«Bondi dimentica che in Italia ci sono nove milioni di edifici abusivi e che la maggior parte di questi edifici, pensi ad esempio a Torre del Greco, non può contare su un architetto né tantomeno su un progetto»: Massimiliano Fuksas, a Torino per un'affollata lectio magistralis, appare sostanzialmente critico nei confronti del ministro per i Beni culturali che ieri aveva messo sotto accusa quei progettisti «politicizzati» che, ad esempio, hanno ammorbato i dintorni delle ville palladiane. Secondo Fuksas «si colpevolizza il soggetto più debole», l'architetto appunto. E chiarisce: «La città è frutto della collettività, la colpa non può essere mai di uno solo». Il nemico che accomuna Bondi e gli architetti sembra così essere il funesto tandem «politica-architettura senza qualità». Ma le vantazioni e le vie d'uscita si dividono: «C'è stato un periodo, negli anni 70-80 dice Leopoldo Freyrie, relatore generale del XXHI Congresso mondiale in corso fino a domani a Torino in cui si faceva politica attraverso progetti davvero ideologizzati, quasi di propaganda, con effetti spesso funesti». Qualche esempio: certi piani regolatori che le giunte Pci hanno prodotto in Emilia-Romagna o il comune di Opera a sud di Milano. Sulla stessa linea di Freyrie, il presidente del Consiglio nazionale degli architetti Raffaele Sirica che, a proposito dei concorsi (altro punto folte della proposta di legge che Bondi presenterà in un prossimo consiglio dei ministri) precisa: «II problema è che in Italia se ne fanno solo 10 all'anno, all'estero più di 1.000». Italo Rota, progettista del nuovo Arengario di Milano, assolve gli architetti: «Bondi non si ricorda forse di quello che era l'Italia nel dopoguerra: l'errore principale è stato compiuto a livello politico, da chi non ha saputo scegliere e prendere le difese del territorio». Benedetto Camerana, autore del terzo grattacielo di Torino, è vicino alle posizioni di Bondi: «Finalmente ci si riprova con la qualità, l'importante è che stavolta gli effetti ricadano sulle giovani generazioni». Conclude Francesco Dal Co, direttore di Casabella: «Non è la politica a rovinare l'architettura, basti pensare al Piano Fanfara o all'Ina Casa».
Città brutte? Colpa dei politici. Lite tra architetti
Il ministro per i Beni culturali, Massimiliano Fuksas, ha criticato il ministro per i Beni culturali, che ha accusato alcuni progettisti politizzati. Fuksas sostiene che la colpa non può essere attribuita a uno solo, ma piuttosto alla politica e all'architettura di qualità. Il presidente del Consiglio nazionale degli architetti, Raffaele Sirica, afferma che il problema è che in Italia si fanno solo 10 concorsi all'anno, mentre all'estero ne vengono fatti più di 1.000. L'architetto Italo Rota assolve gli architetti, affermando che l'errore principale è stato compiuto a livello politico.
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