PALERMO. Archeologi, ambientalisti ma anche alleati politici. Tutti contro la proposta dell'assessore ai Beni culturali Antonello Antinoro. L'affidamento ai privati dei siti archeologici non convince. Legambiente interviene col suo presidente nazionale, Vittorio Cogliati Dezza, per dire che «si prospetta una soluzione senza aver messo a fuoco gli obiettivi da raggiungere. È chiaro che il patrimonio artistico va valorizzato ma la privatizzazione non è di per sè uno strumento salvifico. Critiche anche dal Fai, fondo italiano per l'ambiente (a cui Vittorio Sgarbi ha proposto di affidare il progetto di Antinoro): «Beni di tale importanza, come la Valle de Templi, sono e devono restare pubblici, vista il loro valore simbolico». Il Fai ricorda che quella di Agrigento è la più vasta area archeologica greca d'Italia: «Cederla ai privati apparirebbe come una rinuncia dell'ente pubblico a uno dei suoi compiti primari», cioè l'integrazione di arte e natura. In realtà quella di Antinoro per ora è solo una proposta, neppure messa per iscritto in documenti ufficiali ma solo rilanciata attraverso i media. Tuttavia le prese di distanze dall'assessore arrivano anche dagli alleati. Il capogruppo Pdl all' Ars, Innocenzo Leontini, ha inviato una richiesta al presidente della commissione Cultura perchè convochi una seduta per l'audizione dell'assessore proprio perchè «non si conoscono ancora i termini e le condizioni esatte della proposta». Leontini chiede inoltre che vengano chiariti «quali potrebbero essere i reali vantaggi per l'Isola, fermo restando che la tutela dei beni culturali rimane condizione imprescindibile per il nostro futuro dal punto di vista del turismo e, contemporaneamente, coinvolge la nostra memoria storica». Ancora più netto il no dell'are a An all'interno del Pdl. Nicola Cristaldi, che da sindaco di Calatafimi ha curato il sito di Segesta, tuona: «Giù le mani dai siti archeologici. Credo invece che debbano essere maggiormente coinvolti i Comuni nei cui territorio ricadono queste aree. I privati possono essere chiamati, a mio parere, solo per la gestione di specifici servizi». Contrari anche il segretario Pippo Scalia e i parlamentari Fabio Granata e Toni Scilla. Anche il Pd è contrario. Da Roma Vincenzo Cerami, ministro ombra dei Beni culturali, rilancia il no dei veltroniani affidandosi a una battuta: «Forse sarà stato il caldo e l'afa soffocante che in questi giorni attanaglia il Paese e surriscalda la testa di qualche assessore avventurista. Siamo effettivamente esterrefatti. Lo Stato che appalta i suoi tesori, ci sembra una proposta irricevibile». L'ipotesi mette in allarme anche gli archeologi. Per il romano Andrea Carandini «è un segno dello sfaldamento dello Stato. È vero che Stato e Regione hanno gestito male ma un privato non può garantire il primato della tutela».