Quali i criteri per la progettazione e quali le destinazioni d'uso di un nascente museo d'arte contemporanea? Sulle linee guida riguardanti il «contenitore» e su un'ipotesi dei contenuti per struttura stabile da realizzarsi a Napoli abbiamo raccolto l'opinione di uno specialista, Arturo Fittipaldi, docente di Museologia e Museografia alla Federico II. «La funzione eminente di un museo dev'essere il servizio pubblico», dice Fittipaldi.« La fruizione deve essere la più allargata e "aiutata" possibile; con didascalie, pannelli grafici e sussidi informatici studiati, tenendo presente dell'analfabetismo medio rispetto al contemporaneo. Un museo deve soprattutto mostrare, in altre parole far capire». Quali devono essere i criteri gestionali e di programmazione? «La gestione deve garantire una dinamica tra conservazione e fruizione. Programmare un museo significa deciderne anzitutto l'aspetto giuridico in base al tipo di museo: civico, regionale, consortile o fondazione che sia. Quest'ultima soluzione mi sembra la più praticabile per Napoli: permetterebbe l'intervento dello stato, degli enti locali, delle fondazioni bancarie e di eventuali forze produttive che potrebbero concorrere alla realizzazione del patrimonio museale». Da chi andrebbe diretta, questa fondazione? «Due figure distinte. Uno specialista, per la politica culturale e l'attività espositiva; e un direttore manageriale, per la valorizzazione e sponsorizzazione. I direttori andrebbero nominati con concorso internazionale e non per chiamata diretta. Il metodo di accentramento del contemporaneo a Napoli - affidato nelle mani di due persone sole, seppur competenti - scavalca un quanto mai opportuno momento di confronto democratico, rischiando di penalizzare i settori che non corrispondono al gusto dei selezionatori». Quali forze coinvolgere? «Sarebbe utile attivare un comitato di delegati istituzionali competenti a rappresentare gli enti locali, le sovrintendenze. E coinvolgere anche l'Università e l'Accademia di Belle Arti, inspiegabilmente escluse dal dibattito. A questi spetterebbe stilare un'ipotesi museale. Una collezione di qualità deve fornire una visione di valore internazionale, e, dunque, euro-americana; ma deve anche contemplare la storia, più che significativa, del contemporaneo a Napoli. Credo poco agli acquisti. Un primo nucleo potrebbe essere "Terrae Motus", la preziosa eredità di Lucio Amelio; a seguire confiderei nelle donazioni di gallerie, fondazioni, privati e artisti». Quali progetti e ipotesi le sembrano praticabili tra quelle avanzati per strutture stabili destinate al contemporaneo, compresa l'ultimissima di Palazzo Donnaregina? «Dopo un restauro così lungo e costoso, Palazzo Roccella va destinato a "centro di documentazione". Insufficiente, se non accoppiato ad un museo, per il quale, sia per specificità linguistica, che per spazi l'ipotesi più valida è, a mio giudizio, quella del Mercato Ittico. Tutti i progetti presentati prevedono un riuso di edifici storici. Perché non edificare una struttura ex novo? «Con un patrimonio edilizio storico straordinario come quello italiano si preferisce riadattare conventi e palazzi in disuso, anche perché diversamente rischierebbero il disfacimento. In Italia manca il coraggio d'inserire il nuovo di qualità nelle città storiche.Il Castello di Rivoli e il museo della Centrale Elettrica Montemarini di Roma dimostrano, invece, la bontà e il fascino del contrasto tra edificio storico e contenuto contemporaneo».
Fittipaldi: più collegialità per il museo
Un esperto di museologia, Arturo Fittipaldi, ha espresso le sue opinioni su come progettare e destinare un museo d'arte contemporanea a Napoli. Secondo Fittipaldi, la funzione principale di un museo è il servizio pubblico e la fruizione deve essere la più ampia e "aiutata" possibile. I criteri gestionali e di programmazione devono garantire una dinamica tra conservazione e fruizione. La fondazione del museo dovrebbe essere diretta da due figure: uno specialista per la politica culturale e l'attività espositiva, e un direttore manageriale per la valorizzazione e sponsorizzazione. I direttori dovrebbero essere nominati con concorso internazionale.
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