Massimo L.V. Olivieri, vicepresidente della Fondazione Giambattista Vico e componente della Commissione per il paesaggio di Fare Ambiente, è colui che tra i maggiori architetti italiani porta innanzi l'idea che "la differenza elude tutti gli aspetti di marketing dell'architettura per recuperare un sano buon senso di cantiere interdipendente alle specificità del territorio". In quest'ottica ha realizzato alcune delle sue più apprezzate opere: il restauro di Palazzo Vargas a Vatolla, il recupero del Complesso Monumentale di Sant'Antonio con l'allestimento del Museo del Grand Tour a Capaccio-Paestum e la piazzetta di San Gregorio Armeno a Napoli. Lei ha avuto un ruolo importante nella nascita del Movimento sin dalla scelta del nome, perché legare l'Ambiente al Fare? In un Italia in cui la vera tragedia è la mancanza di progettualità gestionale, il "Fare" vuole rappresentare un'operatività capace di incidere. Questo significa entrare nella complessità e risconoscere il valore del piccolo problema quanto del grande: il "Fare" deve esplicarsi in un impegno civico al quotidiano. Fareambiente è un contributo forte per individuare la via per la costruzione di un orgoglio alla contemporaneità in un Paese che deve superare la logica dell'emergenza e uscire dalla solitudine. Può dirci anche come nasce il simbolo del Movimento e qual è il suo significato? Il mare è un paesaggio imprendibile ed incontenibile, ed attraverso il necessario costante uso del timone ci obbliga al controllo continuo. Mare e timone diventano metafora della regola che consente di mantenere l'orientamento, avendo ben presente meta e direzione. Verso quale direzione auspica ci si incammini in tema di paesaggio e gestione del territorio? Mi piace pensare che è solo la qualità architettonica del progetto a istituire la norma: chiaramente questo impone una consapevolezza al paesaggio sia individuale che collettiva, noi siamo parte di una scena. I nostri paesaggi sono scene di solitudine, recinti di una campagna urbanizzata che cresce nel disordine e in cui amaramente vince un diritto che passa come favore interpersonale. In tal senso, trovo straordinaria la capacità di costruire una "necessarietà culturale" nella concretizzazione dell'idea di una educazione all'ambiente che ci circonda come materia di studio istituzionale. Questo costruisce un capitale etico su cui investire dalla prima infanzia a tutte le scuole dell'obbligo: un termine evidentemente alto di contributo al quotidiano. Un impegno per l'ambiente tutt'altro che fine a se stesso? Dal latino ambitus, ambiente è tutto ciò che ci circonda. La sostenibilità non può individuarsi unicamente nel razionale utilizzo delle risorse energetiche: non si deve prescindere dall'immaterialità e dalla tutela dei beni culturali e paesaggistici, è invece urgente imparare a leggerne la funzione sociale, al di là di ogni deriva fondamentalista. Sostenibilità è proporzione e misura del valore da porre alle cose: mi auguro un futuro in cui la sostenibilità sia come la democrazia. Quale futuro vede per Fareambiente? D'obbligo per un Movimento ecologista di caratura europea è porsi in maniera propositiva. Sono sicuro che quanto prima potremo suggerire, magari in forma di decalogo, una serie di punti nei quali riconoscersi e da seguire per fornire ognuno il proprio personale contributo quale impegno civico a migliorare la quotidianità. Inoltre, Fare Ambiente deve avere l'ambizione ad una interlocuzione trasversale quale elemento di fluido confronto che consenta di superare ogni possibile rigidità culturale.
Fare Ambiente, l'impegno civico per migliorare la quotidianità
Massimo L.V. Olivieri, vicepresidente della Fondazione Giambattista Vico, è un'architetta italiana che ha realizzato diverse opere di restauro e recupero di edifici storici. Ha anche avuto un ruolo importante nella nascita del Movimento Fare Ambiente, che vuole rappresentare un'operatività capace di incidere sulla gestione del territorio e sulla sostenibilità. Il Movimento è nato dalla scelta del nome "Fare" e vuole rappresentare un impegno civico al quotidiano. Olivieri auspica una direzione verso la qualità architettonica del progetto, che istituisca una norma per il paesaggio sia individuale che collettiva.
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