Italia Nostra denuncia le anomalie del paesaggio urbano e solleva forti dubbi sulla legittimità di alcune recenti speculazioni immobiliari Parlare di centri storici in maniera generica e generalizzata, disancorandoli dalle singole realtà geografiche e storico-sociali ed economiche che ne hanno determinato la forma, lascia spazio a teorie abbastanza vaghe, a contenitori ambigui di affermazioni apodittiche talvolta contraddittorie. Parlare di tutela di centri storici, da sempre, significa contrapposizione tra chi ne vuol salvare a tutti costi l'integrità e chi li vuole addomesticare con disinvoltura, alla contemporaneità, in nome della modernità e ahimè delle tecnologie sostenibili. Quando il "contemporaneo" esige, il passato trema. Dietro la sostenibilità della cementificazione creativa, esiste il pericolo della lacerazione dell'unità di un tessuto urbano sedimentato e armonizzato attraverso la paziente lentezza dei secoli. L'inserimento di una costruzione contemporanea, espressione delle tecnologie edificatorie più avanzate, nella musicale cromia delle pietre antiche di un centro storico, fa davvero tremare chi cerca di attuare un' azione di tutela. Davvero tutto cambia, "panta rei " dicevano i Greci, ma la città storica può permanere nel mutamento, purchè esso non sia attuato da chi, spinto da una ammirazione acritica per le grandi firme delle star dell'architettura internazionale, assunte come avallo della bontà di un intervento, prova ulteriore della qualità alta attribuita ad un centro storico, con un atteggiamento che sa piuttosto di provincialismo mascherato. Il mutamento deve essere una evoluzione, specchio delle esigenze di una collettività che si riconosce nelle proprie radici culturali e che sia pure inconsapevolmente, ricerca una qualità della vita, un habitat più consono alle esigenze del vivere moderno. Le armonie delle città storiche italiane nascono da una concezione urbanistica raccolta entro la cerchia muraria medievale o nel pensiero rinascimentale, dal valore prospettico di una sequenza continua di nobili edifici quasi sempre a cornice di un sistema viario legato al reticolato romano. Le emergenze architettoniche esprimevano contrapposizioni di poteri: Chiesa - Comune o Signoria, l'imponenza e la progettualità dei palazzi, la manifestazione del prestigio economico e politico della classe dominante, questa è la nostra storia, la nostra identità, ben diversa dal resto d'Europa.. Oggi non è più così, il grattacielo è espressione sia di aggressività e potenza che di tensione verso l'alto, ma quando è irreparabilmente deturpante come la vicentina Torre Everest, con gli ultimi piani abusivi, poi condonati, resta solo brutta e basta. Nella architettura del nostro tempo, ogni nuovo edificio risponde a principi ideativi individuali estremamente diversificati come la creatività che li supporta, frutto spesso di sottocultura del costruire, stimolata com'è, più dai vantaggi della speculazione immobiliare che da una concezione estetica innervata da correlazioni storiche e sociali. "Paura del contemporaneo?" angoscia diremmo, se a Vicenza guardiamo quanto i moderni architetti hanno finora costruito: periferie squallide e asociali, condomini - falansterio dove non c'è posto per i bambini, zona industriale priva di una progettualità del territorio, priva di servizi, di verde pubblico, di luoghi in cui trascorrere le soste lavorative ( magari con campi da tennis, piscine, palestre, ristorantini). E' nelle periferie che la nuova architettura può dare testimonianze di grande respiro. Dov'è la cultura urbanistica dei nostri architetti, di quelli che costruiscono e cementificano qui a Vicenza, non dei teorici o delle star dell'architettura da cui umilmente avremmo tante cose da imparare. Creatività dove? , nel nuovo palazzo del Tribunale, ecomostro che inutilmente avevamo preannunciato come volume di terribile impatto visuale. Forse il nuovo Teatro? e ringraziamo iddio che abbiamo finalmente il tanto atteso teatro, ma in fatto di novità progettuale, di riqualificazione del centro storico immediatamente al di fuori delle Mura Scaligere, non mi pare che sia stato la dimostrazione di un grande impegno creativo, una struttura invece, che ha cercato la mimesi cromatica e non l'audacia e l'originalità della dissonanza o delle tecnologie d'avanguardia! "Creatività del contemporaneo", nella recente costruzione di contrà degli Stalli? L'elenco potrebbe continuare, magari andando indietro ad un recente passato, al palazzaccio delle AIM, o allo sventramento del tessuto medievale per costruire il littoriano, fuori scala, palazzo delle Poste. L'unica testimonianza significativa per nitore di volumi, proporzioni, funzionalità, rapporti ambientali che di quel periodo ci è rimasta, è il cosiddetto palazzo della ex. GIL, ora sede universitaria. L'elenco delle brutture contemporanee a Vicenza potrebbe continuare, ma allora slitteremmo anche nell'elenco degli abusi allegramente perpetrati e altrettanto allegramente condonati, quasi sempre aumento di volumi in edifici del centro storico fatti passare come locali di servizio, e poi inopinatamente divenuti mansarde di prestigio con il plus valore della magnifica vista sui tetti del centro storico, in barba alle prescrizioni del PRG ancora vigente. Ci si lamenta di una urbanistica dalle ali tarpate da una normativa insopportabilmente limitata dai lacci e laccioli di vincoli di tutti i tipi. Se non ci fossero stati crediamo che il risultato sarebbe ancora peggiore. Il turismo d'élite dovrebbe scegliere Vicenza per la contemporaneità? Chi vorrà venire a Vicenza dovrà continuare a trovare un gioiello urbanistico, dove