Sono passati dieci anni dalla gara che aprì ai privati la gestione delle biglietterie e dei bookshop nei musei statali fiorentini, vinta da unassociazione temporanea di imprese guidata dalla casa editrice Giunti, che opera col marchio Firenze Musei. Da allora Patrizia Asproni, 48 anni, origine sarda e vita fiorentina, cerca con fatica di "iniettare" lo spirito dimpresa nel settore dei beni culturali, con lobiettivo di portare efficienza nella gestione dei flussi turistici. «Passi avanti sono stati fatti, ma lItalia resta indietro», ammonisce Asproni dalla guida di Confcultura, lassociazione aderente a Confindustria che riunisce le aziende (circa 6o) attive nella gestione dei "servizi aggiuntivi" dei musei. Finora su 450 gallerie statali italiane, poco più di cento hanno aperto ai privati. Firenze è rimasto un caso isolato in Toscana? Sì, a parte i servizi della Torre del Mangia di Siena, gestiti sempre dal raggruppamento di imprese guidato da Giunti. Ci sono stati tentativi a Pisa e Lucca, ma si sono persi per strada perché gli investimenti privati sono stati bloccati dai vincoli normativi. Cosa non va nelle regole? Non consentono progettualità e autonomia da parte del privato, che è visto come un semplice erogatore di servizi. Per questo il mercato si è subito bloccato: le imprese che gestiscono i servizi nei musei sono sempre le stesse, non ne nascono di nuove. Neppure nella Toscana ricca di beni culturali? Nella regione il problema è rappresentato dalla rendita di posizione, e da una scarsa regolamentazione dei flussi turistici che si concentrano in alcune aree e ne trascurano altre. Si tende a non pensare a un apporto del privato che in questarea avrebbe invece interesse a investire, a patto di avere unampia autonomia. Dove potrebbe esprimersi la progettualità privata? Ad esempio nel migliorare alcuni servizi al pubblico nei musei: modulare il costo del biglietto, che oggi è deciso dallo Stato, a seconda delle fasce orarie, per incentivare laffluenza nei periodi di "calma"; oppure introdurre biglietti-famiglia; o ancora promuovere la destagionalizzazione con biglietti ridotti nei periodi di bassa stagione o pacchetti che abbinano la visita al museo a un percorso turistico che offra cultura e risparmio. Oggi tutto questo non si può fare? Lunica cosa che si può fare è aumentare il prezzo del biglietto in occasione di mostre allestite allinterno del museo, e in questo Firenze è stata pioniera grazie ad Antonio Paolucci. Ma il sovrapprezzo deve essere sempre approvato da una commissione, che ora è, per fortuna, regionale e non più ministeriale. Laltra iniziativa che in questo periodo viene attuata in molti musei italiani è lapertura serale, che meriterebbe di essere ampliata se i privati potessero intervenire con più libertà. Come si può fare a stimolare i progetti privati? La finanza di progetto è unottima strada, così come la concessione di valorizzazione inaugurata proprio in Toscana dallAgenzia del Demanio. Ma per applicare il project financing ai beni culturali servono delle chiare linee guida ministeriali, che ancora non ci sono. Abbiamo aperto un tavolo di lavoro con lo staff del ministro Bondi per trovare insieme le soluzioni. Nel 2009 scadranno le concessioni dei musei statali di Napoli, Roma, Venezia, e anche di Firenze. Chiedete nuove gare? Il tavolo di lavoro dovrà fare in modo che il mercato si allarghi, che nuove imprese siano invogliate a investire, con progetti che diano impulso alloccupazione e allo sviluppo del territorio. Il "federalismo culturale" rivendicato dalla Regione Toscana potrebbe agevolare lapertura ai privati? Credo che lo Stato debba mantenere la tutela e la conservazione dei beni culturali. Ma è indispensabile che dialoghi con Regioni e enti locali per attuare piani territoriali con obiettivi comuni di valorizzazione del patrimonio culturale.