BARI Un'operazione finalizzata al recupero di beni archeologici apuli e lucani provenienti da scavi clandestino nelle aree sottoposte a vincolo di Bari e Matera e illecitamente esportati, è stata messa a segno in Francia dai carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale e il servizio francese «Office Central de lutte contre le trafic des Biens Culturels» (O.C.B.C.), in collaborazione con l'Interpol. L'indagine, svolta nell'ambito della rogatoria internazionale disposta dalla Procura di Bari, si è integrata con analoga inchiesta condotta dai Servizi francesi, ha permesso oltre all'identificazione dei responsabili italiani, anche all'individuazione dei mercanti che a Parigi ponevano in vendita i reperti presso note e stimate gallerie d'arte. L'inchiesta francese è stata originata dalla presentazione, nel 2005, del catalogo d'asta del Crèdit Municipal (Ente statale corrispondente al banco dei pegni), sul quale erano riprodotti dei beni archeologici di pregevole fattura provenienti dalla Puglia e dalla Basilicata. Il deposito dei beni, falsamente presentati come facenti parte di una collezione familiare, aveva permesso ad un collezionista francese di beneficiare di oltre 2 milioni di euro, somma reinvestita in beni immobili. Il valore commerciale dei beni archeologici sottratti illecitamente da siti archeologici del Sud Italia veniva dunque reimpiegato attraverso canali leciti, in una vera e propria attività di riciclaggio. Il traffico verso la Francia era promosso in Italia da due cittadini italo-francesi da anni residenti in quello Stato, sui quali erano in corso indagini autonome da parte del Nucleo TPC di Bari. Queste indagini riguardavano invece un gruppo di persone dedite allo scavo clandestino e alla illecita commercializzazione di reperti archeologici, con acclarati contatti in Francia. La collaborazione dei due organismi speciali di polizia giudiziaria e il conseguente scambio info-operativo ha così permesso di acquisire una serie di elementi fattuali, rispettivamente utili alle due diverse indagini, che testimoniano inequivocabilmente la commissione dei reati di ricettazione e riciclaggio, in relazione alla legislazione sui beni culturali vigente nei due paesi. Le perquisizioni, eseguite contemporaneamente a Parigi, Digione e Nizza dai Servizi Centrali francesi, hanno portato al sequestro dei seguenti beni, di sicuro interesse archeologico, il cui valore commerciale complessivo è stimabile in 2 mln di euro. I beni erano esposti anche in importanti Galleria d'arte a Parigi sulla Senna. Ulteriori beni archeologici italiani sono stati individuati e sono in corso ulteriori attività finalizzate al recupero degli stessi al patrimonio dello Stato e all'esame della copiosa documentazione acquisita.