E stato Palazzo Grassi, attraverso il suo direttore Monique Veaute, a precisare ieri che la nomina nel Comitato scientifico della Punta della Dogana di Bonito Oliva, così come quella del direttore della fondazione dei musei civici Giandomenico Romanelli, sono dovute al Comune, mentre i francesi hanno scelto gli altri membri: Giuseppe Barbieri, Marino Folin, Angela Vettese e Carlos Basualdo. Il più veloce. E stato il consigliere comunale di Fi Michele Zuin - il più lesto a notare il doppio ruolo di Bonito Oliva - a presentare ieri uninterrogazione urgente al sindaco in cui giudica inopportuna la nomina di Romanelli, ma si dichiara «completamente stupefatto» per quella di Bonito Oliva. «Appare incredibile - scrive - che il Comune di Venezia non si renda conto di tale conflitto morale nella nomina, riguardo soprattutto il ruolo rivestito dal professor Bonito Oliva nel passato quale presidente della commissionegiuria aggiudicatrice». Incompatibili? Anche se non vi è incompatibilità formale allincarico e la competenza professionale di Romanelli e Bonito Oliva non è in discussione, Zuin ne fa un problema di «buon gusto» e «decenza». Di qui la richiesta «che il sindaco revochi le due nomine prima ancora che gli interessati rifiutino, come moralmente ci si aspetta» e che Cacciari «si scusi con la città e i suoi cittadini di questo gesto moralmente sbagliato e scorretto che mette in cattiva luce tutta la città e che avrà creato grosso imbarazzo, almeno si spera, in coloro che si sono aggiudicati lo spazio espositivo». Il sindaco. Ma Cacciari - replica secco. «Il consigliere Zuin - osserva - dovrebbe ricordare che il giudizio di quella Commissione presieduta da Bonito Oliva ha decreato un pareggio tra la Collezione Guggenheim e quella Pinault, mettendo anche in qualche imbarazzo il Comune per la prosecuzione della gara, ed eliminando perciò qualsiasi illazione. Proprio il giudizio inflessibile di Bonito Oliva, aggiunto al fatto che si tratta di un critico al top dellarte contemporanea mondiale, che bene conosce la città, mi hanno spinto a designarlo per il Comitato scientifico del Centro della Punta della Dogana, certo che, con la sua professionalità, contribuirà a seguirne la programmazione nel modo migliore». Concorrenti. Laconico il direttore della Collezione Guggenheim, Philip Rylands: «Non ho alcun commento da fare su queste nomine. Ormai la questione della Punta della Dogana non ci interessa più». Obelischi. Non si spegne intanto - nonostante il sì sofferto del Consiglio comunale anche la polemica sullintervento vero e proprio sulla Punta della Dogana. «Dobbiamo portare alla sua attenzione ha scritto ieri al ministro dei Beni Culturali il presidente di Italia Nostra di Venezia Alvise Benedetti - le gravissime alterazioni che gli interventi in atto stanno procurando alledificio, tra linquietante indifferenza degli uffici pubblici delegati alla salvaguardia, in contrasto con ogni buona pratica di restauro. Lultimo passo in questa direzione è lautorizzazione ad erigere due obelischi in cemento alti dodici metri in quel contesto di straordinaria delicatezza». Italia Nostra chiede un «decisivo intervento perché cessi ogni oltraggio a un luogo di straordinario prestigio e valore simbolico». Miracco. La Regione, col portavoce del presidente Galan, Franco Miracco, commenta: «Aspettiamo lintervento e poi giudicheremo, chiedendo a Palazzo Grassi di modificarlo, se il giudizio sarà negativo», mentre lassessore ai Lavori pubblici Mara Rumiz giudica «unesagerazione le proteste, per quelli che sono di fatto due steli rimovibili». Intervista al critico darte designato dai sindaco «Ho accettato subito è tutto trasparente» «Qui porteremo avanti la politica sul contemporaneo a Venezia, pensando allarte giovanile». «Quando il sindaco Massimo Cacciari mi ha proposto di entrare a far parte del Comitato scientifico per il Centro darte contemporanea della Punta della Dogana, ho accettato subito, perché "Venezia vai bene una messa" e questo incarico è in continuità con il mio impegno artistico sulla città. Non capisco le polemiche dellopposizione, perché mi sembra tutto trasparente». Così Achille Bonito Oliva - con Germano Celant il maggiore critico darte italiano - commenta il nuovo incarico, che segue quello di presidente della giuria di esperti per lassegnazione della Punta della Dogana, che decretò un pareggio tra la collezione Guggenheim e quella di Francois Pinault, prima che Ca Farsetti assegnasse lo spazio al collezionista francese. Bonito-Oliva, perché ha accettato la designazione nel Comitato scientifico di Punta della Dogana? «Perché lo vedo come una continuazione del mio impegno artistico su Venezia, che si è manifestato in diverse occasioni, tra cui la Biennale del 98 e, prima ancora, quella del93, quando ho vissuto un anno e mezzo in questa città. Il nuovo centro della Punta della Dogana potrà contribuire a rafforzare il ruolo di Venezia capitale dellarte». Come? «La Punta della Dogana potrebbe essere il luogo più adatto per portare avanti quella politica sul contemporaneo, iniziata con Aperto 80, per promuovere larte giovanile e che, non a caso, nella sua prima edizione si realizzò ai Magazzini del Sale - a due passi dalla Dogana prima di trasferirsi allArsenale. Con questo centro si può riprendere in pianta stabile su Venezia quellattività sul contemporaneo che già in parte svolgono la Fondazione Bevilacqua La Masa e la stessa Querini Stampalia». Ma alla Dogana ci sarà già la collezione Pinault: ci sarà spazio anche per questattività? «Certamente, perché il progetto di Tadao Ando prevede uno spazio molto snello ed essenziale, che si presta ad entrambe le funzioni; quella museale e quella espositiva». Quando guidava la giuria di esperti per assegnare la Punta della Dogana, aveva decretato - con il pari - che a entrambe le collezioni, Guggenheim e Pinault, mancava qualcosa. La pensa ancora così? «La Guggenheim è forse più solida sulla parte storica, ma la collezione Pinault è più fresca e più proiettata verso il contemporaneo. E quello che ci si propone di fare con il nuovo Centro, anche in collaborazione con altre realtà veneziane, come lIuav e lAccademia di Belle Arti». Ma non andrà a settembre alla mostra Italians a Palazzo Grassi, del suo «nemico» Francesco Bonami. «No, ci andrò comunque, anche se trovo assurde molte delle scelte». (e.t.)