Nel clima culturale in cui si svolge la vita artistica d'oggi , le mostre si moltiplicano vertiginosamente. Se ne vedono d'ovunque e d'ogni specie. E cresce il pericolo di non sentire più , o scordare, le voci della cultura più autorevole , rivolte a precisare la nozione di esposizione d'arte visiva nell'ambito della società odierna . Una di queste voci è quella di André Chastel (1912 - 1990 ) , storico dell'arte francese di rinomanza internazionale , già prestigioso docente alla Sorbona . In un felice intervento , inserito nel libro su «L'uso della storia dell'arte» (ed. Laterza ) , il discorso su «Le esposizioni» tocca i punti essenziali. «Le esposizioni di capolavori - nota Chastel - vogliono far colpo sul pubblico , ma chi si preoccupa di portarlo ad una conoscenza più chiara o ad una comprensione più profonda?». È sbagliato «valutare la qualità di una esposizione in base al numero degli ingressi registrati» e non dall'acquisizione culturale effettivamente conseguita dai visitatori grazie un buon catalogo, capace di facilitare davvero l'approccio alle opere esposte . In realtà, i cataloghi oggi in uso sono volumi costosi , «libri voluminosi e difficili da sfogliare di fronte alle opere» quanto da leggere : sono zeppi di complicate considerazioni per addetti ai lavori , assai poco utili per i non iniziati alla storia dell'arte, che sono numerosissimi . In conclusione, si fanno troppe mostre e assai poche veramente utili alla comunità , sicchè «sembra giunto il momento di una politica di austerità» , anche in considerazione delle «riluttanze crescenti dei prestatori » siano musei o collezionisti, «sempre più impensieriti dai pericoli materiali impliciti nei continui spostamenti delle opere , e allarmati dall'insicurezza che nel mondo regna un po' dappertutto». Queste nitide precisazioni di Chastel trovano conferme , rigorose e stringenti , in un prezioso libro intitolato «Il patrimonio insidiato» ( Editori Riuniti ) in cui sono raccolti molti degli articoli che Cesare Brandi ( 1906-1988 ) , "massimo teorico mondiale del restauro conservativo" ( Capati ) , ha dedicato alla tutela del patrimoni artistico-culturale che versa in condizione di pericolo crescente . «Le opere d'arte - scrive Brandi - hanno da stare ferme: si ammirano sul posto: puntare sul trasferimento delle opere d'arte per una mera ragione turistica è stornare la cultura dai sui fini». L'educazione artistica non si promuove con la tratta di capolavori, insensatamente resi trasferibili con frettolosi e ambigui provvedimenti burocratici ; ma accrescendo e intensificando lo sviluppo della cultura visiva , senza la quale anche le opere più ricche di qualità restano incomprensibili . O si apprezzano solo perché si suppone che valgano miliardi . E così risultano svilite da una forzosa ipervalutazione pecuniaria , simile ad una nebbia , che le ricopre . E si dissolve solo quando riappare la verità di ciascuna opera grazie a un'interpretazione capace di rivelarla attraversandola con un raggio di luce, che la sottrae al sortilegio finanziario ottenebrante. Queste stringenti argomentazioni di Brandi consuonano non solo con quelle di Chastel ; ma le une e le altre ( qui accennate in breve ) risultano ribadite e sviluppate , dettagliatamente , in un libretto che gli amministratori e gli addetti alla cultura e ai " beni culturali " dovrebbero tenere in tasca e consultare molto spesso : per non lasciarsi andare all'andazzo che produce l'assalto al patrimonio culturale in corso, non solo nel nostro paese . E' un piccolo libro intitolato «Italia S.p.A.» ( ed. Einaudi ) che raccoglie , in quattordici capitoli , gli interventi che Salvatore Settis , coltissimo direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa , ha pubblicato a difesa del patrimonio culturale : perché non si ricada nel " tragico errore " di " puntare più sulle manifestazioni effimere e spettacolari che sulla conoscenza e la tutela del patrimonio artistico come fatto strutturale e permanente" .
MOSTRE - L'arte non subisca inutili traslochi
Il testo discute la crisi delle mostre d'arte e la necessità di una politica di austerità. André Chastel, storico dell'arte francese, sostiene che le esposizioni di capolavori dovrebbero essere valutate in base all'acquisizione culturale effettivamente conseguita dai visitatori, non solo al numero degli ingressi registrati. Chastel critica i cataloghi di mostre, che sono voluminosi e difficili da leggere, e sostiene che sono poco utili per i non iniziati alla storia dell'arte. Cesare Brandi, teorico del restauro conservativo, concorda con Chastel e sostiene che le opere d'arte dovrebbero essere ammirate sul posto e non trasferite per ragioni turistiche.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo