ALT! DIETROFRONT: il Museo di via Tasso a Roma è salvo. Nessuna chiusura. Con il ministro della Pubblica Amministrazione e l'Innovazione, Renato Brunetta, in tandem con il ministero della Semplificazione, pronto a emanare una nota in cui spiega che il decreto taglia-enti si riferisce alle strutture che svolgono «attività strumentali per un ministero». Quindi torna a essere utile uno dei simboliprincipedella lotta di Liberazione. Eppure...Eppure fino alle 15 di ieri il famigerato ex carcere delle Ss in cui persero la vita e vennero torturati decinedi antifascisti, era inserito nella lista degli enti pubblici da sopprimere, ovvero quelli con meno di 50 dipendenti, come prevede il decreto legge 112 del governo Berlusconi presentato il 25 giugno. E lo conferma il direttore del Museo, Antonio Parisella: «Si equivoca tra il Museo come attività e ilMuseo come ente. Sono soddisfatto della rassicurazione del ministero ma non ci siamo sbagliati: in realtà un'attenta lettura dell'articolo 26 del decreto legge confermerebbe il rischio concreto di scioglimento». Ora, però, «le parole del ministero hanno fugato questo pericolo» conclude. Ma per arrivarci, a tale parole, è stata necessaria una serielunghissimadi reazioni: dall'Anpi («Se la notizia si confermasse vera sarebbe una cosa inqualificabile: contro la decisione manifesteremo mobilitando il Paese») aWalter Veltroni («Sarebbe un affronto inaccettabile ed inqualificabile nei confronti della nostramemoria collettiva»), fino allo stesso sindaco di Roma, Gianni Alemanno («Escludo totalmente l'ipotesi di chiusura»). Con Nicola Zingaretti, ora presidente della Provincia di Roma, corso ieri in via Tasso perdare tutto il suo sostegno: «Siamo disponibili a uno stanziamento che, nell'ambito del programma sulla memoria 2008-2009 sostenga un rilancio e una promozione della struttura,nelle scuole e nelle università». Insomma, il Museo dovrà diventare sempre più una meta fissa per i ragazzi. Come, in parte, lo è già adesso. «Dal 1999 a oggi abbiamo raddoppiato le presenze - racconta Parisiello -: solo quest'anno abbiamo avuto 16mila visitatori, l'80 dei quali sono delle scolaresche. Non solo, sa qual è l'aspetto più bello? è che ci tornano con i loro genitori: sono i piccoli che tengono per "mano" i grandi». Che gli fanno percorrere le stanze che tra il 1943 e il 1944 hanno terrorizzato Roma; le stanze che hanno ospitato anche i 70 dei 335 civili uccisi, il 24 marzo del 1944, alle Fosse Ardeatine. «Spesso i ragazzi si fermano - continua il direttore del Museo - si guardano attorno e restano increduli davanti alle scritte sui muri delle celle, poi ci chiedono come facevano a comunicare con la città occupata o perché erano tutti così giovani». A rispondere, oltre ai vari professori, c'è anche Agostino, da trent'anni l'unico dipendente del Museo. «Noi costiamo poco. Molto poco - continua Parisiello -. Lo Stato ci d à 51mila euro l'anno, con i quali paghiamo tutto: luce, condominio, manutenzione, le guide, il materiale audio-video, la biblioteca». E ancora, e ancora. «Per fortuna - prosegue - ci sono dodici volontari che si alternano e ci danno una mano». Perché rispetto al passato, quando il Museo era aperto solo per poche ore e in giorni prestabiliti, ora «riesce a coprire fasce orarie maggiori - spiega Agostino - per dare la possibilità a tutti di visitarlo». Perché è la «nostra storia - spiega un partigiano commosso fuori via Tasso -, conquistata con la vita di tanti compagni. E nessuno ce la potrà togliere o cancellare».