire la visita, una certificazione della nazionalità vidimata dall'amministrazione regionale, per quei bimbi nati a Palermo e quindi cittadini italiani. Non la ebbe, ed il gruppo tornò a casa con una conoscenza storico-archeologica in meno e una lezione di discriminazione, razziale e sociale, in più. La ebbe vinta, invece, il proprietario di un albergo ricavato da un vecchio rudere ristrutturato, a pochi passi dal tempio di Ercole, in piena zona A, dove esiste il vincolo di inedificabilità assoluta. Alla fine di un contenzioso lungo decenni, i proprietari hanno ottenuto una regolare concessione edilizia. Come è potuto accadere? Semplice, la legge che ha posto il vincolo risale al 1966, il rudere risale ad un periodo precedente. E non è il solo. Nell'area del Parco sono circa 700 secondo gli ambientalisti, le costruzioni abusive successive al '66, per le quali sarebbe prevista la demolizione. Ma finora non si è mosso nessuno. E due anni fa ad Agrigento sono stati festeggiati i 10 anni dall'inclusione della Valle dei Templi nella Heritage List dell'Unesco.