Meno di un anno alla fine dei lavori Il parcheggione di piazza Vittorio Emanuele verrà consegnato ai pisani nel giugno 2009? Il dubbio esiste «anche se il peggio è passato», come ci ha anticipato il direttore dei lavori, il romano Amato Piersantini durante il tour per la stampa al cantiere. Questa iniziativa delle imprese esecutrici dei lavori, ha consentito di prendere visione della complessità dell'opera che le ditte Saba Italia ed Iter devono affrontare. «Abbiamo cantieri in tutta Italia - dice Piersantini - ma questo di Pisa ha peculiarità che difficilmente abbiamo riscontrato in altre opere». Tra bonifiche belliche, infiltrazioni d'acqua, reperti medievali e palafitte di 4mila anni fa, le ditte hanno avuto grattacapi a non finire». Anche in superficie però, residenti, commercianti ed automobilisti non se la sono proprio goduta. LO STATO DEI LAVORI. «A marzo del prossimo anno - dice Piersantini - il corpo del parcheggio sarà completato». Poi però, ci dovrà essere il collaudo, il rifacimento della piazza, le rampe di accesso al parcheggio. Insomma, la consegna a giugno lascia qualche dubbio. Il cantiere è stato mostrato in toto fino al terzo livello, il più profondo, quello cioè delle fondamenta dove sono state già piantate paratie e diaframmi di calcestruzzo che scendono di altri 16 metri. «Ci manca da scavare solo un altro metro e mezzo - dice lo staff tecnico - per completare la platea, cioè le fondamenta dove stenderemo un getto continuo di calcestruzzo e strati drenanti». Mentre spiegano l'avanzamento dei lavori, i tecnici mostrano anche lo strato di argilla che è stato ritrovato. Il rinvenimento di questo spessore argilloso è importante perchè testimonia che ormai il peggio deve essere passato, ritrovamenti archeologici permettendo. L'argilla è naturalmente impermeabile e si dovrebbe scrivere la parola fine sulle infiltrazioni. Sempre al terzo livello che ha una superficie di 2500 metri quadrati vengono illustrate le imponenti misure anti infiltrazioni che le ditte stanno approntando. Le paratie ed i diaframmi sono sigillati tra di loro, poi ci grossi teloni, strati di materiale drenante sia messo dalle ditte che anche di tipo naturale. Fa impressione camminare nel cantiere perchè sembra di essere sulla spiaggia di Tirrenia, con tanto di conchiglie. «E' sabbia marina. Questa ha un valore e verrà utilizzata per altre opere. Ce ne fosse di questa sabbia», dicono dal cantiere. Ciò anche per troncare di netto le polemiche sui detriti dello scavo che avrebbero «inquinato o sporcato» l'intera città. Al cantiere, la cui enorme dimensione si apprezza proprio dall'interno, lavorano oltre 50 operai con ingegneri ed architetti. LE DIFFICOLTÀ INCONTRATE. Bonifiche belliche, il ritrovamento della porta S. Gilio della medievale cinta muraria, il ponte S.Gilio a corredo della stessa porta, ed infine il ritrovamento di palafitte risalenti a 4000 anni fa con oggettistica di ceramica dell'età del bronzo hanno decisamente rallentato i lavori. Il cantiere è tecnicamente sorvegliato. La sovrintendenza archeologica vigila su tutti questi ritrovamenti e lo fa in loco con Silvia Ducci. Naturalmente questi reperti devono essere analizzati, catalogati e conservati anche con opere di tutela in loco. «Nessuno si sarebbe aspettato di trovare ad 11 metri di profondità anche delle palafitte», dicono dal cantiere. le palafitte sono state rinvenute a maggio. LE INFILTRAZIONI. Tra le difficoltà incontrate però, le infiltrazioni l'hanno fatta da padrone. Pisa galleggia. L'Arno non è solo quello che vediamo scorrere in superficie bensì si infiltra sotto il terreno. Nel passato medievale, a testimonianza del ritrovamento del ponte S.Gilio, lì, in piazza Vittorio Emanuele, scorreva il fiume. «Le infiltrazioni arrivavano dalle pareti laterali del cantiere e non da sotto, dalle fondamenta»: dice Piersantini. Lo strato ora visibilissimo dell'argilla garantisce però un'ottima tenuta impermeabile. NUOVO LOOK. Altro motivo di lagnanza da parte dei cittadini era quello della bruttura del cantiere. «A brevissimo, forse già nelle prossime settimane, - dice l'architetto Marco Sereni, - daremo un volto artistico al cantiere con tanto di iniziative culturali». Il peggio, insomma, dovrebbe essere passato. Il cantiere aperto un lustro fa, tempi dilatati da guai continui PISA. Le date, le cifre e le cause di un'odissea che sta per finire. Settembre 2003: si apre il cantiere che avrebbe dovuto chiudere nel 2005. Inizialmente il parcheggio doveva contenere 385 auto. L'ultimo progetto ne prevede 100 in meno a causa di infiltrazioni nel sottosuolo. Febbraio 2004: è necessario intervento di bonifica bellica. Appena ripresi i lavori, ci fu un altro stop nel 2004 a causa del ritrovamento di resti archeologici dell'antica cinta muraria pisana e della porta di San Gilio. Lo stop fu di quasi due mesi. Nel settembre-ottobre 2005 si ritrovano i resti del ponte elevatoio di San Gilio. I lavori furono interrotti almeno fino a novembre dello stesso anno. Seguono modifiche progettuali ed infiltrazioni per arrivare al 2007 quando parve che i lavori del parcheggio provocarono cedimenti e crepe al palazzo delle Poste. Il Comune ad ottobre del 2007 incomincia a dimostrare «insofferenza» per i ritardi delle ditte. A gennaio 2008, il Comune annuncia ai cittadini l'ennesimo slittamento della consegna dei lavori al 31 dicembre del 2008. L'amministrazione a questo punto, non può più stare a guardare ed esattamente il 31 gennaio dello stesso anno, decide di farsi pagare le penali. I lavori riprendono a pieno regime ma due settimane fa, c'è il ritrovamento di alcune palafitte. La fine dei lavori slitta al giugno del 2009.
PISA. Viaggio all'interno del cantiere. I tecnici: Il peggio è passato
Il parcheggio di piazza Vittorio Emanuele a Pisa è in fase di completamento, ma il suo completamento è ancora incerto. Il direttore dei lavori, Amato Piersantini, ha anticipato che il corpo del parcheggio sarà completato a marzo del prossimo anno, ma ci saranno ancora lavori da svolgere, come il collaudo e il rifacimento della piazza. I lavori sono stati rallentati da problemi come le infiltrazioni d'acqua, i ritrovamenti di reperti archeologici e la presenza di palafitte risalenti a 4000 anni fa. Le infiltrazioni sono state un problema costante, ma lo strato di argilla ritrovato garantisce una buona tenuta impermeabile.
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