Dice Mario Bellini: «Il ministro Bondi l'altro giorno al congresso di Torino ha toccato un tasto dolente, ma l'ha fatto in modo eccentrico e unilaterale. Le città sono organismi viventi, hanno pelle e macerie, evolvono per sovrapposizioni. Gli architetti con il moderno a volte hanno avuto difficoltà a inserirsi in questo tessuto: devi usare l'uncinetto del restauro o il pugnale della novità?». Bellini è l'architetto che ha firmato - tra l'altro - il museo di arte islamica del Louvre. «In Italia - prosegue - le difficoltà sono maggiori: basti dire che ad Amsterdam la proprietà dei terreni è tutta pubblica e si può fare una politica della qualità». Ma chi decide che cosa è il bello e il brutto in architettura? «Ci sono critici e storici di questo settore, i primi sono sovente in disaccordo, per gli altri ci vuole tempo. In realtà direi che conta molto il giudizio di chi con un certo edificio si trova a contatto o perché ci vive dentro o perché lo vede tutti i giorni. Sono belli gli edifici che riescono a farsi amare». Ma cosa fare quando un edificio o un quartiere sono degradati, come le nostre periferie? «In primo luogo credo che quando c'è il degrado l'architettura sia solo una parte del problema, in genere quei quartieri sono stati costruiti come alveari, penso al Corviale: case per tanti individui ma senza servizi o spazi pubblici. Si tratta allora di dare un'identità a quei luoghi, che non l'hanno o l'hanno perduta». Ma come farlo? «Rimettendo al centro le idee» è la risposta di An-drea Boschetti, giovane architetto che si è fatto le ossa con Koolhas e con Metrogramma sta lavorando a ridisegnare la Milano del futuro. «La capitale lombarda - prosegue -secondo un luogo comune è grigia, triste e nebbiosa. Si può renderla verde e ricca di spazi pubblici. Ci vogliono visioni per rovesciare la negatività. Milano può diventare l'AntiDubai, una città dove i grandi architetti non firmano i grattacieli ma gli spazi pubblici». E sulla bellezza? «Un edificio è bello quando sa dialogare con quello che ha intorno, pensa al Pirellone. E poi non esiste un bello che non abbia anche una dimensione etica». E proprio sull'intreccio tra etica ed estetica si sofferma Luca Paschini, fra gli animatori del coordinamento nazionale dei giovani architetti italiani. «Guarda come abbiamo realizzato il nostro stand per il congresso. Tutto in materiale riciclato e riciclabile, questo oggi ha a che vedere con l'etica. Così ad esempio ti potrei parlare di Don Tang la città cinese dove l'8O per cento dell'energia consumata è prodotta dalla città stessa, con tecnologie che usano le biomasse del riso». E sulla bellezza, per lui, è da capovolgere l'approccio: «Oggi bello non è più un concetto estetico: è bello un edificio o un quartiere se per le persone che lo utilizzano la qualità ambientale è positiva». Ma il ministro Bondi non ha tutti i torti: «In Italia si è costruito negli ultimi anni in maniera mediocre, ma non è colpa nostra, una costruzione è il frutto di un architetto, di un committente e di un costruttore. E i buoni committenti da noi sono rari: è difficile trovare una committenza consapevole. «Ho progettato di recente - conclude - degli uffici e mi sono stupito, che gli stessi impiegati-committenti, disposti a spendere per avere l'ultimo ipertecnologico telefonino, preferissero lavorare in una sorta di capannone purché costasse poco». «Non puoi avere qualcosa di bello senza pagarlo» sottolinea Aaron Bersky, direttore della Biennale di Architettura, che aprirà i battenti a Venezia nel settembre prossimo. È americano, si è formato in Olanda, e ha scelto come titolo per la manifestazione lagunare «Out There: Architecture Beyond Building», l'architettura oltre le costruzioni: «È sbagliato limitarsi a considerare l'architettura come edifici, brutti o belli che siano», sostiene. «Perché gli edifici sono in realtà la prigione o la tomba dell'architettura. Quello che conta sono i rapporti che le persone hanno con i luoghi in cui vivono». Per questo bello e brutto sono concetti relativi: «C'erano orribili edifici fascisti, penso alle stazioni di Firenze o di Roma che pure avevano una grande forza, e invece belle costruzioni come quelle di Gregotti che sono terribilmente noiose».
II bello e il brutto dell'architettura
Il ministro Bondi ha parlato al congresso di Torino sull'architettura, toccando il tema delle città come organismi viventi. Mario Bellini, architetto del Louvre, sostiene che le città devono essere amate e che l'architettura deve dialogare con il contesto. An-drea Boschetti, giovane architetto, propone di dare un'identità ai quartieri degradati, come il Corviale, rendendoli verdi e ricchi di spazi pubblici. Luca Paschini, coordinatore nazionale dei giovani architetti italiani, sottolinea l'importanza dell'etica e della qualità ambientale nella progettazione.
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