Il design è anche una base di marmo, freccia a destra, disegno su impasto di porfidi, graniti e marmi. E però: per vedere il monumento bisogna modificare il viaggio in metrò in visita al metrò. I tubi rosso-arancio sulle scale, la gomma nera a bolli, gli orologi con il quadrante fuori scala e poi quella versione tra il nero e il chiaro del carattere «grottesco», alfabeto unico per la città sottoterra, invenzione da Compasso dOro. Negli anni 6o, «per la prima volta, il design compare a Milano per un servizio pubblico in modo unitario e completo». Ciò che fino a ieri si leggeva nei libri di storia dellarchitettura oggi è tra le motivazioni del vincolo monumentale messo dal ministero ai Beni culturali sulle linee i e 2 del metrò: «Tuteliamo uninfrastruttura nobile e fragile, soggetta a rifacimenti continui, a volte scriteriati». Due stazioni sotto protezione. Amendola Fiera e Caiazzo. Allestimenti, finiture, arredi, immagine. Non si tocca nulla senza permesso. Il vincolo, che congela le due fermate-museo e «sollecita attenzione» sulle linee rossa e verde, è stato appena notificato al Comune. Per dire: dora in poi tutti gli interventi di manutenzione dovranno essere concordati con la Soprintendenza, dal nebulizzatore che rinfresca i mezzanini al restyling delle biglietterie. «Il metrò è unarchitettura che tende a migliorarsi, a trasformarsi», osserva il soprintendente Alberto Artioli. Ma questa rivoluzione tecnologica che va «gestita, controllata». Obiettivo: «Conservare e salvaguardare le testimonianze - immobile e design - e sollecitare uno sforzo dattenzione allente gestore». Lidea del metrò nasce nel 1927. Figura nel concorso per il piano regolatore vinto dagli architetti Portaluppi e Semenza. I cantieri aprono trentanni dopo. Nel 1962 Mm affida il progetto delle nuove stazioni a Franco Albini (1905-1977), Franca Helg (1920-1989) e Antonio Piva, la segnaletica è invece firmata dal grafico olandese Bob Noorda. «E una tappa fondamentale della cultura di Milano», sottolinea Artioli. Si legge chiaro nella relazione al vincolo: «La costruzione delle prime linee del metrò, insieme alla ripresa della Fiera campionaria, è levidente testimonianza dellimpulso ricostruttivo e del rilancio economico della città tra il dopoguerra e il boom economico». Liter per arrivare alla tutela parte il 20 novembre 2006. Piva e Noorda presentano unistanza per il «riconoscimento dellimportante carattere artistico delle linee i e 2». Di lì, la Soprintendenza segue la procedura (con gli architetti Libero Corrieri e Giancarlo Borellini) fino alla firma del direttore generale del Ministero, Carla Di Francesco. Ora, la notifica a Palazzo Marino: il decreto tutela il diritto dautore di Piva e Noorda, ogni nuova modifica alle stazioni andrà discussa (anche) con loro. Milano come Parigi. Il metrò è «diventato elemento specifico e identificativo per la città». Esempio darchitettura contemporanea per «qualità esecutiva e scatto linguistico innovativo». Certo, bisogna trasformare il viaggio in visita per accorgersene. E magari metterlo pure su un cartello: «Mm luogo darte». Un avviso tra i tanti tvtb e marko ti amo, tra i poster della vacanza low cost e le offerte sul mutuo. Basta visitare la Milano sotterranea per capire che il boom era un secolo fa. Oggi la città ha tuttaltri impulsi.
Vincolo su due stazioni del metrò Monumenti al design anni Sessanta
Il metrò di Milano è stato oggetto di un vincolo monumentale dal ministero dei Beni culturali. Le stazioni Amendola Fiera e Caiazzo sono state dichiarate monumenti e ogni intervento di manutenzione dovrà essere concordato con la Soprintendenza. Il metrò è un'architettura che tende a migliorarsi, ma la sua gestione deve essere controllata per conservare le testimonianze e sollecitare l'attenzione degli addetti ai servizi. Il metrò è stato progettato negli anni '60 da Franco Albini, Franca Helg e Antonio Piva, e la segnaletica è stata firmata da Bob Noorda.
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