armonicamente convivono itinerari romani, paleocristiani, longobardi, romanici, gotici, prerinascimentali, e perché no ? anche "palladiani", classicisti, barocchi, rococò e via via fino al Liberty, cultura insomma, con tutta la ricchezza della storia che ne ha accompagnato lo sviluppo, il mutamento appunto. Per la contemporaneità qualificante ci sono le grandi capitali europee, o città come Rotterdam rinata dai terribili bombardamenti che l'hanno annientata, con una urbanistica d'avanguardia ispirata ad un funzionalismo architettonico razionalista, il che non prova che la spazialità di largo respiro di queste città europee, possa essere adattata ai centri storici delle medievali piccole città italiane e in particolare venete, magari con un intervento di chirurgia estetica che sa di ringiovanimento artefatto che invano vuol cancellare i segni del tempo. Centro storico musealizzato, ingessato in una visione retrò? Non sono le tutele monumentali a fare del centro antico di Vicenza un contenitore sempre più vuoto, ma la politica commerciale che rispettosa dei dettami della legge Marcora, ha progressivamente eliminato la diversificazione merceologica, e questo non è accaduto a Padova, a Verona, a Treviso, città pur tutelate. E' stata la pressione immobiliare che ha acquisito tutti gli edifici di un anonimo ma pur suggestivo tessuto minore, eliminando dalle antiche "contrà" i ben più vitali, socialmente parlando, ceti medi e popolari, la piccola distribuzione a favore delle concentrazioni commerciali, sostituendoli con Banche, uffici, sedi di rappresentanza e appartamenti di lusso annidati manco a dirlo, nei più bei palazzi monumentali. Oggi il centro storico di Vicenza non è più centro, è un baricentro, per forza di cose destinato alla cultura, svuotato sempre più di funzioni, che con forza centrifuga sono proiettate verso le periferie della metropoli diffusa. E allora se ne difendiamo l'integrità e l'unitarietà paesaggistica, ci potrà essere almeno la speranza di un rilancio di tipo turistico con una ricaduta economica di tutta evidenza se gestita in maniera intelligente e promozionale. E che associazioni di volontariato culturale, come Italia Nostra siano accusate di essere la causa prima del non sviluppo della contemporaneità a Vicenza, è comoda accusa per far dimenticare che nell'ultimo decennio l'azione da essa attuata in difesa del paesaggio urbano, è nata non da ragioni di tipo estetico, mai oggetto di pubblica critica, anche se il materiale certamente non sarebbe mancato, ma da attenzione ai volumi fuori scala, da opinabili e disinvolte interpretazioni del PRG ancora vigente, da ragioni di legittimità del diritto a costruire come nel recente caso dell'ex Q8 o nella violazione del vincolo paesaggistico per il deplorevole scempio del parco di Villa Madonna a Monte Berico, ultimi esempi di una triste casistica. A Vicenza vorremmo conservare, ossia operare senza violare. Italia Nostra, per statuto e impostazione culturale, è favorevole alla conservazione del patrimonio storico e artistico e rappresenta quel sentire diffuso nella cittadinanza più aperta a queste problematiche o più sensibile, di rispetto per i centri storici, per i monumenti e per la loro conservazione così come sono giunti a noi dal passato e come abbiamo il dovere di trasmettere alle future generazioni. Molte le teorie succedutesi nel tempo, sui metodi del restauro, oggi insieme a molti studiosi, siamo propensi ad un restauro filologico, con la riproposizione di ciò che la storia ci ha sottratto. A conferma di ciò, con soddisfazione accogliamo il restauro ancora in corso della Basilica, orientato verso una conservazione intesa come recupero dell'originale, con l'eliminazione dei cordoli di cemento e di superfetazioni non coerenti con il progetto palladiano. Tuttavia, e questo è un elemento di modernità che noi sosteniamo, la Basilica verrà dotata di tutti i servizi necessari a renderla fruibile, senza alterarne la percezione, cioè con soluzioni che possono costituire un esempio importante di tecnica e visione contemporanea del restauro della città. Punti irrinunciabili per il restauro del nostro centro storico devono pertanto essere interventi del tutto diretti alla conservazione, al miglioramento della sicurezza anche statica, all'adeguamento degli impianti senza ledere in alcun modo all'immagine monumentale che la storia ci ha tramandato. L'inserimento di tracce di contemporaneità deve essere limitato al minimo indispensabile, finalizzato non solo alla funzionalità dell'edificio stesso, ma in sinergia con la fruibilità del centro storico. E' predominante invece l'esaltazione di grandi progetti e imponenti volumi che andranno a deturpare aree del pianeta, a noi assai lontane, e ancora intonse. Ma a noi di Italia Nostra non interessa che modelli di sviluppo, oggi in voga a Dubai o a Shangai, vengano a deturpare le nostre millenarie città. Il restauro passa anche per l'eliminazione o la limitazione delle auto, il miglioramento intelligente della mobilità urbana, in modo da garantire la vivibilità senza inquinamento del centro storico, che è di per sé un sistema abitativo ecocompatibile, perché frutto della sapienza costruttiva dei nostri padri. Creare alternative soluzioni di compatibilità propria del paesaggio urbano antico, questa è la sfida che i moderni architetti dovrebbero saper cogliere anche per Vicenza. Giovanna Dalla Pozza Peruffo Presidente di Italia Nostra
Il Giornale di Vicenza
30 Giugno 2008
ARCHITETTURA MODERNA. Le brutture in centro storico
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Bene culturale
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