«Ma l'eredità Zeri non è affatto allo sbando» Trovo davvero singolare che un giornalista dell'esperienza di Fabio Isman abbia deciso di esporre ai lettori de Il Messaggero di sabato 11 gennaio, il suo punto di vista sulle vicende della Fondazione Federico Zeri senza avere acquisito le informazioni alle fonti primarie e senza aver avvertito il bisogno di sentire, neppure telefonicamente, coloro che sono direttamente impegnati nell'impresa. Ne sono venuti fuori, insieme, un attacco del tutto ingiustificato nei confronti di una istituzione, stimata e riconosciuta come l'Università di Bologna, che molto sta investendo sulla Fondazione Zeri, e uno sbiadito pamphlet rivolto contro chi è già da tempo al lavoro per realizzare un programma di digitalizzazione della fototeca e di sistemazione della biblioteca approvato da un autorevole consiglio scientifico di cui fanno parte, tra gli altri, i professori Antonio Paolucci, Michel Laclotte, Pierre Rosenberg, David Freedberg. Appaiono del tutto ingiustificate e, soprattutto, non suffragate da alcun argomento, le allusioni a progetti speculativi ("fini commerciali") relativi alla Fototeca quando la nostra scelta prioritaria, più volte dichiarata e finanziata con investimenti molto impegnativi, è quella di digitalizzare l'intera collezione fotografica mettendola a disposizione della collettività scientifica, precludendo in tal modo ogni eventuale sfruttamento personale e privato. Ancora una volta: la Fototeca è stata portata nella sede dell'università di Bologna dal mio predecessore, prof. Fabio Roversi Monaco, una scelta che condivisi e che intendo mantenere ferma. Zeri non ha previsto nelle sue volontà di vincolare il suo patrimonio di studi a Mentana. Lo confermano non solo i lasciti all'Università di Bologna, ai Musei Vaticani, alla Fondazione Carrara di Bergamo, a l'Académie de France, ma anche la scelta di destinare tutti i restanti arredi, i mobili antichi, le argenterie, e soprattutto l'importante collezione di dipinti dal XV al XIX secolo (mai catalogata o fotografata in toto) al nipote dotit. Eugenio Malgeri e ad altri privati. La sostanza delle volontà di Zeri, ben nota a tutti quelli che l'hanno frequentato, era la creazione di un centro di studi specializzato in storia dell'arte di livello internazionale. Un'istituzione che in Italia ancora non esiste. L'Università di Bologna sta infatti lavorando alla costituzione di un grande centro di ricerca, che sia collocato in un luogo effettivamente accessibile e dotato di servizi per studiosi, funzionali di soprintendenza, dottori di ricerca, laureandi, e non solo riservato a pochi privilegiati o a modesti appuntamenti culturali. Quanto alla villa di Mentana, l'Università di Bologna intende difenderla e valorizzarla per farne la sede di un centro di formazione specialistica, secondo i programmi del progetto originale. Oggi la villa costa molto, ogni anno, all'Università di Bologna a cominciare dal progetto di messa a norma cui si sta lavorando. Non intendo con ciò rispondere in dettaglio alle insinuazioni e alle innumerevoli inesattezze contenute nell' articolo di Isman sul lavoro svolto relativamente alla conservazione e alla catalogazio-ne del fondo Zeri. Mi riservo di farlo nel corso di una conferenza stampa da tempo prevista per il 14 febbraio, dedicata alla presentazione ufficiale del progetto. Pier Ugo Calzolari, Rettore Alma Mater Studiorum Università di Bologna Risponde Fabio Isman: Mi spiace che il Rettore Calzolari si sia risentito: non l'avevo interpellato, solo perché ho ricostruito la vicenda sugli atti ufficiali. Così, il timore di «fini commerciali» non lo pavento io: ma l'ex Rettore Roversi Monaco; il quale - è vero - trasferì la fototeca Zeri a Bologna: ma solo in via provvisoria, e per motivi di sicurezza, onde "mettere a norma" i locali di Mentana. Zeri ha sempre voluto un Centro studi a Mentana: lo ha scritto a Longhi nel 1965; ne aveva fatto oggetto di una trattativa con l'Accademia di Francia (che cadde, perché mancavano le garanzie proprio sull'uso della villa); lo diceva a chi gli era amico. Anzi: forse proprio per questo, voleva vuotarle il luogo di ogni arredo prezioso: non doveva essere un museo, bensì un centro di studi, con la sua fototeca e la sua biblioteca. Tutto qui: senza alcun «attacco» all'Università di Bologna; e senza dubitare che essa nutra ambiziosi progetti per l'ex dimora dello studioso. Però, svuotata ormai delle sue foto, e, in futuro, anche di molti tra i suoi libri: il che, se può derivare da infiniti motivi (scomodità del luogo, costi di gestione), non finirà mai di dispiacere. Infine, nessuna «insinuazione» da parte mia; e delle «infinite inesattezze» di cui scrive, tutte peraltro comprese in atti ufficiali, il Rettore non ne corregge, né smentisce, alcuna.
Polemiche Il rettore dell'Università di Bologna replica a un articolo del "Messaggero"
Il Rettore dell'Università di Bologna, Pier Ugo Calzolari, risponde a un articolo di Fabio Isman, giornalista di Il Messaggero, che attacca la Fondazione Federico Zeri e l'Università di Bologna per il loro lavoro sulla fototeca e la biblioteca di Zeri. Calzolari afferma che la fototeca è stata trasferita a Bologna per motivi di sicurezza e che l'Università sta lavorando per creare un grande centro di ricerca specializzato in storia dell'arte. Inoltre, Calzolari sostiene che la villa di Mentana, dove si trovava la fototeca di Zeri, è stata destinata a un centro di formazione specialistica e che l'Università sta lavorando per valorizzarla.
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