Lo show al Cenacolo per una notte La luce illumina solo la tovaglia bianca, che pare perfino fluorescente. Poi si sposta sulle mani, solo le mani. E ancora, ecco i volti: il gioco di luci si sposta sui gruppi degli apostoli che sono insieme a gruppi di tre, e le loro espressioni sembrano in movimento. Un quadro che si muove. Ecco, si capisce che Pietro vuole parlare con Giovanni, forse del tradimento di Giuda. Il regista gallese Peter Greenaway tiene per mano una bambina, è Zoe, sua figlia, e sorride beato: finalmente, dopo mesi di polemiche roventi, di si fa non si fa, ecco lUltima Cena interpretata come fosse un film. Ed eccola, soprattutto, a casa sua, là dove Leonardo lha dipinta, nel povero refettorio del frati domenicani, i padroni di casa a Santa Maria delle Grazie. Ora un filo di luce segna solo i contorni e porta in primo piano le persone. Poi laffresco assume i toni freddi, una griglia lo divide in tanti riquadri. La luce diventa calda, pare che gli ultimi raggi del sole siano lì a illuminare la scena. Il pubblico sta in piedi per venti minuti, incollato con lo sguardo, la musica di Marco Robino, che ha dato vita alla Venaria Reale, che fa da sottofondo. Questa è una messa solenne, dice Vittorio Sgarbi, lex assessore alla cultura che lha voluta fortemente e che però adesso, qui, è solo gradito ospite. Leonardo, aggiunge, sarebbe soddisfatto del suo collega Greenaway. Ma, lo spettacolo che per Sgarbi, da ieri sindaco della siciliana Salemi, è una nuova consacrazione del Cenacolo, è per pochi intimi: dalle sei alle dieci di ieri sera dieci proiezioni per meno di trecento persone «vip e ospiti istituzionali», come spiega il presidente del Cosmit che lha prodotta, Rosario Messina, hanno potuto vedere la versione originale di quello che qualcuno chiama «evento», altri «installazione», altri ancora «opera darte». Una copia, un «clone», è a Palazzo Reale, aperto alle visite fino al 6 settembre. Ma allora, forse bisogna mettersi daccordo: perché sennò anche un Van Gogh o una sua riproduzione sono la stessa cosa. E allora è su questo, sulla possibilità che lopera originale di Greenaway sia visibile non per pochi e non per una sola eccezionale sera, che si riapre la polemica. Sgarbi attacca la Sovrintendenza regionale che a tutela del dipinto ha concesso questunica serata e chiede che «questa assurda limitazione» sia superata e che «più persone e negli anni a venire» possano vederla. E il ministro della cultura Sandro Bondi gli dà ragione: «Spero davvero che il privilegio che abbiamo avuto noi possa essere esteso». Magari una sola volta la settimana, magari a beneficio delle scolaresche. Perché «il segreto della cultura sta nel rapporto tra il nostro passato e il futuro e noi oggi, qui, abbiamo vinto una scommessa». Giuseppe Napoleone, direttore del Cenacolo, ringrazia Greenaway per aver allontanato i fantasmi evocati dal Codice da Vinci. Ma, sul futuro, gli esperti sono già divisi. Paolo Biscottini, direttore del Museo Diocesano, mette in guardia: «È affascinante, ma bisogna fare attenzione a far diventare altro le opere darte». E Philippe Daverio suggerisce più buon senso: «Le maglie troppo rigide creano disaffezione. Però quello dellaccessibilità a tutti è un bel problema e non si risolve con il quanti, ma con il chi».
MILANO - Greenaway illumina Leonardo. Bondi: il capolavoro merita più turisti
Lo spettacolo "Lo show al Cenacolo per una notte" di Peter Greenaway è stato tenuto al Cenacolo di Santa Maria delle Grazie a Milano. Il regista ha utilizzato la luce per creare un'atmosfera unica, con la tovaglia bianca e le mani dei personaggi. Il pubblico è stato in piedi per venti minuti, ascoltando la musica di Marco Robino. Vittorio Sgarbi, assessore alla cultura, ha definito l'evento una "nuova consacrazione" del Cenacolo, ma ha anche criticato la Sovrintendenza regionale per aver limitato la visibilità dell'opera.
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