È da ieri nelle librerie il volume di Preve e Sansa "Il partito del cemento": un racconto inchiesta sullo scempio edilizio della Liguria tra interessi economici e coperture politiche In 300 pagine la denuncia delle responsabilità di politici, imprese e banchieri. Con la prefazione di Marco Travaglio Andora non è certo una delle cosiddette perle della Riviera. Eppure il paese, adagiato su una delle rare piane costiere della Liguria, in provincia di Savona, a pochi chilometri da Alassio e da Cervo, nonostante la selvaggia speculazione degli anni Settanta, conserva ancora un bellissimo polmone verde ai confini dellabitato: la tenuta di Stampino. Diversi ettari di bosco oggi di proprietà della famiglia Isnardi di Imperia, imprenditori oleari imparentati con gli Scajola e presenti nelle grandi operazioni immobiliari della loro provincia. E adesso anche in quelle savonesi. Perché la recente approvazione del Puc di Andora, oltre che la costruzione di una torre a ridosso della passeggiata a mare circondata dallimmancabile parco verde prevede anche una serie di interventi nella tenuta. Alcuni volumi erano già previsti da un precedente strumento urbanistico. Ma il recente piano ne introduce altri nuovi di zecca. Tra gli ambientalisti, solo il Wwf ha provato a richiamare lattenzione rifacendosi anche alla Soprintendenza regionale che, nel dossier delle criticità, nel 2007 aveva scritto: «Andora. Nuovo villaggio sulla testata di promontorio, circa 15mila metri cubi, previsione contemplata nel Puc in sede di valutazione progetto definitivo». «Qui avevamo questa collina, un milione e 200mila metri quadri» spiega il sindaco Franco Floris, centrosinistra. «Il vecchio Isnardi la usava come tenuta di caccia, ci invitava gli amici, beato lui, e ci aveva messo piante di pregio. Ma oggi cè bisogno di manutenzione e loro ci hanno detto che non ce la fanno con le spese.» Gli Isnardi? Fatturati milionari, interessi industriali, immobiliari, consiglieri di Carige?..... «Io non posso mica fare i conti in tasca a nessuno risponde il sindaco [...] abbiamo fatto uno studio e trovato una soluzione che trasforma la quasi totalità dellarea in parco pubblico [...] Loro, gli Isnardi, potranno trasformare la casa padronale solo in un albergo [...] sarà loro permesso di realizzare un villaggio turistico, che però era già previsto dal precedente piano e poi potranno costruire, questa sì è la cosa nuova, un borgo che dovrà però riprendere le caratteristiche di quello storico di Andora, con case di pietra e stradine» [...] Detto ciò ritorniamo sulla Riviera di cui ci stavamo occupando, quella di Levante, meno popolare e sicuramente più elitaria di quella ponentina. Eccoci a Portofino e a Santa Margherita. Da un po di tempo infuria un doppio dibattito riguardante due progetti. A Santa Margherita lamministrazione vorrebbe realizzare una diga di sottoflutto a protezione del porto, e forse per creare qualche altro posto barca: un muro alto due metri che muterebbe larmonioso equilibrio del golfo naturale. A Portofino, in unarea poco distante dalla celebre piazzetta, il costruttore piemontese Giuseppe Corti vorrebbe realizzare un albergo con un grande autosilos interrato. I due progetti.... sono sotto il fuoco incrociato di nomi che contano e che vengono accolti a braccia aperte dai mass-media. Nel settembre scorso, dopo che Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente del Fai, Fondo per lAmbiente Italiano, aveva già rivolto un pubblico appello al presidente Burlando, i due progetti vennero discussi su «la Repubblica» del 14 settembre 2007 dallarchitetto Renzo Piano e da Piero Ottone, ex direttore del «Corriere della Sera» e de «Il Secolo XIX», editorialista del gruppo Espresso e appassionato velista. A proposito del molo di Santa Margherita, Ottone scrive: «A parere di Piano, sarebbe un disastro: farebbe del vecchio porto, con tutta la sua bellezza, una qualsiasi "marina" simile a tante altre che sorgono lungo le coste. Il porto diventerebbe un qualsiasi parcheggio invernale per barche. A chi servirebbe, lopera? Non si aumenterebbe il numero dei posti. Non ci sarebbero vantaggi per nessuno, se non per i costruttori [...]». Quanto allalbergo di Portofino: «Anche qui, il parere di Renzo Piano è nettamente negativo, non per il progetto in sé, sul quale non dà giudizi, ma per altre considerazioni. Largomentazione degli amministratori locali è (qui laggettivo è mio) semplicemente risibile. Dicono: poiché ai margini della piazzetta cè una zona "degradata", costruiamoci un albergo. Per riqualificarla? Anche Piano, quando gliela ripeto, si mette a ridere [...]». Come sarebbe bello, e soprattutto che lezione di democrazia, se ci fosse un vip per ogni località minacciata dalla cementificazione. Anche per Andora. Paladini non solo dei borghi esclusivi, ma pure delle chiassose località popolate da sciabattanti vacanzieri in canottiera. Anche per loro vale il secondo capoverso dellarticolo 9 della Costituzione: «La Repubblica tutela il paesaggio della Nazione».
LIGURIA SCEMPI EDILIZI - "Le mani su Andora, Santa Margherita e Portofino"
Il volume "Il partito del cemento" di Preve e Sansa denuncia lo scempio edilizio della Liguria tra interessi economici e coperture politiche. Il libro esamina la recente approvazione del Puc di Andora, che prevede interventi nella tenuta di Stampino, di proprietà della famiglia Isnardi. L'area è stata già prevista per la costruzione di un villaggio turistico, ma ora potrebbe essere trasformata in parco pubblico. Allo stesso tempo, a Portofino e a Santa Margherita, due progetti sono sotto il fuoco incrociato di nomi che contano: una diga di sottoflutto a protezione del porto di Santa Margherita e un albergo con un grande autosilos interrato a Portofino.
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